VIDEO – Operazione “Via del Mare”, sgominati due clan rivali. Controllavano lo spaccio tra Acilia, Ostia, Dragona e Dragoncello

Tra le accuse tentato omicidio, sequestro di persona, porto abusivo di armi da sparo, esplosione di colpi di arma da fuoco in luogo pubblico e lesioni personali aggravate.


14/05/2019 – Dalle prime ore di questa mattina è in corso un’ operazione di Polizia Giudiziaria sul litorale romano, nei territori di AciliaOstiaDragona e Dragoncello, volta a scardinare, attraverso l’arresto dei loro capi, due organizzazioni criminali, facenti capo alle famiglia “Sanguedolce” e “Costagliola”, che si stavano da tempo fronteggiando per l’egemonia territoriale, in particolare nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita a carico di: Gerardo Costagliola (nato a Napoli il 23.09.1962), Emanuele Costagliola (nato a Napoli il 01.06.1988), Emanuele Costagliola (nato a Napoli il 07.02.1989), Michael Mazzei (nato a Roma il 13.11.1990), Alessio Sanguedolce (nato a Roma il 01.08.1983) e Gianluca Tirocchi (nato a Roma il 29.04.1993). Destinatari di avviso di garanzia e contestuale decreto di perquisizione sono Daniele Sanguedolce (nato a Roma il 05.09.1996) e Valerio Antonacci (nato a Roma il 14.05.1973)

Tutti quanti risiedenti tra Acilia, Ostia, Dragona e Dragoncello. I fatti contestati a vario titolo vanno dalle lesioni personali, al sequestro di persona fino ad arrivare al tentato omicidio, e rappresentano il culmine di un conflitto, che andava avanti da tempo, tra due fazioni rivali nel controllo delle zone di spaccio di droga sul triangolo territoriale di Acilia, Ostia, Dragona e Dragoncello.

Nello specifico si sono verificati due violenti scontri nella giornata del 7 giugno 2018, quando, a seguito di una lite avvenuta la settimana precedente, che ha sempre come sfondo lo smercio dello stupefacente, i due gruppi sono arrivati ad affrontarsi.

La prima serie di violenti scontri, si esaurisce in rapida successione, pressappoco in un’ora, a partire dalle 20 del 7 giugno davanti al bar Grease a Dragoncello, di proprietà di Daniele Cossiga, romano dell’88, con precedenti di polizia specifici nel settore degli stupefacenti, peraltro arrestato dalla Squadra Mobile il 30 ottobre dello scorso anno, poiché trovato, dentro un magazzino tra Ostia e Dragona, in possesso di 600 kg. di hashish pronta per essere spacciata.

I fratelli Alessio e Daniele Sanguedolce, insieme a Valerio Antonacci, arrivano in auto davanti al bar e si scagliano contro Gianluca Tirocchi, intento a parlare con alcune persone. Daniele lo colpisce con diversi pugni al volto, facendolo cadere in terra; l’uomo si rialza e fugge verso il bar, rincorso da Alessio che gli spara con l’arma che è andato a prendere dentro l’autovettura, la pistola si inceppa, nonostante il tentativo di riarmarla, consentendo così a Gianluca di rifugiarsi all’interno del bar; a quel punto i due fratelli dopo aver discusso con la moglie di Daniele e un altro uomo presente, Attilio Petrucci, se ne vanno, mentre Valerio, che sebbene giunto con loro non partecipa materialmente agli eventi lesivi, rimane a discutere sul luogo del pestaggio.

Dopo le numerose telefonate fatte da Tirocchi arrivano in suo ausilio i Costagliola, Gerardo con il figlio Emanuele ed il nipote Emanuele, insieme a Michael Mazzei: tutti si dirigono verso l’entrata del bar per cercare i Sanguedolce, il figlio di Gerardo pistola alla mano e il padre con l’arma nascosta all’interno dei pantaloni, ma non trovandoli rimangono a discutere con i presenti tra cui sempre Attilio Petrucci e la moglie di Cossiga; Emanuele, con un forte gesto dimostrativo ed intimidatorio si porta al centro del piazzale ed esplode un colpo in aria, poi insieme agli altri e portando via Tirocchi, ripartono a bordo delle due auto con cui erano giunti.

All’incirca dieci minuti dopo, il sodalizio Costagliola, detto dei “napoletani”, ritorna davanti al bar, Emanuele sempre con la pistola in pugno; non avendo trovato i Sanguedolce o cercando di sapere dall’Antonacci – intento insieme al Petrucci a dare una mano per chiudere il bar – dove possano trovarsi, lo aggredisce prima verbalmente e poco dopo fisicamente; questi cerca di rifugiarsi all’interno di un ristorante-pizzeria adiacente al bar ma viene raggiunto dal gruppo che lo continua a picchiare pure all’interno del locale; poi lo trascinano fuori e lo sequestrano per qualche minuto all’interno di una delle loro autovetture, continuando il brutale pestaggio; infine lo fanno uscire e dopo averlo scaraventato a terra ed ulteriormente percosso anche con calci, se ne vanno.

Ma i fatti violenti non si concludono in quella giornata. Il 6 settembre 2018, Jordi La Maestra, amico di Daniele Sanguedolce , viene sequestrato dai Costagliola, al fine di farsi rivelare dove si trovi quest’ultimo; viene costretto, sotto la minaccia di una pistola, a condurre il gruppo nella nuova abitazione del Sanguedolce, trasferitosi a Fiumicino proprio per porsi al riparo da eventuali ritorsioni nei suoi confronti; non riuscendo a rintracciarlo, costringono il malcapitato a fare una telefonata trappola al Sanguedolce per dargli un appuntamento presso il complesso Cineland di Ostia dove questi si trovava per festeggiare il compleanno del figlio di suoi amici, i Fusinato, noti pregiudicati locali; arrivati sul posto, e i Costagliola, dopo aver bucato le gomme della macchina di Sanguedolce Daniele, qui parcheggiata, facevano ingresso all’interno del complesso dirigendosi verso l’uomo il quale, vedendoli, era fuggito nascondendosi nei bagni del cinema, sfuggendo agli aggressori armati solo grazie all’intervento della madre e della zia, che si erano frapposte tra lui e gli assalitori, avendo capito quello che stava per accadere. A quel punto i Costagliola se ne vanno.

Le riprese delle telecamere, le intercettazioni telefoniche degli indagati e quelle ambientali collocate presso il bar Grease, l’analisi del loro traffico telefonico, tutti gli accertamenti posteriormente effettuati, hanno permesso di ricostruire sinergicamente e dettagliatamente i fatti oggi contestati agli indagati.

Gli episodi, avvenuti in una piazza attorniata da diversi palazzi, quando ancora vi era luce solare, durati per quasi un’ora, con colpi di arma da fuoco esplosi, non sono stati oggetto di denuncia, ciò fa comprendere il clima di omertà imposto dal terrore che le due organizzazioni criminali autoctone incutevano, in conseguenza del livello di pericolosità e della autorevolezza che i loro componenti avevano raggiunto nell’ambiente in cui sfrontatamente ormai operavano.

All’accertamento dei fatti si è invece giunti attraverso una meticolosa attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile romana coordinata dalla locale Procura Distrettuale Antimafia, per mezzo delle immagini registrate dalle telecamere da tempo installate nelle piazze e dalle conversazioni ambientali captate.

Entrambe le fazioni criminali hanno voluto dimostrare in forma eclatante e scenografica la loro forza egemone sul territorio, utilizzando sulla via pubblica e senza alcuna esitazione le armi da sparo, sparando volutamente per uccidere ed esplodendo colpi in area, sequestrando una persona all’interno di un’autovettura, il tutto senza curarsi della presenza di persone, anche minori, che erano presenti nelle vicinanze.

Anche l’omertà dei soggetti coinvolti nei vari episodi raccontati, alcuni dei quali sentiti a verbale nelle varie fasi investigative posteriori, dimostra lo spessore criminale dei medesimi, che sono soliti non collaborare con le forze dell’ordine ritenendo di doversi occupare personalmente dei regolamenti di conti in sospeso.

Risulta evidente, pertanto, la pericolosità dei due gruppi criminali. Quello autoctono dei Sanguedolce, legati anche a vincoli di parentela col noto pregiudicato lidense Marco Esposito, detto Barboncino, il quale, dopo l’Operazione Eclissi, che ha portato a sgominare il clan Spada, insistente su Ostia, con l’esecuzione di 32 misure cautelari nel 2018, controllava più piazze di spaccio ad Ostia Lido nel vuoto creatosi per gli arresti effettuati, prima del suo recente arresto; e quello dei Costagliola, conosciuti come “i napoletani di Acilia”; il cui fratello del capo famiglia Gerardo, Carmine Costagliola, è stato vicino alla cosca di Raffaele Cutolo già in contrasto con la Nuova Famiglia di Carmine Alfieri.

A conferma della caratura criminale di tutti i soggetti indagati o in qualche modo partecipi agli eventi descritti, rilevano i loro precedenti penali ed i pregiudizi di  polizia, che vanno, a vario titolo, dal traffico internazionale e dallo spaccio di sostanze stupefacenti al sequestro di persona, dalle rapine alla ricettazione, dal porto abusivo di armi da sparo ai furti, dalle lesioni personali alle minacce, dalle risse al porto di oggetti atti ad offendere.

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