LA PSICOLOGA – Felicità, bisogni, desideri e sogni

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18/1/2018 – La felicità esiste non perché gli uomini ne possiedono il concetto ma perché talvolta ne sperimentano la condizione (Salvatore Natoli).
Per l’essere umano una volta vissuta l’esperienza della felicità, questa non muore completamente ma rimane nella memoria emotiva. Il dolore si incastra e costringe ad interrogarsi sulle ragioni del proprio soffrire, del proprio esistere. La felicità invece non porta a riflettere sul vivere, perché balena e sparisce, un po’ come le onde del mare che lambiscono delicatamente la riva e poi si ritraggono. L’uomo che soffre sa di soffrire. L’uomo che è felice non lo sa ma lo sente.
La felicità di noi che viviamo questo oggi è troppo spinta verso la rivendicazione individuale
di affermare se stessi, il proprio potere di controllo della libertà e delle opportunità. E così, quando non raggiungiamo la felicità così delineata e attesa, attribuiamo il fallimento ad eventi esterni; l’età, le condizioni di lavoro, la salute o anche l’amore diventano responsabili della nostra infelicità fondamentalmente perché sono fuori dal nostro esclusivo potere di controllo. Diventiamo così degli sconosciuti per noi stessi perché facciamo nostri modelli di felicità esterni a noi, che forse sono troppo distanti da quella che è la nostra personalità. Una buona conoscenza di sé da un lato può limitare la grandezza dei desideri, dall’altro però permette di fare nostri solo quelli veramente compatibili con ciò che noi siamo.
Forse non siamo più così tanto in grado di distinguere i bisogni, i desideri ed i sogni. Il bisogno esprime una necessità primaria dell’organismo, la cui mancata soddisfazione non consente di vivere adeguatamente. Tutti i bisogni discendono da due principi: “di conservazione della specie” e “di conservazione dell’individuo”. Il bisogno quindi è naturalmente insito nell’essere umano e non è sviluppato da un rapporto oggettuale tra il soggetto ed un oggetto esterno da sé. Il desiderio invece si. Fa riferimento ad un moto intenso dell’animo che spinge a realizzare o a possedere qualcosa(un oggetto, una relazione, un successo, ecc.). Non potremmo relazionarci con gli “oggetti” senza il desiderio di essi. Il desiderio è quindi un compromesso tra il soggetto, i suoi bisogni di base e l’ambiente. Il sogno è un insieme di pensieri, più o meno coerenti, su qualcosa spesso di difficile realizzazione. La fantasia è molto importante nella nostra vita e il sognare è un potente mezzo per ottenere felicità. Si tratta di una felicità parziale perché rimane dentro di noi e spesso non ha riscontro nella realtà, ma è pur sempre molto potente. Da bambini sognare serve a sviluppare la fantasia e la creatività, aiuta a crearsi uno spazio riparato dai pericoli del mondo che pian piano si va a scoprire. Da adolescenti fantasticare è funzionale alla sperimentazione di sé in ruoli differenti scegliendo poi quello giusto. Per l’adulto sognare è una valvola di sfogo, una sorta di consolazione agli eventi della nostra vita non sempre piacevoli e soddisfacenti.
Per fare un buon passaggio dal sogno al desiderio dobbiamo prendere il primo e “ritagliarlo” secondo le nostre specifiche capacità, possibilità, potenzialità, età, anche rispetto al tempo a disposizione e all’aiuto che potremmo avere da chi fa parte della nostra vita. Quindi spesso non abbiamo bisogno di ciò che pensiamo di desiderare e sogniamo qualcosa che non è legato al bisogno ma solo alle spinte ambientali a possedere dei beni concreti e poco emotivo-relazionali.
Dunque è importante fruire di ciò che è raggiungibile e non credere nella felicità solo di ciò che non lo è o che lo è solo per gli altri. Enrico ha 50 anni, sin da adolescente sapeva che avrebbe fatto qualcosa di speciale. O meglio tutti gli dicevano che con la sua intelligenza avrebbe avuto la strada spianata. Ovviamente si laurea, il master lo vede eccellere, il lavoro arriva subito. Conosce Flavia, la figlia del suo dirigente, che si innamora di lui e lentamente lo convince a stare insieme. Si fidanzano, si sposano, arrivano due splendidi e bellissimi bambini. Flavia lo ama tantissimo. Lui per tanti anni non si sofferma proprio mai a chiedersi se la sua vita sia vicina a ciò che più desiderava da piccolo. Non si sofferma a ricordare quel dodicenne che sognava di viaggiare e di suonare la sua chitarra elettrica per le strade d’America ed essere scoperto da qualche grande musicista; di quanti amici avesse quel ragazzino pieno di entusiasmo che coinvolgeva tutta la classe a giocare volando con la fantasia. Era amico di un futuro scienziato, di uno scrittore famosissimo, di due calciatori impareggiabile, ovviamente di un astronauta e dell’unico scopritore di nuove galassie in cui incontrare invincibili cacciatori di stelle. C’erano anche le ragazzine nella sua vita, due grandi cotte prima per Giusy e poi per Elena. Enrico a 48 anni si trova immerso in una vita per molti perfetta. Una strana sensazione però gli inizia a vibrare dentro. Non si è mai allenato a capirci qualcosa di sentimenti, emozioni, sensazioni sue ma anche degli altri attorno a lui. Per anni ha dato per scontato che Flavia non potesse che amarlo. Ma lui cosa ha provato ed è in grado di provare? Sa amare? Quella vocina dentro inizia a prendere il sopravvento al punto da disorientare Enrico in tutte le sfere della sua vita. Il lavoro diventa inutile. E ’insensato dedicare tante ore per fare e sentire sempre le stesse cose. Si accorge che il ménage familiare va avanti anche senza di lui. Amici? Quelli di Flavia e i genitori dei bambini che però conosce molto poco. All’improvviso diventa impellente il desiderio di scappare ma sente che non è possibile lasciare tutto solo perché non sopporta più nulla di ciò che ha. Si sente inutile, non particolarmente determinante e incisivo. Ma non era lui che avrebbe dovuto fare qualcosa di speciale? Ma speciale per chi? I genitori sono morti esprimendo soddisfazione per quello che il figlio stava facendo. Ma lui desiderava altro. Era altro. Da ragazzino aveva un tale entusiasmo che contagiava tutti. Ora invece la sua vita è senza… felicità. Tutti felici di ciò che lui fa ma nessuno consapevole di ciò che è, nemmeno lui. Arriva in terapia chiedendosi se a cinquanta anni possa ritrovare la felicità di sognare così come faceva quando era un ragazzino.

Dottoressa Stefania Martina – psicologa, psicoterapeuta


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