Ostia, morto Enrico Spada. Vietati i funerali pubblici

22/7/2016 – Una morte che di fatto riapre la lotta per il controllo del territorio di Ostia. È morto infatti in carcere la notte scorsa Enrico Spada, detto “Pelè” boss dell’omonimo clan di Ostia nuova. Malato da tempo, era sieropositivo, usava il virus dell’hiv come un’arma per piegare le sue vittime ai suoi voleri. Il nome di Spada ha iniziato ad affermarsi tra gli anni ’80 e ’90 quando l’area di piazza Gasparri era una vera e propria terra di nessuno e dove episodi di criminalità si ripetevano con frequenza pressoché giornaliera. Tante le aree di interesse di Pelè secondo nella linea di potere solo a Carmine Spada, “Romoletto” come è conosciuto ai più, a partire dalle case popolari di cui gestiva con pugno di ferro le assegnazioni, in una sorta di struttura parallela a quella ufficiale del Comune di Roma. Gli Spada dettavano legge su chi doveva arrivare e chi doveva andarsene. E chi sono si voleva piegare veniva minacciato proprio dal boss. L’arma usata era quella di quel sangue tossico che gli scorreva nelle vene e che lo ha portato alla morte. Proprio il racket delle case popolari lo aveva portato dietro le sbarre al termine dell’Operazione Sub Urbe dello scorso aprile. Con lui in manette altre 9 persone legate alla famiglia di origini rom. Ma non solo droga e rapine erano una fetta importante della sua attività. Una vita tutta incentrata sul rispetto che aveva portato la famiglia Spada ad assumere un ruolo di primo piano nella gestione della vita pubblica rappresentando un’entità che spesso si sostituiva allo Stato. Rapine, estorsioni, pizzo e omicidi nel palmaresse di Pelè.  Come quello che nel 22 ottobre del 2015 vede Massimo Cardoni, uno dei Baficchio, gambizzato in via Baffigo. L’ordine sarebbe arrivato proprio da Spada che a bordo della sua sedia elettrica girava tra via Forni e via Guido Vincon per ricordare a tutti che lì a comandare era sempre lui. Ed ora, in attesa dei funerali che si svolgeranno in forma strettamente privata come disposto dal provvedimento del del Questore D’Angelo che ha vietato lo svolgimento della cerimonia funebre “fuori dai luoghi destinati al culto o con modalità clamorose”, prescrivendo ai familiari lo svolgimento del rito in “forma strettamente privata ed esclusivamente all’interno dei locali della chiesa”, la paura è che per Ostia possa iniziare una nuova scia di sangue per la salita al potere di una nuova figura.

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