Sgombero pineta, Caritas: “Una decisione incomprensibile”. Marsella: “Nessun identificato”

14/1/2016 – Proseguono le polemiche dopo lo sgombero di ieri della baraccopoli all’interno della pineta dell’Acqua Rossa. Un blitz seguito dopo qualche ora da un nuovo intervento delle forze dell’ordine nella struttura abbandonata dell’Ex Gil che gli stranieri allontanati dall’accampamento avevano occupato abusivamente per poi allontanarsi spontaneamente nel pomeriggio dopo l’intervento di carabinieri e polizia trovando quindi rifugio alla Caritas. A commentare l’operazione è stato proprio il responsabile della Caritas, Don Franco De Donno che ha fermamente condannato lo sgombero definendolo “incomprensibile”. “La Caritas – spiega Don Franco – sta accompagnando da diversi anni i senza dimora e i rom con progetti alternativi di inclusione lavorativa e di autocostruzione. Tuttavia gli organi amministrativi, nel loro modo miope di far politica, per ben cinque volte in tre anni non trovano soluzione migliore che abbattere, radendo al suolo, con le povere abitazioni-rifugio temporanee, anche la dignità delle persone. Ogni sgombero – conclude il responsabile della Caritas – costa alle casse del Comune dai 30.000 ai 50.000 euro con il risultato di indurre le persone a compiere altre azioni illegali, sempre per povertà e per difesa della propria incolumità fisica”.

Critico anche Luca Marsella, responsabile di Casapound Litorale romano. “È assurdo che durante lo sgombero gli stranieri ed i rom non siano stati neanche identificati. È inevitabile che, lasciati andare senza alcun controllo, li ritroveremo ben presto in un’altra area verde di Ostia. Nessuno degli stranieri inoltre risulta denunciato per reati ambientali o per il furto della corrente pubblica. Ricordo – sottolinea Marsella – che sono stato denunciato insieme ad altri militanti di CasaPound soltanto per aver difeso in maniera pacifica una donna italiana da uno sfratto. In questo municipio si continuano ad usare due pesi e due misure e purtroppo anche lo sgombero probabilmente sarà soltanto un’operazione di facciata dei commissari prefettizi a cui chiediamo di chiarire come siano andati i fatti e perché non risultano persone identificate”.

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