Nello a terra ormai morto. Di fronte Stefano N. resp. Comunità Sant’Egidio di Ostia, accorso poco dopo il tragico evento

Era Nello. – racconta Stefano N., tra i responsabili della Comunità di Sant’Egidio di Ostia Ionel, questo il suo vero nome, padre di 2 figli in Romania, la moglie ancora in Italia. Era lui l’uomo investito violentemente a Ostia da un auto pirata. “Un invisibile, un senzatetto, per la maggior parte della gente di qui” – spiega Marco che dopo anni passati sulla strada, ora è perfettamente integrato grazie a un sacerdote, che ora è parroco e prefetto diocesano, che gli ha fatto da amico e da padre e oltre al volontario parrocchiale è in servizio nell’associazione carabinieri – era uno di quelli su cui non soffermare lo sguardo; ma per noi no, era uno di famiglia, della nostra grande famiglia in cui, tra di noi, ci conosciamo e ci aiutiamo.”

L’impersonalità di una persona morta improvvisamente e solo categorizzata come ‘senza tetto’ ci fa di nuovo pensare. Non dimenticare i loro nomi e le loro storie e farli diventare visibili. Primo passo per l’integrazione è la conoscenza. E la coscienza.

E ancora, dopo almeno 10 anni, un appello all’istituzione di un ufficio della pace e del dialogo che raccorderebbe culture e religioni e meglio servirebbe per essere punto id riferimento per tanta gente a cui è rimasto almeno Dio.

Nello scappava dalla ‘violenza della strada’, dalle ingiurie dei benpensanti, dalle offese di alcuni ‘pischelli’ e, come tanti sfortunati di Ostia che la vita ha messo ai margini, si nascondeva per diventare invisibile nei parchetti ai bordi della vita civile.

Chi avrebbe mai pensato che la violenza della strada, una macchina lanciata a folle corsa senza un senso, lo raggiungesse proprio in uno dei pochi momenti in cui Nello si rendeva visibile. Forse Nello stava per recarsi a mensa, su Lungomare Paolo Toscanelli per ricevere il pasto caldo, pare di capire dal suo amico indiano che confonde una frase detta a noi con altre dette nel soliloquio o chissà magari allo stesso Nello di ora. Forse landava da qualche volontario della Comunità di Sant’Egidio che lo assiste nel servizio di unità di strada. Sta di fatto che la morte l’ha preso lì di sfuggita, anonima.

La morte voleva il delitto perfetto: lei anonima, lui anonimo. Ma non glielo consentiremo: è stato dato un nome a lei e oggi diamo un nome a lui.

Si, perché non vogliamo che rimanga anonimo; ora deve avere un nome Nello e ci deve finalmente parlare e aiutare ad aiutare e a capire.

Capire che Nello era un uomo vero e visibile, capire che Ostia è una città vera e visibile. Ambedue non sono cose da trattare per far soldi quando serve in un perverso gioco tra attori e spettatori che vivono nella finzione. Dei cittadini, specie i fragili, bisogna prendersene cura. Soprattutto in questo periodo di emergenza i senzatetto possono anche essere additati dello stigma degli untori ed emarginati con violenza, spinti ancora più all’interno delle zone d’ombra. Solo qualche giorno fa un altro senzatetto, molto anziano, si era messo in fuga per la città, ma per fortuna l’ottima rete sociale ostiense l’aveva presto ritrovato e nuovamente collocato in sicurezza.

Si, perché Ostia non è quella che vogliono far spesso credere. Non è il set del waterfront romano, lo specchio delle brame imprenditoriali di qualcuno, il palcoscenico di attori e spettatori: quando serve lo splendido mare di Roma e quando serve la periferia camorrista. Ostia non deve essere usata, ma curata.

Ostia è una città che vuole vivere, come Nello, uscire dall’invisibilità di comodo per alcuni o la iper visibilità di comodo ad altri E una grande città inizia dalla cura più deboli. Ostia non è parte della Capitale è forse una capitale della solidarietà. Con pochi mezzi ha organizzato una rete di solidarietà civile e istituzionale. Accanto alla storica comunità di sant’Egidio (che ogni sabato mattina nel parcheggio interno in Via Cozza distribuisce alimenti), c’è una dinamica Consulta Municipale del Volontariato e una vivace Commissione alle pari opportunità che oltre ad un mercato sociale, all’ Appagliatore di Ostia, coordina associazioni, protezione civile, parrocchie nei Banchi Alimentari, le spese sociali. E Ostia ha una rete di parrocchie, la Prefettura di Ostia della Diocesi di Roma, che si riunisce nella Commissione Carità e Volontariato e che da vita alla Caritas, che da sede in San Nicola di Bari (dove sono state messe su docce e servizi igienici per i poveri) attiva tutte le caritas delle parrocchie lidensi.

Nell’attesa di conoscere quando sarà l’ultimo saluto a Nello vorremmo che non solo i suoi amici della grande famiglia della strada lo accompagnassero ma l’intera città e le istituzioni, perché Ostia possa dare ancora dare un insegnamento alla società vera e non l’applauso consolatorio catartico ma finto di un set cinematografico freddo e di cartone.

 

Sdt – la ciurma

 

 

 

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