Lo sguardo della Chiesa di Roma è rivolto con grande attenzione verso Ostia. Risponde così al bisogno dei credenti, dei cittadini in genere di far sentire la sua vicinanza culturale e la presenza di Gesù in anni davvero difficili dove una certa inadeguatezza politica e istituzionale, il distacco e una mal rappresentanza della classe dirigente, la sudditanza di chi non poteva che applicare le scelte dei vertici lontani e inconsapevoli della realtà locale, l’incerta efficacia dei coraggiosi che tentavano di districarsi in un dedalo di competenze, tutto questo ha permesso il proliferare di un sistema addirittura criminale, di ‘una società del male’, nella solitudine di quella gente che cerca, forse per disperazione, anzitutto punti di riferimento vicini, nelle piazze, sulle strade, tra i quartieri e nella povertà sociale di chi ha bisogno di protezione e spesso di che vivere. Oggi, ben consapevoli che la nuova risposta politico istituzionale non può essere la militarizzazione dei quartieri, la nuova amministrazione deve aver presente che un nuovo corso politico e un nuovo ordine locale va dato anche attraverso una solida e matura azione culturale. Tuttavia viene da chiedersi se, in qualche modo, la storia di Ostia in questi anni sia in effetti non un fatto isolato e per certi versi sperduto e periferico, ma quasi una metafora della società e del mondo.

Negli anni più oscuri l’isolamento delle Chiese e delle Parrocchie Locali, al punto da sembrare a volte realtà autoreferenziali,  distanti tra di loro- forse perché ciascuna avente il volto rivolto verso il “cupolone” per specifiche esigenze – o al limite collegate in percorsi pilotati quasi impermeabili al vissuto cittadino, hanno fatto percepire – in tempi in cui finalmente il cristianesimo cattolico si riaffaccia ad un Vangelo “pratico” e coerente dell’hodie et quotidie di carisma Bergogliano e alla “periferia” come centro fisico ed esistenziale delle esperienze umane  – la grande e in qualche forma imbarazzante responsabilità di una Chiesa centralizzata che da Ostia semmai ha attinto “risorse umane e professionali” per le “proprie stanze dei bottoni”, lasciandola in qualche modo sguarnita.

Il colpo di grazia – forse lo si potrebbe leggere anche in questo modo – fu la presa di distanza da Santa Romana Chiesa – in senso di impegno diretto, mai dal Vangelo – del sacerdote da sempre più vicino alla gente e ai giovani della città tutta, se qualcuno può obiettare il senso pastorale di certo non lo si può per il numero degli anni; don Franco De Donno lasciava infatti la celebrazione eucaristica, dei sacramenti e della liturgia per abbracciare l’impegno politico nelle Istituzioni del X Municipio di Roma, nelle assise al Palazzo del Governatorato in Aula Consiliare Massimo di Somma.

Contemporaneamente, tuttavia, iniziava il “risveglio di questo gigante addormentato”. L’attivarsi poderoso del Vescovo a. mons. Paolo Augusto Lojudice, ora Arcivescovo metropolita di Siena, verso la storia “cristiana” di Ostia, una progressiva conoscenza, coscienza e consapevolezza cittadina, una testimonianza che si faccia ‘impegno interparrocchiale, civico e civile, politico in senso partecipativo è stata la reazione a tutto questo: “Per amore della nostra Terra”. Inoltre alla spinta passionale di “don” Paolo ha corrisposto una sempre maggiore vicinanza di Papa Francesco per la “Città di Ostia” – primo Pontefice a definirla così, come del resto è nella realtà per estensione e numeri – presenza “fisica”, non solo “politica e culturale”, con le straordinarie visite tra i condomini, alle giostre e nel celebre Corpus Domini, sembrano davvero aver orientato il timone della Chiesa verso una nuova rotta, dalla quale sarà difficile tornare indietro, che procede verso un processo di autodeterminazione che parte dalla gente, da un nuovo concetto di Ecclesia, da una Comunità delle Comunità Parrocchiali, dal Ponte tra le Chiese locali oltrepassando i muri dei recinti territoriali, permettendo al vento di portare via polvere e muffa dalle canoniche.

Oggi il successore del vescovo a. Paolo, mons. Gianrico Ruzza, non nasconde di aver scoperto in Ostia una ‘terra affascinante’ come mai avrebbe immaginato, confermando, in qualche modo, l’idea che da Roma si abbia quasi una percezione non completa, forse distorta sia essa di fatto oppure voluta. Si va avanti, dunque, con vigore e continuità in un’opera che non può essere che evidentemente necessaria. Prosegue anche quel processo di avvicinamento tra Sacerdoti e Laici, tra “popolazione laicale e sacerdotale” evidenziato dal rafforzamento dell’opera dei Diaconi nelle varie Parrocchie, già intrapreso con Lojudice.

La meraviglia dell’evento che è stato del Corpus Domini insieme a Papa Francesco può via via rivivere nelle quotidianità della vita ostiense. La Bellezza di una Ostia “corale”, partecipata, inclusiva, edificata dai valori  del cristianesimo sul Cuore degli uomini, è l’orizzonte di Luce che intravediamo. Ma veramente c’è stato un Coro, durante la celebrazione del Corpus Domini, che ha rappresentato il miracolo di una sinergia tra parrocchie, tra diversità; cantare al Signore, rivolgere l’attenzione a Dio ha la potenza di elevarci aldilà delle barriere. E allora anche in quest’ottica può essere vista l’opera di interparrocchialità che il nuovo Vescovo a. di Ostia e Roma Sud continuando a promuovere quell’azione santa che tende a plasmare l’Ostia Nuova.

Ecco allora “Cantate al Signore”  – “il progetto nasce dalla volontà dei alcuni parrocchiani della nostra prefettura che hanno già avuto modo di condividere il servizio durante la celebrazione del Corpus Domini di due anni fa, con la visita di Papa Francesco. – ci descrive il Diacono Generoso, che presta il suo Servizio presso La Basilica di Sant’Aurea   Tutto nasce da alcune considerazioni:

– la ricchezza di talenti dei giovani che animano le sante messe nelle parrocchie

– il piacere diffuso nel fare qualcosa che esca dalla consueta attività parrocchiale

– la necessità di far vivere la bellezza (è proprio questo il filo conduttore) dell’animazione della messa, troppo spesso relegata a mera esecuzione, perdendone così il senso più profondo.

Dalla condivisione di queste tematiche è nato il desiderio di organizzare degli incontri che sappiano essere coinvolgenti per i giovani (e meno giovani) e allo stesso tempo che esprimano la profondità e l’importanza dell’argomento. Quindi non “semplicemente” delle catechesi o dei corsi di perfezionamento musicale, ma dei veri e propri laboratori, con l’obiettivo nel medio periodo di creare un gruppo consolidato, che sia espressione della prefettura.
Il nostro Vescovo, Don Gianrico Ruzza, ha accolto subito la proposta e ci ha aiutato nell’individuazione dei nomi più adatti per tenere gli incontri e credo che il risultato, almeno sulla carta attualmente, sia molto bello perché padre Midili, Don Marco Frisina e Fra Gennaro Becchimanzi, sono forse la massima espressione per quello che andremo a trattare.
La mia speranza – conclude Generoso – è che questa iniziativa così nuova per il nostro territorio possa essere un piccolo seme per una nuova collaborazione tra le realtà della prefettura”.

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