25/03/2026 – In fondo a questa ampia introduzione abbiamo voluto riportare l’ intervista del Presidente nazionale APEI Dott. Alessandro Prisciandaro (sebbene non completa, ndr.)
Si perché occorre ormai agire con forza di fronte a quella che potrebbe definirsi una sorta di ‘pedofilia sociale’.
Abbiamo, infatti, – come sommatoria generalizzata di società civile nazionale e internazionale – separato, spezzettato, frammentizzato ogni incarico educativo; per esigenze burocratiche, per dare a questo a quello il suo specifico ‘potere’, per saziare il mercato con un metti e togli di figure progettuali, funzionali a codesto e quel finanziamento pubblico, abbiamo sacrificato la pedagogia, la passione e l’arte che anziché creare compartimenti stagni unisce, compatta, rafforza.
Questo poi lo abbiamo fatto lasciando sole le famiglie, indebolirsi e digregarsi, e a volte ‘contendendoci’ i loro figli una volta ‘privatizzabili’.
Il fatto di cronaca (l’ultimo) di un bambino che accoltella la professoressa è solo il risultato ‘da manuale’ di un cortocircuito educativo che mette in luce un necessario cambiamento profondo e istituzionale di tutto il comparto pedagogico (famiglia – scuola – extrascuola) da ministero dell’istruzione (Miur) verso un nuovo ministero dell’educazione pedagogica.
Sul territorio di Ostia ha operato, dal 2010, l’associazione pedagogisti educatori italiani; attraverso il progetto PACIS compì un corso di formazione per educatori, insegnanti, pedagogisti in collaborazione con il X Municipio di Roma. Ancora oggi APEI è presente su Ostia attraverso alcuni soci.
In quegli anni i pedagogisti ed educatori italiani, grazie al Presidente Alessandro Prisciandaro intraprendevano una battaglia legislativa in Parlamento per riconoscere un ordine professionale specifico e farsi spazio tra altre professioni che di fatto occupavano gli spazi della pedagogia e dell’educatore ‘sociale’ generando un’errata visione della materia in chiave psichiatrica, sanitaria, medicalizzante e clinica.
Per questa spinta nazionale e locale abbiamo constatato l’avvio di un percorso di rafforzamento delle figure professionali degli assistenti educatori etc.(con la collaborazione dell’allora assessore alla scuola e cultura Antonio Caliendo); si ipotizzò addirittura un albo/registro locale per le professioni che erano di fatto ‘merce di scambio’ del privato sociale in questa o quella cooperativa. Negli anni successivi si arrivò al risultato di rendere non-licenziabili gli operatori benché i vari bandi pubblici oscillassero tra questo o quel consiglio di amministrazione.
Un obbiettivo importante. Ma ancora non basta considerando che è tutto un comparto, quello educativo e pedagogico (extrascuola e scuola) che deve essere rafforzato per aiutare le famiglie affinché non capitino i fatti di cronaca sopra citati.
Si esprime allora il Presidente dell’APEI pedagogisti ed educatori nazionale di cui riportiamo la sintesi dell’intervista:
“Come interpreta questo episodio di violenza?
Non è solo un fatto di cronaca, è un segnale educativo. Quando un ragazzo arriva alla violenza, siamo davanti al fallimento di un sistema di relazioni: scuola, famiglia, società. Non è solo un gesto individuale, è un sintomo.




















