DIARIO DI BORDO – Nuova Ostia, oltre ai Blitz delle forze armate strutturare forze sociali, cultura e centri di culto. Il punto di Rete Pacis


31/08/2023 – Un nuovo blitz delle forze dell’ordine nella periferia della periferia di Roma; si parla purtroppo, ormai sempre di più, di ‘nuova Ostia’ quasi come epiteto di malavita e malaffare ma forse occorre pensare a quei luoghi con il termine di ‘Ostia nuova’ e quindi impostare un progetto diverso.

A scrivere è Rete Pacis che si preoccupa di dialogo religioso e unità cristiana sul territorio.

Fino ad ora si sono succeduti lunghi periodi di latitanza del cotrollo civico a successive operazioni su vasta scala degni delle fiction e che hanno portato ad arresti anche eccellent; tutto inframezzato da qualche fiction reale, qualche scoop giornalistico, qualche corteo con slogan e grida.

Questo metodo andrebbe cestinato e Ostia Nuova organizzata in maniera differente.

Anzi, ogni qualvolta assistiamo a questi blitz, nello specifico, dovremmo averne la percezione non di un trionfo dello Stato ma del fallimento di una società civile; come è per la guerra, fallimento delle civiltà e delle politiche i blitz sui territori è il fallimento della società civile locale e della politica locale.

Per questo Ostia Nuova e la nuova politica deve prevedere la strutturazione di forze sociali, della cultura locale, dei centri di culto, della realtà quotidiana e di prossimità.

Questi ultimi, nella fattispecie realtà ostiense, sono cresciuti molto e si stanno strutturando accogliendo migliaia e migliaia di persone con sani principi. Su questa roccia valoriale forse si potrebbe pensare di ristabilire una cultura appunto.

E poi c’è da riaprire la scuola dello stato che invece venne chiusa qualche anno fa, presenza quotidiana e di prossimità alle famiglie costante, mattina pomeriggio e sera.

Ecco una soluzione diversa.

A improntare una nuova via va detto che è stata già da anni la Chiesa e i cristiani in genere; la chiesa in uscita di Papa Francesco presentata con forza a Ostia già dal Corpus Domini del 2018, l’impegno diretto dei Vescovi, anche con l’istituzione della Commissione Cultura ecclesiale, il maggior peso della prefettura delle chiese (commissione giovani e di volontariato) hanno avviato una forte responsabilizzazione istituzionale connessa con forza e determinazione (ma non per questo non osteggiata) in senso Territoriale e cittadino.

Insomma, fino a quando ci saranno politici locali con i loro ‘clienti’ o anche più semplicemente i loro ‘amici privilegiati‘, al di là della percezione reale delle molteplici realtà presenti, fino a quando i politici romani o nazionali interverranno “come gli americani in Medio Oriente e Asia con l’idea di ‘esportare democrazia’, come si dice, la loro struttura di conoscenze, calate dall’alto”, fino a quando Ostia non avrà una capacità di autodeterminazione politica e istituzionale vera, fino a quando tutto questo assisteremo sempre a queste repressioni armate (tanto utili senza dubbio quanto non risolutive) alle quali poi succederà un periodo di apparente calma fino alla prossima dimostrazione muscolare.

Senza un governo del Territorio che risponda a criteri di realtà sul campo e sua reale rappresentanza strutturata si cadrà sempre nell’inefficacia amministrativa e nella sostituzione di questa con i luogotenenti, i caporali, i mandamenti e i guardazona dell’anti stato, dell’anti istituzione, dell’anti politica.

Qui prodest? E perché invece non voler cambiare politica?

In effetti questi strumenti repressivi senza una nuova politica sono proprio quell’ illusorio bene che invece genera il suo male.

Sdt


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