Ostia, morto Giacomo Vizzani, ex presidente del X Municipio


24/01/2022 – Un male incurabile ha stroncato Giacomo Vizzani, ex presidente del X Municipio. Vizzani, uno dei commerciali più noto della Capitale, aveva guidato l’amministrazione di via Claudio dal 2008 al 2013 nella coalizione di centrodestra che vedeva nel sindaco Gianni Alemanno il suo vertice.

Vizzani, malato da tempo, avrebbe compiuto 75 anni il prossimo marzo, non aveva mai visto il suo nome associato a questioni di dubbia chiarezza. Lascia la moglie Daniela con la quale viveva a Casalpalocco e due figli Romana e Valerio.

L’ex sindaco Alemanno, lo ricorda in un post su Facebook: “Se n’è andato Giacomo Vizzani, un amministratore serio, un ottimo professionista, ma soprattutto una grande persona e un vero militante politico. È sempre stato un punto di riferimento per tutto il Municipio di Ostia, a cui, lui da Presidente di Municipio e io da Sindaco, abbiamo provato a dare una vera autonomia. Superiore a qualsiasi interesse personale e di parte, radicato nei valori della nostra area politica di cui ha fatto parte fin dai tempi del MSI, ha continuato sempre a servire il suo territorio, fino all’ultimo come Coordinatore municipale di Fratelli d’Italia. Non dimenticheremo mai la sua signorilità, la sua onestà e il suo coraggio”.

A ricordarlo anche Mirko Polisano, giornalista de Il Messaggero, ufficio stampa del X Municipio all’epoca della presidenza di Vizzani. è stato ai tempi della presidenza municipale, l’addetto stampa dell’amministrazione locale. “Tra tutte quelle che ti ho scattato, scelgo questa. Fu un giorno storico per noi e per la nostra città. Con te ho potuto raccontare questo territorio da un altro punto di vista. Correttezza e rispetto sono parole che difficilmente si coniugano al campo della politica. In questo sei stato un esempio. – ha scritto Polisano pubblicando una foto di Vizzani insieme a papa Benedetto XVI – Ci sono persone che sono pezzi di vita. Le ore passate nel tuo ufficio a studiare un comunicato o una strategia. Le notti in Campidoglio per aspettare quel “decentramento”. Quella delibera che sarà sempre legata al tuo nome e alla storia di questo Municipio. La sigaretta, le bretelle e l’agenda da aggiornare e da mandare ai colleghi: mai gli appuntamenti quando giocava la Roma. E quella porta della tua stanza che era sempre aperta. Ma si può chiudere? No – rispondevi – devono entrare i cittadini. Ed entrava chiunque. Anche un bisognoso che chiedeva soldi. Non ci hai pensato due volte ad aiutarlo. L’ultimo tuo messaggio per sapere come stavo. Ti sei sempre preoccupato per me. Non potrò mai dimenticarti. Ciao, Presidente“.


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