DIARIO DI BORDO – “Latino Americani” i riti maligni del Capodanno sul lungomare di Ostia

L'immagine di repertorio. In basso a destra Gian Paolo Peroni fondatore del GIAP

12/01/2022 – La tipologia dei rituali maligni con sacrifici animali compiuti nella notte del Capodanno sul lungomare di Ostia “Paolo Toscanelli” sarebbe riconducibile alla tradizione Latino Americana più precisamente cubana.

Ad aver preso in esame gli elementi emersi dai documenti riportati è il G.I.A.P. noto gruppo di ricercatori di fenomeni legati al mondo occulto. Il fondatore del gruppo investigativo Gian Paolo Peroni – già intervenuto sul Territorio nell’ambito di una indagine sulle sette sataniche che ebbe la collaborazione anche della chiesa locale – accenna ad un rituale di pratica religiosa associata a magia nera, la ‘macumba’ utilizzato per colpire una persona o un’attività ad essa collegata.

La presenza di croci di legno potrebbe sottolineare l’aspetto legato alla cosiddetta ‘santeria’ che sfrutta, chiaramente in maniera impropria, simboli cristiani.

Anche nei pressi della parrocchia San Nicola di Bari e sede della prefettura di Ostia, diocesi di Roma, più precisamente ai margini della pineta fronte Ospedale, sono stati individuati nel corso degli anni, degli ‘altarini’ richiamati appunto il rituale della ‘macumba’, in altri il voodoo.

In generale va fatto un ragionamento molto ampio; la riduzione di un’iter spirituale o religioso al gesto magico entra in sintonia con quel depauperimento che la società attuale compie quando lo lega all’evento, alla spettacolarizzazione, al setting, al gesto che da potere al momento della rappresentazione, la strumentalizzazione del sacro a fini anche di mercato. Tali pratiche esteriori sono quanto più distanti da un cammino seriamente e integralmente spirituale e religioso. Anche il periodo storico, legato alla crisi pandemica, certamente fa compiere alle pratiche magiche o ai rituali pseudo religiosi un’accelerazione in quantità e qualità dovuta ad un momento socio culturale che viene percepito irrazionale e illogico. 

Ma tornando al merito, c’è da dire che il ritrovamento dei resti del rituale suscitano una certa preoccupazione considerata anche la vicinanza alla zona dei locali colpiti da decennale occupazione che vede la partecipazione anche di diverse culture ed etnie extra comunitarie.

Tuttavia c’è da dire che una certa, spesso confusa, propaganda culturale di stampo latino americano piuttosto che orientale sia impattata sul lido romano, ma anche a livello nazionale ed europeo, tanto da far pensare all’opportunità di un approfondimento sulla galassia di queste iniziative di ogni tipo che si avvicinano a questi contesti non autoctoni. Il pensiero che oltre al lecito dello scambio inter culturale vi sia chi specula economicamente o anche si prenda un potere a latere di condizionamento.

Se poi, ipoteticamente, si unisce a questo una gestione amministrativa o un apparato politico istituzionale laicista o addirittura ateo, che di fatto livella tutto o nasconde tutto sotto il tappeto, allora estremismi, fondamentalismi, deliri pseudo filosofici di ogni genere, costringono le persone, soprattutto i più fragili, a cadere nella tela del ragno, santone o mistico di turno.

Ma, tornando ai riti, un legame particolare sembra essere sempre più studiato e considerato; la magia nera, i riti  “juju” permette ai trafficanti di controllare le giovani donne con la paura e ridurle in schiavitù costringendole al mercato della prostituzione. Il fenomeno tocca principalmente i paesi di prima entrata dei migranti, come Italia, Spagna, Francia e Portogallo.

Migranti africane o sud americane sono spesso convinte di essere vittime di un sortilegio e ridotte allo sfruttamento sessuale nelle città europee. Un fenomeno misterioso anche se in alcuni paesi, come la Svizzera, gli educatori e operatori sociali professionali svengono formati attraverso corsi specifici per affrontarlo. I trafficanti hanno trovato il modo di avere le ragazze per sempre. È una sorta di strategia di marketing”. E’ uno stratagemma messo a punto dai mercanti di esseri umani per arruolare e far restare molte giovani nella prostituzione.

Questi fatti legati ai riti sul mare di Ostia porta di nuovo al centro il tema della formazione di una categoria più forte e definita di operatori educatori sociali territoriali sui quali da un lato l’istituzione, dall’altro la galassia dei volontari (di ogni ordine e tipologia) possano far affidamento anche al fine di combattere queste piaghe sociali.

I racconti che si raccolgono sono davvero tristi; la polizia affiancata  dagli operatori sociali, nei comuni dove sono istituiti, tuttavia fanno fatica ad intervenire di fronte a delle prostitute che restano mute, terrorizzate dalla possibilità di rappresaglie e dalla “cattiva sorte” che potrebbe abbattersi su di loro, è difficile ottenere le prove che un intervento è necessario.

Sebbene nella deriva relativista si è spesso sentito minimizzare i riti in virtù di una tolleranza omni comprensiva anche avvalorata da un rinnovato interesse per le religioni abramitiche, c’è da esprimere a chiare lettere l’abisso di riti per il Bene personale e collettivo rispetto invece a invocazioni al male, all’odio, alla distruzione di persone e cose. Questo tipo di espressione non ha a che vedere con un comportamento lecito che possa essere tollerato in merito alla libertà di espressione.

Da parte di inquirenti e ricercatori si manterrà alta l’attenzione verso queste degenerazioni che causano il male degli altri e delle persone stesse che lo compiono. Non si può permettere che, soprattutto in questi periodi di crisi, la gente venga usata e abusata da manipolatori senza scrupoli.

Sdt

 

 

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