DIARIO DI BORDO – Ostia, chiude il centro emergenza freddo, Marius: “Ho paura, ora di nuovo la giungla”

MARIUS detto 'il professore'

LA NOTIZIA – Si chiude il progetto del centro di accoglienza ‘emergenza freddo’ di lungomare Paolo Toscanelli a Ostia. E i senza tetto tornano tra le strade e le pinete. Per un po’ hanno avuto un letto e un pasto, la cura di qualche operatore pagato dal pubblico servizio ma ora “tutti a spasso”. La popolazione, in questi giorni, sta segnalando nuovi ‘accampamenti abusivie alloggi d’emergenza’. E aleggia lo spettro del sommerso sfruttamento e del racket che obbliga poveri e bisognosi a rivolgersi a chi non ha titoli per affittare spazi di fortuna anche in garage e scantinati.

A onor di cronaca i servizi sociali cercano di orientare i senza tetto a strutture romane, ma Ostia e il suo Territorio è sprovvisto e siamo praticamente una città capoluogo per i numeri.

Eppure sono tanti gli immobili chiusi, diversi in abbandono, ma Municipio e Comune tengono strette le chiavi. Le denunce, in queste settimane, vengono anche dai partiti e da associazioni di categoria, diremo così. Come tante volte potrebbe capitare, soprattutto nei mesi della propaganda politica elettorale, occorre stare attenti a che certe ‘battaglie di facciata’ e ‘cause già perse’ non siano accampate soltanto per portarsi dietro consensi elettorali fino a data di elezione.

IL PASSATO CHE INSEGNA – Anni fa si parlava di processi partecipativi dei cittadini per determinarne l’utilizzo, ma ancora niente di fatto. Certo, è arrivato lo tsunami della pandemia, ma forse è tempo di agire per passare da un relativismo del pensiero emergenziale alla forza della scelta e della continuità.

Onore al merito: questa amministrazione, come si evince dati alla mano, è quella che ha investito maggiori risorse per i servizi sociali, tuttavia la quantità può rafforzarsi con una qualità dovuta alle scelte strategiche e a quelle programmatiche che anni fa inneggiavano al coinvolgimento dei soggetti territoriali in una logica di rete e prossimità che può certo essere migliorata. Oltre a questo il settore socio pedagogico ha da anni bisogno di essere strutturato inserendo nella piattaforma pubblica figure professionali adatte al lavoro di relazione sul campo come operatori socio pedagogici ed educatori sociali concentrandosi maggiormente sull’individuazione di queste professionalità aldilà dei bilanci delle procedure burocratiche legate al ‘mercato’ e a certi equilibri politici che possono vedere un maggior coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche e dei consigli di amministrazione di questa o quella azienda cooperativistica, come da anni si segnala. Dall’altra un, seppur virtuoso, sovra utilizzo del “volontarismo” ci sembra non opportuno quando si delinea di fatto un quadro nel quale alcuni capitalizzano e altri operano a cuore aperto e fortemente motivati ma con il volontariato. Tutto intorno la preoccupante galassia di chi, a livello privatistico, si approfitta di settori di assistenza e spesso i giornali presentano il conto di pseudo badanti e assistenti violenti etc…

LA RIFLESSIONE SULL’IMMEDIATO – In questo tempo la chiesa è stata in prima linea, soprattutto a Roma e sui suoi  Territori municipali, ha supplito spesso a questa carenza di vicinanza alla gente; si è capito chiaramente qual è quella chiesa “vera” che ‘lava i piedi’. Per questo c’è chi aiuta chi ha bisogno, chi si alza le maniche e si sporca le mani; tuttavia – soprattutto in X Municipio – c’è bisogno che almeno le istituzioni autorizzino l’apertura di nuovi spazi, immobili abbandonati, per dare un letto, un pasto, un alloggio stabile che possa essere considerato quasi una casa. CARITAS diocesana e di prefettura di Ostia attende di poter strutturarsi; già i suoi operatori sono formati e percorrono in lungo e in largo tutto il territorio facendo base nelle chiese che presenziano capillarmente i quartieri. L’esperienza millenaria della chiesa in materia di Carità, di sociale e di ambito pedagogico deve poter orientare anche le scelte politiche perché può, come già fa, la differenza.

Al più preso immobili per questo; non ha senso tenere chiuso, non ha senso ripercorrere sentieri già battuti che non hanno portato da nessuna parte se non a sterili battaglie sociali che sfiacchano le poche energie rimaste.

L’ULTIMO FATTO DI CRONACA – Abbiamo incontrato Marius, anche detto ‘il professore’ per via della sua alta cultura che si comprende immediatamente dal linguaggio ricercato; quasi sessantenne ex ingegnere chimico in Romania, plurilaureato, sebbene oggi, tra i cartoni, non è che gli serva un granché, dice lui. Ci sorride finalmente profumato, sbarbato. Viene la signora Maria dama dell’Unitalsi che fa anche barbiere e parrucchiere e dalla Chiesa Santa Gianna Beretta Molla, in Acilia, si sposta nelle diverse parrocchie a incontrare chi ha bisogno dei servizi. Marius ora è venuto a cercare il parroco cattolico rumeno don Carol o il Padre Daniel, anche lui rumeno, degli Ortodossi, ambedue nella Chiesa di Stella Maris in Viale dei Promontori. Una vicino all’altra le due chiese, un gran lavoro di ecumenismo e fraternità tra culture dell’indimenticabile monsignor Plinio Poncina. Cerca uno dei due, per lui il divario scismatico secolare non ha molta importanza perché ha bisogno di pane.

Si prepara, ci dice, tra qualche giorno sarà di nuovo per le strade. Improvvisamente il suo sguardo si adombra:

Ho paura – sussurra a mezza bocca – ora di nuovo sarà la giungla. Mi dovrò difendere”.

Si capisce che Marius ha bisogno oltre che di pane, di pace.

Siamo troppo abituati a immaginare che i senza tetto devono difendersi dalla fame, dal freddo, dalle baby gang, dagli automobilisti, da non considerare che devono difendersi anche da loro stessi. C’è un sommerso di suprusi tra le loro relazioni, vendette, minacce, intimidazioni. Una società clandestina con regole esplicite e implicite che possono portarti alla morte. E quando sei invisibile nessuno lo verrebbe mai a sapere.

UN POSSIBILE FUTURO – “Rendeteli visibili!” – sono le parole di Padre Ben, direttore romano della Caritas – durante uno degli incontri di preparazione degli operatori volontari “Accendete i vostri telefonini, tutti ce li abbiamo, e chiedetegli della loro vita; mandate le storie sui social”. Da quelle parole è nata l’idea di responsabilizzare i mass media, soprattutto a quelli locali, per accendere i riflettori della stampa su queste vite ai margini affinché possano venire inclusi, integrati, almeno nell’immagine di un monitor e nello stesso tempo le redazioni possano recuperare l’importanza di un servizio pubblico davvero prezioso. 

Don Ben è stato nominato, solo un paio di settimane, fa nuovo Vescovo ausiliare per Roma da Papa Francesco che ancora una volta si dimostra il più grande talent scout della carità.

Con Don Ben Vescovo e presto un nuovo Direttore della Caritas Romana la chiesa si rafforza grandemente. Si, perché Marius non debba più pensare al ‘mi dovrò difendere’, ma sappia che dalla paura e dalla solitudine potremo difenderlo noi.

In conclusione non possiamo che esprimere la speranza di vedere un nuovo modo di organizzare il settore socio pedagogico alla luce anche dell’avanzamento delle professioni degli educatori sociali e pedagogici;  si sa che, mentre certe “oche starnazzano” per essere elette, altri vorrebbero che, un lavoro che sarebbe davvero ‘strategico’ per la società e la politica, acquisisca uno spessore, forse una nuova identità e procede con calma. Del resto, come dice il poeta, “I pensieri che camminano con i piedi di colomba dirigono il mondo”

 

Sdt – la ciurma

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