DIARIO DI BORDO – Il parroco di Nuova Ostia a colloquio con Papa Francesco

Papa Francesco non perde la sua particolare attenzione per Ostia. In particolare il suo sguardo si concentra sull’area di Nuova Ostia. Non è un caso, per chi osserva i “disegni del cielo”, che lo storico Corpus Domini del 2018 si sia concluso in Via Nostra Signora di Bonaria e che la benedizione alla Città, a Roma e al Mondo sia avvenuta proprio dove ora sta sorgendo lo Skate Park. Tra questo prezioso luogo di aggregazione per giovani e famiglie e fra la chiesa appunto dedicata alla Madonna Nostra Signora di Bonaria, cara a Buenos Aires ai Sardi e a nuova Ostia, c’è soltanto un muro.

E chissà se nel colloquio privato avuto con il reverendo don Franco Nardin, appunto parroco in nuova Ostia di Nostra Signora di Bonaria, il Santo Padre non abbia usato più o meno quelle stesse parole Reaganiane di Berlino: don Franco “butti giù quel muro” a indicare l’importanza di costruire un Ponte maggiore tra chiesa e giovani nel mondo e del mondo superando la chiesa delle ‘pecorelle pettinate’.

Chiaramente non si tratterebbe di buttare materialmente giù il muro di cinta; l’immagine speculativa è un messaggio alla collaborazione. Certo sarebbe bello tuttavia un cancello di comunicazione e tra chiesa e skate park, magari nel prato della parrocchia collocare dei biliardini e avere la collaborazione degli educatori salesiani. Chissà.

Sarebbe importante per la chiesa vivere anche un contesto laicale; sarebbe importante per comune e municipio per beneficiare di un effetto di pace e dialogo che la chiesa può trasmettere nei tormenti dello scontro politico. Si, perché non c’è pace ancora per le burocrazie e speriamo che questo non rovini la festa per i tanti ragazzini. A loro di certo non importa delle carte dei grandi e non aspettano l’ora di entrare.

Da mesi e mesi assistiamo infatti ad una sorta di skatemania per Ostia e i giovanissimi si allenano per le strade aspettando il lieto giorno. Per questo, se pensiamo davvero ai giovani alle famiglie e al futuro della società, confrontiamoci pure ma non avveleniamo il terreno della comunicazione, sapendo usare le giuste misure affinché non ‘si getti il bambino con l’acqua sporca’.

Il Cuore rispetto a tutto il resto, del resto sembra essere una vera e propria Teologia che accomuna nel profondo con Franco Nardin e Papa Francesco ; Papa Francesco è fondamentale la purificazione e la guarigione del cuore con la Parola di Dio, per ascoltare e “vedere” l’opera dello Spirito Santo nella nostra epoca, affinché i fedeli, i consacrati, i sacerdoti possano essere guidati nel discernimento nel proprio cuore e nella propria vita,“Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.

E allora quale luogo migliore, quali temi, quali persone non potevano beneficiare di un incontro tra un Parroco di questa storia personale e con un comune sentire con il Santo Padre? È Nostra Signora di Bonaria e Ostia nuova sono i territori adatti a poter davvero trarre linfa vitale da questo dono della Provvidenza.

DON FRANCO NARDIN E PAPA FRANCESCO: LA TEOLOGIA DEL CUORE

[Dalla lettera Teologia del Cuore , don Franco Nardin – 31 Gennaio San Giovanni Bosco]: quindi don Franco rivaluta, con il suo ministero, un pensiero teologico spirituale sull’impronta della grande devozione del Sacro Cuore, sull’attualità della vita contemplativa, nel vero senso del termine.

Infatti, il Papa, nella Evangelii Gaudium, evidenzia l’attualità del ritorno all’ideale contemplativo e ad una chiesa contemplativa, in uscita, nelle periferie, che si mette in ascolto, in un’autentica cultura di vere relazioni. Oggi, questa sensibilità del “ritorno” al cuore ha condotto molte diocesi nel mondo ad evidenziare una pastorale centrata sulla contemplazione e il discernimento del cuore, e quindi sulle relazioni, sulla sacralità della persona e l’ascolto degli ultimi, dei poveri, come evidenzia spesso il Papa, una pastorale che incarna la parabola del buon samaritano, che sa fermarsi e accogliere.
Per don Franco la Teologia del Cuore è molto attuale perché si rivela come un contributo per la teologia della Persona, delle relazioni, sul fondamento delle relazioni Trinitarie, proprio perché “tutto l’uomo è chiamato a relazionarsi con Dio e con il mondo intero” (Papa Benedetto XVI).
Per il reverendo, è in definitiva una teologia in cammino, con uno sguardo sempre unitivo e organico che, con lo Spirito di Cristo Risorto, sa tessere insieme tutte le conoscenze, i fatti della storia di
salvezza; e questo conduce l’uomo alla grande “rivelazione”: la relazione personale con Dio Padre.
È l’uomo nuovo, l’uomo “salvato e perdonato”. Grazie al battesimo l’uomo è reso partecipe della “famigliarità” con la divinità della trinità.
In definitiva, la “teologia del cuore” in don Franco Nardin, sulle orme di Teofane il Recluso, pilastro della teologia cristiana ortodossa, vuole mettere in evidenza una feconda e “santa conoscenza del cuore”, ovvero la capacità nell’uomo, di cogliere in ogni tempo, nel proprio cuore, i segni che la Divina Provvidenza ci lascia in ogni tempo, a favore del dialogo fecondo tra le chiese, le culture e le religioni.
In una Chiesa sempre più vicina ai lontani e ai poveri. Nel povero è nascosta la Sapienza di Dio, ci ricorda il Papa. Per il Nardin è evidente, a questo punto, come la dimensione relazionale e comunionale
tra le persone, è racchiusa nell’ultima enciclica “FRATELLI TUTTI” del Papa, un contributo antropologico, certamente, al progetto del Santo Padre al “Patto Educativo Globale”.
Per questo, un’autentica antropologia non può ridursi ad un arido moralismo, ma necessita del “respiro della preghiera” di vivere, sulle orme di Sant’Ignazio, con l’ “ispirazione” che viene dallo Spirito Santo. Questo è anche per Teofane il Recluso, autore citato nella prefazione del Patriarca Kirill al librosulla preghiera di Papa Francesco, il vero senso della preghiera del cuore. Ascoltare la “voce” dello Spirito nel cuore. “Camminando parlo di Cristo e con Cristo nel mio cuore” (Papa Francesco).
Il Santo Padre ci chiede oggi di imparare ad ascoltare con il cuore, e il maestro di questo ascolto è lo Spirito Santo.
La felice e storica espressione di S. Giovanni Paolo II:  È necessario  “Respirare ai due Polmoni”, esprime il desiderio di Unità, Sinodalita’  e di Frattellanza  della grande  Innovazione della  Chiesa con il Concilio  Vaticano II.
Don Franco Nardin alla scuola del padre gesuita Card.Tomas Spidlik e della Teologia Orientale, intravede l urgenza e l attualita del ritorno al Personalismo Russo ortodosso, in particolare in  Berdiaev, Florenskij, Solov’ev ecc
Una teologia e un pensiero del Personalismo trinitario oggi condiviso fortemente dal Patriarca di Mosca Kirill, e dal Santo Padre Francesco.
Don Franco Nardin, sacerdote della Diocesi di Roma, che da quattro anni sta pubblicando, sia sui Social Media @teologiacuore che attraverso i libri sulla spiritualità di Papa Francesco, “La Vita dello
Spirito – La Teologia del Cuore”, è stato ricevuto in Udienza Privata dal Santo Padre, lo scorso sabato 9 gennaio 2021, presso la Biblioteca Apostolica in Vaticano.
Questa spiritualità, “A due polmoni” ha trovato solide fondamenta nel pensiero ecumenico del grande padre spirituale, il Card. Thomas Spidlik, conosciuto a livello mondiale e in padre Marko Ivan Rupnik. Don Franco, infatti, ha discusso una tesi dottorale, all’Università Lateranense, sulla TEOLOGIA DEL CUORE IN T. SPIDLIK. Alla discussione della Tesi, era presente lo stesso Card. Spidlik (suo padre spirituale). Infatti, don Franco ha condotto questo lavoro dottorale collaborando con padre Rupnik
e il gesuita T. Spidlik ancora vivente, avendo frequenti incontri con quest’ultimo nella sua abitazione personale all’interno del Centro Aletti.
Don Franco proviene da una famiglia patriarcale veneta con vocazioni religiose autorevoli: il cugino Mons. Marcuzzo, Vescovo Ausiliare a Gerusalemme; lo zio Mons. Romano Nardin è stato segretario del
Vescovo Albino Luciani, che salirà al Soglio Pontificio con il nome di Giovanni Paolo I; la zia Suor Arcadi Nardin, Madre Generale del Santo Volto.
Franco Nardin ha iniziato, dopo un tempo ai margini della chiesa, ad interessarsi ai testi di S. Agostino, di S. Francesco di Sales, e della Filocalia: la preghiera del Cuore. Successivamente don Franco diventato sacerdote per la Diocesi di Roma, grazie al Cammino Neocatecumenale, dopo gli incontri con padre Spidlik e la tesi dottorale, la Provvidenza l’ha condotto in missione in Francia, a Lione, nella parrocchia nativa di San Claude De la Colombiere, che fu il padre spirituale di Santa Margherita Alacoque.
Questo gli ha dato la possibilità di approfondire le due grandi tradizioni di spiritualità dell’Oriente e dell’Occidente cristiano e di “integrarle” alla grande devozione mondiale del Sacro Cuore, arricchendo, questo suo percorso, della teologia di Sant’Ireneo di Lione e della vita spirituale, la, cosiddetta, Conoscenza del Cuore (la Cardiognosia), di un altro sacerdote di Lione, il Santo Curato d’Ars, Giovanni Marie Vianney, patrono dei sacerdoti e parroci del mondo.
La Provvidenza lo ha riportato a Roma per integrare e ripresentare la spiritualità della vita interiore e del cuore in Papa Francesco, estremamente attuale. Il Card. Vicario Mons. Angelo De Donatis ce l’ha ricordato nella Sua prefazione al libro del Papa: “Dove sei? Dio parla al cuore dell’uomo.

 

 

 

 

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