DIARIO DI BORDO – Acilia, baby gang ‘attacca’ una parrocchia. Padre Gregorio: “Sono anche nostri ragazzi, c’è bisogno di tutti”

ACILIA, la baby gang ‘attacca’ una parrocchia. Siamo presso la chiesa di San Maurizio Martire, Via del Poggio di Acilia. Tra i giovanissimi anche qualche ragazzo che solo pochi mesi prima frequentava la chiesa. Padre Gregorio ha dovuto prendere le distanze per proteggere i parrocchiani, ma con sofferenza. Del resto quando si trattava di qualche parolaccia, ci confida, si faceva fina, ma poi quando si è arrivati a offrire le sigarette per provocazione o anche, c’è chi dice, a rubacchiare nella chiesa, allora si è dovuti intervenire. Intanto il comitato di quartiere Acilia Nord – e anche qualche devoto zelante – critica fortemente i giovani sulla strada, ma il municipio con i servizi sociali ha capito ormai che bisogna cambiare le cose e agire e i servizi sociali bandiscono 4 progetti di centri per minori pomeridiani stoccando circa 600.000 euro annui.

Anche perché tante volte le chiese e le parrocchie hanno strutture e strumenti, risorse (che del resto i parrocchiani con educazione riescono a mantenere pulite e ordinate) mentre fuori dai recinti la zona forse avrebbe bisogno di qualcosa in più.

Tuttavia la soluzione forse non è né nel quartiere né nella parrocchia in sé, ma è anche un’altra ci racconta don Giovanni Carpentieri Educatore Professionale e ideatore del modello educativo di strada ‘Ospedale da Campo per i Giovani”. Al di là di Padre Gregorio che deve chiudere il cancello dell’ovile per proteggere le pecorelle che custodisce o al di qua di chi condanna c’è la via evangelica di Gesù che va per le strade, va incontro. Magari prende un pane e lo spezza.

Nessuno sbaglia sia chiaro, ma certo occorre collaborare perché, come dice il parroco “Sono anche nostri ragazzi, c’è bisogno di tutti”.

Ma dal merito della questione di cronaca andiamo ad una riflessione che ci conduca al metodo. Si sta creando una pericolosa separazione in alcune zone; al disagio sociale molti rispondono alzando muri. Si teme o non si sa costruire ponti di comunicazione e dialogo seppure ciascuno possa mantenersi in sicurezza da un lato e dall’altro della riva per il tempo necessario. alla fiducia

E così la paura genera la separazione, le comunità di famiglie più fortunate tendono a fare muro e le pecorelle smarrite diventano un gregge senza guida.

Ma è anche vero che Gesù è un pastore, è vero, ma un pastore ‘strano’; lascia le pecore curate e se ne va appresso a quella che non si trova più. Un pastore ‘buono’.

E allora, ci domandiamo nel cuore: noi cristiani, noi cattolici parrocchiani, noi cittadini, noi educatori e pedagogisti, assistenti sociali o insegnanti, con chi stiamo? Con le pecorelle dietro al recinto o a cercare chi non ha la guida, forse non per colpa sua?

E noi amiamo osannarci, compiacerci tra di noi, applaudendoci ‘pigmalionamente’ per le nostre belle pecorelle pettinate, direbbe Papa Francesco, o invece accettare la realtà di una missione che ci restituisce la gioia dopo la fatica e le lacrime quando solo Dio ci vede come se tutto il mondo potesse vederci?

E allora le parole d’ordine siano con-laborazione, rete sociale  e pedagogica, inter parrocchialità, unità di strada, professionalità e volontariato e non volontarismo e le cose potranno cambiare, insieme.

E mentre ci allontaniamo pregando che il reverendo Padre Gregorio, l’educatore don Giovanni Carpentieri e famiglie riescano, grazie a Dio, a collaborare tutti per i ragazzi, ci viene l’immagine della Speranza, che è quel Paolo e quel Pietro che magari uno per le strade e i popoli e l’altro più seduto sulla roccia non si sono combattuti ma insieme portano avanti la chiesa di Gesù e la cultura dell’occidente, la grande assente molto spesso.

sdt-la ciurma

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