DIARIO DI BORDO – Vescovo Dario: “Vincere lo scandalo della divisione”, ma il Tavolo della Pace rimane lettera morta

“Vincere lo scandalo della divisione” – dichiara il Vescovo Dario Gervasi indirizzando a Ostia e al suo territorio il suo saluto per il lancio della settimana di unità dei cristiani del X Municipio di Roma, la prima – dopo diverse vissute solo da qualche parrocchia lidense – a essere promossa da San Giovanni in Laterano verso Sant’Aurea e di lì per tutte le chiese ostiensi alla ricerca di una importante quanto cristianamente coerente unità ecclesiale in Cristo Gesù per essere sì credenti ma anche e soprattutto credibili.

Pace, incontro, dialogo tra culture, ma di fatto l’amministrazione al governo del parlamentino lidense lascia lettera morta il documento varato il 30 Gennaio 2015 e che avrebbe istituito l’”ufficio della pace e del dialogo del X Municipio di Roma”.

Siamo sicuri che dietro alla motivazione ci sia, come venne dichiarato dal direttore di allora, la mancanza di uno spazio fisico o di un impiegato capace di dedicare 4 ore settimanali circa al servizio?

Oppure potrebbe esserci invece lo scandalo della divisione soprattutto quando è utile affinché un certo interesse economico di alcuni non venga spartito soltanto con chi vuole celare trame personalistiche? C’è delusione, perché ci si sarebbe aspettato qualcosa di veramente diverso da un indirizzo politico amministrativo che faceva il suo ingresso inneggiando al governo della ‘trasparenza’ della ‘novità’ della ‘partecipazione cittadina e popolare’.

La forbice tra una popolazione laica, seppure credente ciascuno secondo la sua fede, che vuole edificare ponti tra culture e cittadini e un’altra che vuole separarsi da un lato con un concetto ateo dove non parlare di religioni e dall’altro al limite del fondamentalismo seminando tra gli abitanti paure e pregiudizi, mantenendo tra pochi la ‘roba’ da gestire, sia essa economica sia essa semplicemente l’occupazione di spazi pubblici e sociali, insomma la separazione conviene a chi è figlio della separazione e segue quello spirito.

Invece lo spirito di comunione invita a venire alla Luce, all’incontro, al dialogo, alla condivisione, al pane di Vita da spezzare insieme ai fratelli, intorno a un tavolo che per definizione deve accogliere persone di prossimità e quotidianità, di una comunità territoriale.

Ma il Vescovo conclude il suo richiamo a Ostia e all’unità cristiana richiamando a ciò che Dio sta facendo per farci uscire dalla schiera dei ‘figli della separazione’, il dono della Carità verso i più fragili oltre alla Grazia delle parole del Vangelo verso un’immagine di chiesa più radicata alla semplicità di quella iniziale chiesa di Gesù eucarestia.

E l’esperienza cristiana del dolore, della fragilità, spesso della persecuzione o dell’essere separati e schiacciati dai più forti, ci ha unito in questi giorni anche ai fratelli maggiori ebrei, soprattutto a quelli residenti a Ostia e nel suo Territorio, che possiamo incontrare al supermercato o dal dottore o dal parrucchiere: condividiamo con loro quelle giornate della memoria dove hanno subito sulla loro carne quello che il nostro Gesù Cristo ha patito e ancora patisce su di sé. E anche i popoli arabi e musulmani, non stanno soffrendo lo stesso nei paesi dove vengono trucidati? E allora pace, incontro, dialogo è anzitutto riconoscerci tutti nel bisogno e nella possibilità che un Dio Padre si chini su di noi per aiutarci e rialzarci, nella speranza della resurrezione a una nuova vita.

Se non spezzo il pane intorno ad uno stesso tavolo, sia esso reale o simbolico, sacramentale o istituzionale, non riunisco una famiglia, una comunità, ma faccio come quei predatori che in fondo azzannano il pezzo di carne e scappano via per pensare solo al loro stomaco. Ma noi siamo uomini. Dio concedici Politici santi, che sappiano riunisci attorno alla stessa mensa e dare a ciascuno il suo Tuo nome che come il Sole sorgi su tutti noi senza accusarci delle differenze.

Aspettiamo ancora con speranza l’ufficio della pace e del dialogo e ci diamo appuntamento, come ogni anno, con la Rete Pacis, al prossimo 30 Gennaio per il consueto ‘raduno’ magari proprio intorno alla tavola dei cittadini.

E’ una mensa da preparare insieme, si, proprio come quelle parole profetiche che lo Spirito Santo ha soffiato sulle labbra di Papa Francesco a Ostia e da Ostia e che vogliamo riportare:”

“Nel Vangelo che abbiamo ascoltato è narrata l’Ultima Cena, ma sorprendentemente l’attenzione è posta più sui preparativi che sulla cena stessa. Ritorna più volte il verbo “preparare”. I discepoli domandano, ad esempio: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?» (Mc 14,12). Gesù li invia a preparare con precise indicazioni ed essi trovano «una grande sala, arredata e già pronta» (v. 15). I discepoli vanno a preparare, ma il Signore aveva già preparato.

Qualcosa di simile avviene dopo la risurrezione, quando Gesù appare ai discepoli per la terza volta: mentre pescano, Egli li attende a riva, dove già prepara del pane e del pesce per loro. Ma al tempo stesso chiede ai suoi di portare un po’ del pesce che hanno appena preso e che Lui aveva indicato come pescare (cfr Gv 21,6.9-10). Anche qui, Gesù prepara in anticipo e chiede ai suoi di collaborare. Ancora, poco prima della Pasqua, Gesù aveva detto ai discepoli: «Vado a prepararvi un posto […] perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,2.3). È Gesù che prepara, lo stesso Gesù che però con forti richiami e parabole, prima della sua Pasqua, chiede a noi di prepararci, di tenerci pronti (cfr Mt 24,44; Lc 12,40).

Gesù, insomma, prepara per noi e chiede anche a noi di preparare. Che cosa prepara Gesù per noi? Prepara un posto e un cibo. Un posto, molto più degno della «grande sala arredata» del Vangelo. È la nostra casa spaziosa e vasta quaggiù, la Chiesa, dove c’è e ci dev’essere posto per tutti. Ma ci ha riservato anche un posto lassù, in paradiso, per stare insieme con Lui e tra di noi per sempre. Oltre al posto ci prepara un cibo, un Pane che è Lui stesso: «Prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14,22). Questi due doni, il posto e il cibo, sono ciò che ci serve per vivere. Sono il vitto e l’alloggio definitivi. Entrambi ci vengono dati nell’Eucaristia. Cibo e posto.

Qui Gesù ci prepara un posto quaggiù, perché l’Eucaristia è il cuore pulsante della Chiesa, la genera e la rigenera, la raduna e le dà forza. Ma l’Eucaristia ci prepara anche un posto lassù, nell’eternità, perché è il Pane del cielo. Viene da là, è l’unica materia su questa terra che sa davvero di eternità. È il pane del futuro, che già ora ci fa pregustare un avvenire infinitamente più grande di ogni migliore aspettativa. È il pane che sfama le nostre attese più grandi e alimenta i nostri sogni più belli. È, in una parola, il pegno della vita eterna: non solo una promessa, ma un pegno, cioè un anticipo, un anticipo concreto di quello che sarà donato. L’Eucaristia è la “prenotazione” del paradiso; è Gesù, viatico del nostro cammino verso quella vita beata che non finirà mai.

Nell’Ostia consacrata, oltre al posto, Gesù ci prepara il cibo, il nutrimento. Nella vita abbiamo continuamente bisogno di nutrirci, e non solo di alimenti, ma anche di progetti e affetti, di desideri e speranze. Abbiamo fame di essere amati. Ma i complimenti più graditi, i regali più belli e le tecnologie più avanzate non bastano, non ci saziano mai del tutto. L’Eucaristia è un alimento semplice, come il pane, ma è l’unico che sazia, perché non c’è amore più grande. Lì incontriamo Gesù realmente, condividiamo la sua vita, sentiamo il suo amore; lì puoi sperimentare che la sua morte e risurrezione sono per te. E quando adori Gesù nell’Eucaristia ricevi da Lui lo Spirito Santo e trovi pace e gioia. Cari fratelli e sorelle, scegliamo questo cibo di vita: mettiamo al primo posto la Messa, riscopriamo l’adorazione nelle nostre comunità! Chiediamo la grazia di essere affamati di Dio, mai sazi di ricevere ciò che Egli prepara per noi.

Ma, come ai discepoli allora, anche a noi oggi Gesù chiede di preparare. Come i discepoli domandiamogli: “Signore, dove vuoi che andiamo a preparare?”. Dove: Gesù non predilige luoghi esclusivi ed escludenti. Egli ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza. In quei luoghi scomodi desidera andare e chiede a noi di fargli i preparativi. Quante persone sono prive di un posto dignitoso per vivere e del cibo da mangiare! Ma tutti conosciamo delle persone sole, sofferenti, bisognose: sono tabernacoli abbandonati. Noi, che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli. Egli si è fatto pane spezzato per noi; chiede a noi di donarci agli altri, di non vivere più per noi stessi, ma l’uno per l’altro. Così si vive eucaristicamente: riversando nel mondo l’amore che attingiamo dalla carne del Signore. L’Eucaristia nella vita si traduce passando dall’io al tu.

I discepoli, dice ancora il Vangelo, prepararono la Cena dopo essere «entrati in città» (v. 16). Il Signore ci chiama anche oggi a preparare il suo arrivo non rimanendo fuori, distanti, ma entrando nelle nostre città. Anche in questa città, il cui nome – “Ostia” – richiama proprio l’ingresso, la porta. Signore, quali porte vuoi che ti apriamo qui? Quali cancelli ci chiami a spalancare, quali chiusure dobbiamo superare? Gesù desidera che siano abbattuti i muri dell’indifferenza e dell’omertà, divelte le inferriate dei soprusi e delle prepotenze, aperte le vie della giustizia, del decoro e della legalità. L’ampio lido di questa città richiama alla bellezza di aprirsi e prendere il largo nella vita. Ma per far questo occorre sciogliere quei nodi che ci legano agli ormeggi della paura e dell’oppressione. L’Eucaristia invita a lasciarsi trasportare dall’onda di Gesù, a non rimanere zavorrati sulla spiaggia in attesa che qualcosa arrivi, ma a salpare liberi, coraggiosi, uniti.

I discepoli, conclude il Vangelo, «dopo aver cantato l’inno, uscirono» (v. 26). Al termine della Messa, saremo anche noi in uscita. Cammineremo con Gesù, che percorrerà le strade di questa città. Egli desidera abitare in mezzo a voi. Vuole visitare le situazioni, entrare nelle case, offrire la sua misericordia liberatrice, benedire, consolare. Avete provato situazioni dolorose; il Signore vuole esservi vicino. Apriamogli le porte “

Signore, donaci politici cristiani, donaci politici credenti.

 

 

 

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