DIARIO DI BORDO – Emergenza baby gang? Il parere di un’insegnante e psicologa

Alla luce delle ultime drammatiche vicende di cronaca che hanno visto giovanissimi, anche di 12, 13, 14 anni, aggredire e aggredirsi nell’entroterra lidense del quartiere di Casal Palocco distinguendosi in piccole baby gangs, abbiamo voluto ascoltare il parere di un’insegnante e psicologa d’esperienza la dottoressa

Dott.sa Rosanna Ceccarelli [tel. per appunt. 339.6174141]
Rosanna Ceccarelli in una riflessione che tocca diversi aspetti di questa problematica e soprattutto con le competenze di chi ha condiviso con i ragazzi prossimità e quotidianità nella scuola con insieme quella capacità e sensibilità di chi possiede anche gli strumenti dell’ascolto scientifico professionale.

“Come mai ragazzini di 12-14 anni sfidano le normative di non assembramento e, soprattutto, il normale buonsenso che fa ritenere da pazzi incontrarsi per minacciarsi, picchiarsi, ferirsi, anche con coltelli, che reputa da stupidi fare atti di vandalismo, (che coraggio ci vuole?), come mai ragazzini di quella età si tengono testa con quell’aria da duri della strada? Gareggiano con sé stessi, con la vita, con gli adulti? ‘Io ti vincerò’, è come se dicessero.

Forse non è difficile rispondere al perché, ma il difficile è attivare il cosa fare.

Intanto ci sono le trasformazioni biologiche, psicologiche dell’età che accendono la voglia di esserci, di riconoscersi, di misurarsi, di essere riconosciuti; contemporaneamente c’è il rendersi conto di un intensificarsi di un Super Io sociale che blocca, impedisce l’affermazione del progetto di vita insito in ogni essere umano e che a quella età, anche se non ben coscientizzato, urge e vuole esprimersi, manifestarsi.

Se, durante l’infanzia, si accetta volentieri la presenza protettiva di un adulto, dai 12, 13 anni in poi la si desidera ma la si nega, il rapporto diventa ambiguo perché l’adolescente vuole soprattutto riconoscersi e desidera un gruppo di pari che lo accolga e con cui sfidare il mondo. Quindi, certo, c’è una famiglia assente, o fintamente presente, genitori non in grado di significare una forma di valore per il ragazzo, oppure tali da rappresentare una sfida per poter dimostrare la propria differenza, unicità. Anche i genitori dovrebbero essere aiutati, ma loro lo vogliono? Difficile. La società cosa offre seriamente a questi ragazzi in un momento in cui tutto il loro organismo grida il bisogno di manifestarsi, di avere una indicazione, una direzione ed un adulto, almeno, di cui fidarsi, una persona che ai loro occhi esprima di essere un valore?

Il covid ha accentuato delle difficoltà, ma non le ha create.

Ci sono punti di aggregazione sani per i ragazzi? No. Viene chiesto loro di utilizzare le loro elevate energie per creare e realizzare progetti sociali, artistici, sportivi? No. Si chiede loro solo di stare buoni, usare internet, la DAD, non toccare altri corpi, né in forma amicale, né tanto meno sensuale. Ed intanto tutta l’informazione pubblica ossessiona con le difficoltà, le rinunce, le malattie e le morti. Quale giovane, all’alba del suo ingresso nel mondo, sorriderebbe alla prospettiva della vita che tutti gli dicono che lo attende?

E’ strano che sia arrabbiato? No. E’ strano che usi l’energia di cui abbonda per dimostrare, in un modo inutile e dannoso, è vero, che lui è più forte? No. E’ strano che cerchi, in un modo non giusto ma violento, l’appartenenza ad un gruppo ed il contatto, anche fisico, con i suoi pari di età? No. Dovrebbero però la società ed i genitori intervenire, anche energicamente, e pure in fretta? Sì, assolutamente! Lo faranno? Boh! Basterebbe anche cominciare col farli partecipare a dei progetti di recupero sociale, minimo ricostruendo ciò che hanno danneggiato, o cose simili. I genitori acconsentirebbero a questa prospettiva o urlerebbero alla violenza contro il minore? Può darsi.

Il Comune, il Municipio od altre istituzioni pubbliche saranno in grado di affidare in tempi brevissimi a delle associazioni qualificate il compito di progettare e promuovere interventi di reale aiuto per questi giovani? Chi lo sa.

E allora si parlerà di covid, di scuola carente, di genitori che non sanno educare, di regole che mancano, si parlerà, parlerà. Interventi? Zero o poco più.

Insomma, è ora di parlare di meno e agire di più.”

Lasciamo la dottoressa Rosanna Ceccarelli e la ringraziamo per questo prezioso contributo sperando che possa esserci di aiuto presso il suo studio al Centro Socio Pedagogico.

La dottoressa riceve per ascolto e sostegno psicologico, sostegno e recupero scolastico e per esercizi di psico benessere. E’ possibile contattarla al tel. cell. 339.6174141 o sul social https://www.facebook.com/rosanna.larosa.735

 

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