DIARIO DI BORDO – La comunità polacca lidense: “Sempre vicini a Mirek come fra tutti noi”


Ci tiene a stringersi intorno a “Mirek” la sua grande famiglia, la comunità polacca lidense, per lo più cristiana cattolica. Domenica 9 agosto alle 17, come ogni settimana, si danno appuntamento presso la Chiesa San Nicola di Bari (Via Passeroni, Ostia) alla Santa Messa  e domani per ricordare quest’ uomo che purtroppo è stato trovato senza vita nel parchetto Paolo Orlando a Lido Centro. Morto di Covid? No, ma morto per IL Covid: Si. Si perché nessuno poi lo ha chiamato più per il lavoro. Pregheranno per lui; così vivono la loro fede con cura e profondità, nella loro lingua natale ogni domenica. A settembre verrà un nuovo Sacerdote e sperano di iniziare anche più attività sul territorio. Da questo intimo affetto nasce il desiderio di mutuo aiuto che cerca di non mancare mai. Le comunità di culto e di culture possono fare molto in questa società civile e in un nuovo modello a venire. Tante le testimonianze anche durante il lockdown. Si, da quello che sentiamo e vediamo, anche da loro, sarà possibile edificare una cittadina dal Cuore degli Uomini.

Ed è forte la comunità polacca lidense, integrata attraverso la relazione con le ambasciate e la Scuola Via Mar dei Caraibi e inserita nella Chiesa. Ha relazioni con alcune altre associazioni; qualche anno fa aveva partecipato all’esposizione della papalina di San Giovanni Paolo II nella Scuola C. Segurana.

Domenica 9 agosto – spiega Piotr – presso San Nicola di Bari in chiesa alle 17 un ricordo e un saluto al nostro collega Mirka Weiss; stiamo raccogliendo fondi per aiutare la famiglia per il  il trasporto del corpo.” [chi voglia aiutare può riferirsi per informazioni alla chiesa san Nicola di Bari, n.d.a.]

E infatti non sono mai mancate le occasioni per dare anche lavoro a chi non ce l’ha, anche a Mirka che ha sempre lavorato e “non era certamente un senza fissa dimora”, ci tengono a precisare. Ma è pur vero -n.d.a. – che al momento del suo dramma sia stato in una condizione di invisibilità, altrimenti qualcuno sarebbe intervenuto. Aveva amici e colleghi Mirek, tanti amici “Un raggio si sole – lo definisce – la signora Ewa della comunità polacca di Ostia – che aveva bisogno di affetto ma ancora più di lavorare, perché Covid ha fermato tutto“. Lo hanno sempre aiutato, addirittura chi gli aveva offerto una camera e una casa. Chi però è in un momento di buio a volte, per orgoglio personale, sceglie di allontanarsi per non pesare e se ne va, non accetta l’aiuto, si isola, come quegli animali feriti ma fieri che si nascondono per morire da soli senza disturbare.

E poi emerge la necessità di non avere luoghi d’ombra, zone di buio e isolamento e che questo Parchetto Paolo Orlando, al centro di Ostia sia stato il luogo di una morte del genere ci deve obbligare a gestire una volta per tutti le cosiddette verdi concedendo la logistica ad associazioni che amano il verde, come ad esempio i Gruppi Scout di prossimità che in questo modo valorizzerebbero anche nel percorso formativo ed educativo l’attività di cura del proprio ambiente naturale (iter scout) e avrebbero gli spazi all’aperto (anticovid!) per le proprie attività.

Tutto questo fa ancor più riflettere; è una solitudine che può colpire chiunque anche chi non è veramente ai margini della società attiva, è quindi un problema che può riguardare tutti noi, anche se ben inseriti nel meccanismo sociale. E i social a volte non ci avvicinano, ma anzi, soprattutto quando nel virtuale siamo più reali che nella realtà che si tocca.

E inoltre questo triste evento ci fa sempre più consapevolizzare di essere Ostia sempre una cittadina formata da tante culture, tradizioni, etnie, come è sempre stato da millenni della nostra storia che ha contribuito a fare la storia di Roma; relazioni tra culture che dobbiamo imparare a far vivere non solo dai documenti sovra territoriali, da protocolli ministeriali e relazioni tra ambasciate (che riguardano pochi in contesti riservati), ma dal quotidiano e dalla prossimità (che riguarda la realtà e invita tutti).

Quattro punti che certamente potenzierebbero il monitoraggio sociale in senso umanitario e civile: maggiore presenza nel dialogo con le istituzioni politico amministrative di prossimità da parte delle comunità di altri Paesi (con servizi socio educativi, commissioni politiche amministrative, consulte municipali, quindi non solo con gli enti dove ci si appoggia), gestione educativa dei punti verde dei parchetti, servizio pubblico dei mass media locali (interviste alle persone sole), rete tra i centri di culto con le istituzioni (ufficio/tavolo/sportello del ‘dialogo’, da creare ex novo).

[Associazione La Ciurma – SDT]

 

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