DIARIO DI BORDO – Ascoltare “il grido dei penultimi” di Roma: Mario Adinolfi sceglie Ostia


POPOLO DELLA FAMIGLIA: UN GRIDO DA OSTIA PER TUTTA ROMA – Mario Adinolfi, leader nazionale del Popolo della Famiglia, sceglie Ostia per lanciare su tutta Roma il suo ultimo libro “Il Grido dei Penultimi” insieme al Popolo della Famiglia. “Un suicidio dopo l’altro [su questo territorio, nda] e un luogo pieno di “penultimi”, le  parole espresse proprio da Mario a questa redazione, e che rappresentano la motivazione profonda che l’ha spinto a scegliere  il territorio lidense per mandare un messaggio forte del suo “Grido Tour” ai suoi amici che lo sostengono, ma anche e forse soprattutto alla Capitale e all’Italia intera. L’appuntamento è allo stabilimento Peppino a Mare sul Lungomare Amerigo Vespucci 102 alle ore 19.

Il  leader politico, anche direttore del quotidiano online “La Croce”, non è nuovo al nostro  territorio e lo considera importante, forse decisivo: ha presentato, ora qui ora la’, in diverse parrocchie e prefetture nel X municipio romano (San Tommaso, San Nicola di Bari, Sant’Agostino Vescovo, nda) i suoi libri “Generazione U”, “O Capiamo o Moriamo”, “Voglio la Mamma”, risvegliando i cittadini in un convegno della prefettura di Ostia (Diocesi di Roma). L’esperienza ha avuto talmente l’attenzione delle famiglie e dei giovani tanto che si pensa in futuro ad un ciclo di incontri nelle diverse Prefetture del X Municipio di Roma (appellandoci al coordinamento dei Prefetti dicosani di riferimento, nda) che possano coinvolgere in maniera più calendarizzata e programmata sul territorio di quella, che di fatto, può essere, per i numeri, paragonata ad una vera città, a una diocesi di fatto. E certamente il provocatorio quanto verace Mario ha contribuito affinché Ostia intraprendesse quel processo di autodeterminazione e di consapevolezza che l’ha fatta crescere nel risveglio di quel “gigante addormentato” che è la chiesa militante, nel suo percorso di inter parrocchialità, incontro ecumenico e dialogo religioso.

ADINOLFI, LA PROVOCAZIONE COMUNICATIVA STRATEGICA – Adinolfi non fa segreto di “provocare” spesso per non far silenziare quella che è una moltitudine di cittadini che hanno opinioni diverse ma che non “fanno rumore” e vengono sopraffatti da urlatori quasi di professione che non rappresentano però la maggioranza del popolo. E di “punzecchiare” spesso anche i partiti di centro destra, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, (richiamando alla responsabilità della coscienza anche un certo elettorato 5 Stelle, nda) a essere più presenti sui valori, sui temi, sui fatti, a difesa delle famiglie naturali, sul suicidio di stato, sulle donne povere degli uteri in affitto, senza condizioni e compromessi elettorali che poi li espongono a scelte ipocrite e ambigue e alla perdita di un elettorato serio e maturo. Questo è il  motivo per cui, spesso, il Popolo della Famiglia non fa alleanze di campo: su certi temi e valori non si può cedere perchè è una battaglia di consapevolezza, scelte intime che si fanno anzitutto dentro di se’. In particolare i nostri rappresentanti sul X Municipio non possono più lasciare fuori dal dibattito politico ed elettorale quei valori e quella morale, se non cristiana umana, in un territorio compromesso eticamente a tal livello da vedere davvero la famiglia sotto attacco nel modo più aberrante: la notizia, le immagini di un bambino di 2 anni venduto da suo padre come giocattolo sessuale è il livello massimo di depravazione a cui possiamo assistere ma è un abominio che ci parla di infanzia, adolescenza, gioventù mercificata a diversi livelli che grida ora un cambio di rotta radicale. Questo ci si aspetta dagli amministratori locali anche di Via Claudio.

In questi anni il risveglio cristiano ostiense sui temi dell’importanza della famiglia, i valori pro life in genere, ha avuto come risposta, nella dinamica della dialettica politico culturale, l’attivazione del primo locale gay friendly del litorale (“il Quore Matto”) e addirittura un Gay Pride romano sul Lungomare lidense. Ostia, insomma, sembra presentarsi gradualmente come il campo di uno dei confronti culturali più accesi dei nostri Tempi a livello nazionale e internazionale. Mario Adinolfi sembra abbastanza consapevole di questo e assolutamente non si sottrae al desiderio di un dibattito, pacifico, civile, sui temi e sui fatti, con i più alti esponenti nazionali e internazionali,  politici e culturali, del cosiddetto mondo LGTB: ci dice infatti “sarebbe bello immaginare un dibattito ad hoc”, facendoci comprendere come una kermesse del genere debba essere organizzata con accuratezza dimostrando così la maturità dei “contendenti” e la voglia di confrontarsi sui temi con trasparenza e preparazione.

OSTIA, TRADIZIONALISTI E LGTB: PROVE DI DIALOGO? – Si giunge gradualmente ad un ruolo di una Ostia che riesce a mettere intorno ad un Tavolo persone, politici, gruppi di cultura, che condividono l’intento di voler difendere categorie fragili ma che non riescono paradossalmente ad incontrarsi anzi arrivano spesso allo scontro. Questo perchè, sebbene la stragrande maggioranza della popolazione di ambedue gli schieramenti (i cosiddetti Tradizionalisti e gli LGTB) siano mossi da un nobile intento di “proteggere qualcuno da” forse si fanno influenzare da piccole minoranze che agitano le scintille della rabbia infiammando dibattiti e confronti. Su queste però altri costruiscono un’ideologia che è un mito di falso progresso da un lato e una panacea economica dall’altro. E allora, per sgomberare il campo dall’omotransfobia di cui tanto si parla su matrice religiosa, va detto con forza che nessun cristiano, cattolico o quant’altro, può avere delle fobie pregiudiziali verso l’omosessualità: a prova di questo è certamente la presenza di gruppi e associazioni di cattolici omosessuali e della presenza stessa, che nessuno può negare, di persone omosessuali che vestono paramenti sacri. Quello che si potrebbe obiettare, ma potrebbe negarlo, è una certa esagerazione nell’espressione anzi ostentazione della stessa diversità. L’omotransfobia religiosa è perciò da ricondursi ad un “mito”. Forse in futuro, con l’ipotesi di creare anche una Pastorale delle persone omosessuali all’interno della Chiesa, per ampliare gli strumenti di accoglienza e di ascolto, metterebbe la parola fine ad uno spauracchio che rischia di ingannare molti polarizzando consensi e massificando chi non conosce.

IL CAMMINO OSTIENSE DI VALORI NON NEGOZIABILI – Nel dibattito (a San Nicola, di fronte ai Servizi Sociali, sede forse non casuale, nda) ha già messo in guardia nei confronti di quei “miti del falso progresso” e dall’ideologia Gender che spesso nascondono, dietro alla lotta per i diritti, un giro di potere e di soldi che sfrutta la sofferenza di quelle categorie di persone, spesso davvero alla ricerca di una maggiore serenità sociale, piazzando invece pochi furbetti per consulenze ben retribuite, in posti di prestigio o nei gangli esclusivi dove il potere appunto si gestisce, si conserva e si auto alimenta. Al suo messaggio partecipò la testimonianza viva di Luca di Tolve, (il giovane, ex Mister Gay, ispiratore della famosa canzone “Luca era gay”) che ha svelato, di fronte a tutti, come dietro il mondo gay e la percezione di avere una sessualità omosessuale si nasconda un universo di inganni, una galassia di compromessi, lobby di potere forti e sopratutto un giro spaventoso di denaro. Esiste però un percorso per uscire dalla pressione ideologica, mediatica, politica che  condiziona addirittura la percezione del Se’, dalla sfera sessuale, soprattutto nelle giovanissime fasce d’età “esplorative”, tanto da spingere verso un vero e proprio disturbo della personalità. Si può invece ritrovare se stessi ed essere realmente felici.

Ma oggi ci sono i “Penultimi che gridano”: e chi sono? L’appuntamento è quindi Lunedì 3 Agosto alle 19 per ascoltarlo proprio dalle parole di Mario Adinolfi.

OSTIA DA PERIFERIA MAFIOSA E PAESE DEI BALOCCHI A CENTRO DEL CONFRONTO CULTURALE ROMANO E NAZIONALE – Ma “Ostia” generale, ci par di capire e ci piace raccogliere questo dato, anche per la sua battaglia per un riscatto, si sta guadagnando l’attenzione culturale di un popolo dai valori alternativi a quelli che da decenni l’hanno governata; non solo il risveglio “dei campanili”, della comunità cristiana in genere (a prescindere dalle declinazioni secolari), ma anche “Ostia” come luogo del dialogo culturale, dell’ascolto e dell’incontro nel segno delle diverse identità di un tessuto cittadino multiculturale e multietnico che non vuole più farsi massificare dalla propaganda ideologica, dai temi del pensiero unico globale, da agende politiche che ci appartengono.

Il messaggio che ci arriva è che la realtà non deve essere insabbiata, nascosta, sotterrata; i temi del dibattito pubblico o delle agende setting non devono essere spostati ad hoc per non affrontare invece i drammi della gente in senso risolutivo (non a fare clamore o terrorismo informativo). Soprattutto in Ostia la ricerca della movida, del ballo e del divertimento fine a se stesso, dell’aperitivo e  della cultura dello “scialla”, le imprenditoriali fughe dalla realtà ad inseguire business e mercati, i sogni di gloria  del waterfront romano, non prendano il posto della battaglia che ha senso fare in difesa della verità, della vita, del quotidiano, di chi qui ci vive, della gente. Questo è richiesto a un amministratore pubblico, a un politico a fianco delle persone. [SDT]

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