DIARIO DI BORDO – Era polacco e lavoratore l’invisibile morto al centro di Ostia. Dove eravamo?


L’INVISIBILE

M.W., polacco, 60 anni e un gran lavoratore, le iniziali dell’uomo trovato morto a Ostia Centro” presso il parchetto Paolo Orlando, semi sdraiato sul muretto, come a voler tentare di scappare in un ultimo spasmo di vita. Il Covid (ma siamo sicuri…?) lo ha cancellato anche senza averlo infettato, togliendogli un tetto, lavoro e “visibilità sociale”.

Questa la dichiarazione della comunità di sant’Egidio di Ostia che nei suoi servizi porta avanti quello storico di assistenza ai senza tetto.

Era un senza fissa dimora con gravi problemi di alcolismo“, ci viene anche detto dai servizi sociali. Ecco, ci sentiamo di dire che il divario abissale tra queste 2 descrizioni va senza dubbio colmato; non può continuare a convivere un territorio che assiste e un altro che cataloga. Con questo non si vuole assolutamente giudicare i Servizi, non si entra nel merito, ma si procede proprio diritti al metodo. Ed ecco qui la spiegazione, il nostro parere personale.

Paradossalmente chi scrive crede sia necessario “un ponte” tra i 2. Questo collegamento è la società civile e soprattutto  un volontariato professionale strutturato, come architrave del tessuto metropolitano.

VEDERE L’INVISIBILE

Era polacco e lavoratore, INVISIBILE. Ecco, qui si poggiano sull’architrave (che ancora non esiste) i tre tessuti metropolitani che avrebbero potuto fare la differenza:

  • comunità di altri Paesi sul territorio ostiense (e gli enti a cui fanno riferimento – parrocchie-com.quartiere…)
  • i presenti mezzi di comunicazione, i mass media formali e social.
  • le unità di strada di educatori/operatori sociali (che non esistono ancora e vengono evocati da almeno 15 anni ad integrare in piattaforma asl/municipio a fianco degli assistenti sociali!)

Certamente a questa triade metropolitana farebbero da naturali pareti sociali i Comitati di Quartiere che sempre più si strutturano grazie alla Consulta in senso integrato.  Ed ecco un pò tirata su una sorta di ‘casa sociale’.

GUARDARE L’INVISIBILE

Forse non tutti sanno che a Ostia prospera culturalmente fiorente una COMUNITA’ POLACCA integratissima; a livello sociale si riunisce puntualmente presso la Chiesa San Nicola di Bari, anche Prefettura diocesana di Ostia. Per le Istituzioni è ben salda, con rapporti istituzionali tra le ambasciate, e si riunisce in una Scuola Statale I.C. Via Mar dei Caraibi, istituto che brilla per l’integrazione e il dialogo tra culture. Emerge ancora un ruolo principe della RETE SCOLASTICA E RETE CENTRI DI CULTO ad uso sociale civile, reti tutte da costruire e certamente quasi da immaginare in questo senso. Una rete scolastica non può sussistere solo per far progetti (economico centrca), ne una rete di centri di culto solo per fare convegni o celebrazioni (accademico centrica).

E allora come è possibile che questo cittadino polacco sia sfuggito alla sua gente? E che forse la forbice socio culturale tra le bellissime famiglie polacche e invece chi non ce la fa e arranca si sia (o forse sia già da tempo) molto ampio e si stia ulteriormente divaricando?

Le comunità delle varie culture cittadine non lascino indietro i propri fratelli. Questo ci sentiamo anzitutto di dire per non rendere invisibili.

Seconda cosa; come sia possibile nella società ultra social mediatica scomparire? Non essere visti?

Sarebbe gran parte della attività di SERVIZIO DI TELEVISIONE PUBBLICA di fatto cercare e magari intervistare i cosiddetti senza tetto (tra l’altro hanno storie incredibilmente interessanti, nda). In questo modo li si renderebbe visibili e individuabili e soprattutto forse capiremmo quello che abbiamo paura di capire: che sono persone con storie che possono assomigliare alle nostre e che quindi ci rendono davvero molto prossimi alla loro vita, magari anche a quella che fanno ora.

In ultimo LA POSIZIONE ASL/MUNICIPIO-SERVIZI SOCIALI DELLE FIGURE DI EDUCATORI OPERATORI SOCIALI (unità di strada), per la quale chi scrive combatte da almeno una quindicina di anni seguendo l’esempio della più ampia associazione di categoria APEI (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani); essa non deve essere vista come minaccia alle figure, più logistiche degli Assistenti Sociali, ma deve poter colmare quell’abisso tra volontarismo e istituzionalismo e soprattutto poter muoversi, raggiungere, (oggi quanto più è necessario in emergenza sanitaria!) verso le case, i parchetti, le piazzette. Essa deve poter fiorire dalla formazione universitaria adeguata (educazione e pedagogia) e non essere sostituita in eterna emergenza all’italiana da figure che non c’entrano nulla: protezioni civili, volontari religiosi o laici che siano.

L’appello della Ciurma Associazione è quindi anzitutto alla RETE SOCIALE TERRITORIALE (anzitutto CONSULTE MUNICIPALI – volontariato e inclusione sociale). Rafforzare la comunicazione tra municipio e Caritas locale di Prefettura diocesana (presenza alle consulte della chiesa e dei centri di culto!). L’altra richiesta è finalmente la creazione di una unità mobile di operatori sociali in piattaforma Asl/Municipio-Servizi Sociali (da individuare tra le scienze dell’educazione ‘sociale’, appello a indirizzo nuovamente verso i nostri politici e amministratori affinché facciano di Ostia veramente un PALCOSCENICO UMANO INCLUSIVO E GIUSTO IN SENSO SOCIALE E CIVILE.

[Associazione La Ciurma – SDT]

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