La Roma – Lido perde il premio Caronte ma resta sul podio delle peggiori ferrovie d’Italia

L’ex Circumvesuviana, la Roma Nord-Viterbo e la Roma-Ostia Lido anche quest’anno si confermano le linee ferroviarie peggiori d’Italia secondo l’anticipazione del dossier Pendolaria di Legambiente.


16/12/2019 – Via dal primo gradino del podio per le ferrovie peggiori d’Italia. La Roma – Lido perde il premio Caronte. Lo dice il rapporto Pendolaria di Legambiente che ogni anno racconta il cambiamento, in termini di quantità e qualità, dei treni in circolazione e di conseguenza degli effetti sulla vita quotidiana dei pendolari di tutta Italia. Un terzo posto che per il “Trenino” non significa un miglioramento delle condizioni dei viaggiatori, anzi, ma che vuol dire solo che le linee Circumvesuviana e la Roma Nord – Viterbo hanno fatto di peggio.

E il quadro che emerge è desolante come lo è il modo in cui ogni giorni si trovano a spostarsi tra Roma e Ostia migliaia di pendolari ed è ben descritto nel rapporto di Legambiente.

“Dovrebbero essere ufficialmente 37 i minuti necessari a percorrere i 28,3 km che separano la stazione di Porta San Paolo a Roma ed il mare di Ostia. La realtà purtroppo è ben diversa – scrivere Legambiente – e lungo le 13 fermate di quella che dovrebbe essere 10 una linea strategica per la mobilità dell’area romana, sono ormai 10 anni che si assiste ad un costante peggioramento per la vita dei pendolari. La linea è ancora tra le peggiori d’Italia perché nessun cambiamento è avvenuto e nessun cambiamento è alle porte, con ancora gli stessi problemi vissuti dai pendolari ed una situazione del servizio davvero vergognosa per i ritardi e per il degrado in cui versano le stazioni.
Gli investimenti nel materiale rotabile non si sono ancora visti, così come gli impegni di rilancio della linea con lo stanziamento di risorse aggiuntive di cui non si ha notizia. Sono addirittura scesi a 15 i convogli destinati alla linea, rispetto ai 17 dello scorso anno, ai 23 del 2016 ed ai 24 del 2015. Nonostante la rottamazione di quelli più vecchi abbia permesso di abbassare l’età media, questa comunque arriva a 15,3 anni. Le corse effettuate nell’anno 2018 sono state del 5% inferiori rispetto a quelle del 2017. La conseguenza la si continua a vedere nel numero degli utenti sceso a poco più di 55mila mentre erano 100mila solo pochi anni fa e continuano a calare per via del degrado. Le biglietterie sono presenti solo in meno di un quarto delle stazioni, i continui guasti e problemi tecnici si ripercuotono sugli utenti tra corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, e poi ritardi periodici, sovraffollamento dei treni e la condizione drammatica di molte stazioni che tra incuria e sporcizia sembrano essere abbandonate.
I lavori alla stazione di Acilia Sud sono fermi da tempo e Tor di Valle è nelle stesse misere  condizioni. La fermata dell’ex ippodromo in particolare versa in uno stato di degrado totale e si presenta oggi come un cantiere, se non una discarica a cielo aperto, con tanti gradini e niente scale mobili, tornelli finti che permettono a chiunque di passare e vigilanza completamente assente. I cantieri sono bloccati addirittura da Agosto 2017, mentre il completamento di queste due stazioni ha visto partire l’iter nel 2008 con il via libera in conferenza dei servizi. Il ritardo cumulato parla di oltre 3 anni di ritardo rispetto alle previsioni ma considerando lo stato in cui le stazioni si trovano al momento non si ha certezza dei tempi futuri per la chiusura dei cantieri. Inoltre ad Acilia Sud al momento non sono previsti la realizzazione di parcheggi e sovrappasso, rendendo il potenziale di questa nuova stazione decisamente limitato. Il viadotto ciclo-pedonale è stato infatti declassato dal Comune e senza i 2 milioni di fondi necessari per realizzarlo i 60mila residenti della zona non avranno possibilità di raggiungerla se non tramite l’attraversamento della via del Mare.
Una condizione simile è quella delle stazioni storiche della linea quali Vitinia, Ostia Antica e Castelfusano. Inoltre nelle giornate in cui si aggiungono i disagi provocati dal maltempo il tutto si trasforma in un incubo, con folle di pendolari lasciate in attesa della navetta sostitutiva costretti ad aspettare sulla via Ostiense con parziale invasione della carreggiata.
Si aggiunge alla terribile quotidianità anche la storia della stazione scomparsa, quella del Torrino-Mezzocammino, un quartiere nato nell’ultimo decennio, attorno ai binari della Roma-Lido e dove sono stati versati alle casse comunali quasi 2 milioni di euro in oneri di urbanizzazione che 11 avrebbero dovuto finanziare la realizzazione della fermata. Oggi, con grave responsabilità del Comune di Roma i soldi sono spariti e, al fianco dei binari è stato costruito un parcheggio da 100 posti nel nulla laddove doveva esserci la stazione, mentre i 12.000 abitanti del quartiere sono costretti all’uso dell’auto privata per spostarsi verso il centro cittadino.
Il rapporto cita poi le criticità emerse nelle ultime settimane non i guasti ai convogli che hanno lasciato a piedi migliaia di pendolari. “Tra gli ultimi episodi clamorosi avvenuti sulla linea, il 6 Novembre scorso alle 8:30 di mattina, un treno, che era stato già rimodulato dalle ore 8:00, ha lasciato tutti i passeggeri a terra a Casalbernocchi per un guasto. Le banchine si sono riempite all’inverosimile e non sono state date informazioni alle migliaia di persone vittime del disagio. Il problema dei guasti è sostanzialmente connesso alla qualità del materiale rotabile con soli 9 treni relativamente nuovi, i Caf comunque risalenti al 2006, mentre 5 convogli sono residuati della Metro A che tendono a fermarsi di continuo perché le loro porte non chiudono bene. Si tratta quindi di treni che sono stati già riadattati ad una funzione diversa da quella per la quale sono nati, creando ritardi costanti ed estrema frustrazione per i passeggeri. Pochi giorni prima, il 28 Ottobre, un vagone del treno delle 7:43 da Acilia ha registrato un guasto all’impianto dei freni, emanando un fumo denso e tossico che non permetteva di respirare. È arrivato a Casalbernocchi, si è riempito ed è ripartito, a Vitinia si è fermato di nuovo, questa volta senza riprendere il tragitto. L’11 Ottobre è stato un’altra giornata da incubo sulla Roma-Lido: corse in tilt, un’ora di blocco, un treno guasto e l’intervento della polizia a calmare gli animi. In pieno orario di punta, intorno alle ore 8, il guasto ad un treno ad Acilia ha provocato ritardi e cancellazioni sull’intera tratta. I passeggeri del mezzo fermo dovevano scendere ma le banchine erano già troppo piene. Il guasto mattutino ha quindi avuto conseguenze su tutta la ferrovia con corse in ritardo e treni a 20 minuti l’uno dall’altro: in migliaia i pendolari in ostaggio alle fermate che dovevano recarsi a scuola ed a lavoro. Nella paralisi iniziale un mezzo è rimasto fermo per quindici minuti tra Ostia Antica e Acilia tra l’esasperazione dei passeggeri. I mezzi hanno proseguito su binario unico in attesa della rimozione del convoglio in tilt. E’ difficile intravedere una qualche speranza di cambiamento, malgrado sia stato annunciato, da anni ormai, un accordo tra Regione Lazio e Governo che ha portare allo stanziamento di 180 milioni di Euro. Perché nulla si sa di questo investimento e la drammatica situazione debitoria di Atac fa temere che le risorse vadano perse. Nel frattempo sono partite le procedure per l’acquisto di 5 nuovi treni, che però non arriveranno in tempi brevi e comunque non risolveranno l’emergenza. La soluzione per la Roma-Lido è trasformarla in una vera e propria metropolitana, visto che è tutta all’interno del Comune di Roma e potrebbe catturare un bacino di utenti enorme, migliorando la mobilità dell’intero quadrante urbano a Sud di Roma”.

«Il rilancio della mobilità su ferro nelle città e la condizione che vivono i pendolari devono diventare una priorità dell’agenda politica nazionale. Oggi questo purtroppo non avviene – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente –.  Al nuovo ministro dei Trasporti Paola De Micheli chiediamo di dedicare ai pendolari almeno la stessa attenzione che ha messo in questi mesi per il rilancio dei cantieri delle grandi opere. Servono risorse – e purtroppo in Legge di Bilancio non ci sono ne per aumentare i treni pendolari ne per compararne di nuovi – ma anche scelte radicali e a costo zero a difesa di centinaia di migliaia di persone che ogni giorno prendono il treno in situazioni di degrado inaccettabili. La situazione che si vive da dieci anni sulle tre linee peggiori d’Italia è inaccettabile, è la conseguenza di drastici tagli e di disattenzione al servizio, e purtroppo si continua ad ascoltare solo promesse mentre il numero di passeggeri è diminuito fino al 30%. Al Ministro chiediamo di esercitare un vero potere di controllo, verifica ed intervento rispetto alle situazioni di più grave disagio, e quando la situazione è come a Roma e a Napoli commissariando le aziende. Sono infatti in larga parte le risorse statali a garantire il servizio su queste linee e i diritti dei cittadini alla mobilità devono essere garantiti».

«Dobbiamo mettere più treni e rinnovare il parco circolante se vogliamo convincere le persone a scegliere la mobilità sostenibile – aggiunge ancora Zanchini –. Nella legge di Bilancio in corso di approvazione non sono previste risorse aggiuntive per potenziare il servizio o per acquistare treni per i pendolari. Eppure se si vuole puntare davvero a un green new deal come annunciato dal Governo Conte occorre rilanciare una cura del ferro nel nostro Paese. La priorità dovrebbe essere di partire dal recupero dei tagli alle risorse avvenuto rispetto a 10 anni fa. Dal 2009, infatti, le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 21,5%. Una scelta che ha avuto come conseguenze tagli e disagi che i pendolari vivono ogni giorno ».

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