Ostia, Virginia Raggi: “Roberto Spada candidato? Non credo, I requisiti sono precisi”


19/4/2016 – Un’intervista a tutto tondo quella rilasciata questa mattina da Virginia Raggi, candidata sindaco di Roma per il M5S, negli studi di Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano, intervenendo ai microfoni della trasmissione “Ecg Regione”, condotta da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Tra i temi affrontati quello della legalità in un territorio come quello del X Municipio. “I cittadini ad Ostia – ha detto – mi hanno chiesto tutti di riportare legalità. Non hanno parlato di trasporti, di decoro. Non ce la fanno più ad essere governati dalla malavita. Lo scioglimento per mafia è derivato dal fatto che la politica faceva gli interessi della mafia. Oggi il mare è gestito come fosse cosa privata di alcuni. Il lido invece deve essere gestito come un bene comune. Bisogna riportare la legalità in tutto quello che si fa ad Ostia”. Ha poi risposto all’ipotesi di candidatura di Roberto Spada, ritenuto boss dell’omonimo clan nel M5S. “Noi – ha spiegato la Raggi – le candidature le abbiamo già fatte e i requisiti sono ben precisi, perciò non credo che Roberto Spada potrebbe mai candidarsi. Il m5s ringrazia e rispedisce la richiesta al mittente. Ci sono altri partiti”. Nel corso dell’intervista la candidata ha spiegato la sua decisione di correre per Sindaco di Roma Capitale. “Dopo 100 richieste è arrivata la 101esima, molti cittadini molti attivisti mi hanno chiesto di provare e alla fine ho provato. Secondo me mi hanno preso per stanchezza… Sono molto contenta di questa decisione, anche se all’inizio ero un po’ spaventata per il fatto di conciliare la vita privata con quella pubblica, in effetti già in questi giorni sto facendo i conti con una vita che ha dei ritmi un po’ diversi, quindi devo riprogrammare un po’ la mia vita da questo punto di vista”. Inevitabile affrontare il tema del rapporto con i media. “Stanno cercando in tutti i modi di trovare il pelo nell’uovo, continuassero a cercare. Ci piacerebbe che questo giornalismo così approfondito venisse rivolto anche nei confronti dei nostri avversari. Hanno detto che ero presente in un video mentre cantavo ‘Menomale che Silvio c’è’? La risposta del direttore dell’Unità dice tutto, quando ha ammesso che non ero io e ha ammesso di non aver fatto verifiche prima di pubblicare quel video. Lo ha definito giornalismo 2.0, se quello 2.0 non prevede verifiche, io preferisco quello 1.0”. Atac. “Atac svolge un servizio essenziale che è quello del trasporto pubblico e noi riteniamo che debba solo essere gestita bene, anche perché gestisce il servizio in ordine di monopolio. Quindi se l’azienda va male, non è perché i cittadini non prendono l’autobus, ma perché funziona male. Ci sono tantissimi sprechi, a partire da consulenze inutili, da cui si possono recuperare tante risorse così come si può recuperare l’evasione. Abbiamo un parco auto e treni che è vecchissimo. C’è disinteresse da parte della dirigenza di Atac, volta non a far funzionare la macchina ma a far lavorare persone. Hanno utilizzato le municipalizzate come bancomat, queste persone costituivano base votante. Visto che ormai i dipendenti ci sono, penso che se Atac fosse ben gestita sarebbe possibile farla ripartire. I dipendenti sono messi nelle condizioni di lavorare male, sono loro i primi a doverci aiutare a ricominciare. La voglia di lavorare da parte loro c’è, la migliore occasione è sfruttare la voglia che hanno di ricostruire. I cittadini non si devono sostituire all’amministrazione, perché i cittadini pagano l’amministrazione perché svolga dei servizi. E’ però vero che i cittadini devono essere attivi, partecipare alla cosa pubblica. Non abbiamo nulla in contrario alle associazioni che aiutano a pulire la città, ma questa deve essere una cosa marginale rispetto all’azione dell’amministrazione. Noi dialoghiamo con tutti, con gentilezza. E’ ovvio che se non collaborano, i dirigenti vengono rimossi e vanno a casa”. Infine il tema dei rom. “Abbiamo l’Europa che ha indicato la strada del superamento dei campi rom, attraverso politiche che vanno verso la legalità. Questi rom vanno censiti, da un lato socio sanitario ed economico patrimoniale. I rom devono integrarsi all’interno della nostra città, rispettando le leggi che tutti noi rispettiamo. Semplificando si può dire ‘Annate a lavorà’? Sì. Questa è una strada che l’Europa ci impone e noi siamo già in procedura d’infrazione per aver violato queste disposizioni. Noi paghiamo 24 milioni di euro l’anno per mantenere i campi rom e le associazioni che lavorano in questi campi. Mafia capitale ci ha ampiamente dimostrato come vengono utilizzati quei fondi”.


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