Acilia, sgominato il Clan Guarnera. Tra le accuse estorsione e traffico internazionale di droga


22/7/2015 – I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito nell’ambito dell’operazione “Vento dell’Est” un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 soggetti per i reati di estorsione, illecita concorrenza con minaccia e violenza, nonché traffico internazionale di sostanze stupefacenti, aggravati dalle modalità mafiose. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica e condotte da G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale, hanno preso avvio dagli accertamenti svolti nei confronti del clan Guarnera di Acilia che, nell’ottobre 2013, hanno portato all’arresto dei medesimi. In quel contesto investigativo veniva accertato come i fratelli Guarnera, Sandro e Sergio, dissociatisi dal boss Mario Iovine “Rififì”, appartenente al “Clan dei Casalesi – Gruppo Iovine, avessero promosso ed organizzato, ad Acilia un autonomo clan mafioso che si era affiliato con importanti esponenti della locale criminalità albanese, da utilizzare quale “braccio armato e violento” per rendere più concrete ed efficaci le intimidazioni e ottenere il controllo del mercato capitolino delle slot-machine; potendo contare sulle datate relazioni con soggetti appartenenti alla Banda della Magliana come Luciano Crialesi e Renato Santachiara, avessero stabilito rapporti di coabitazione con esponenti del clan Fasciani di Ostia, allo scopo di operare indisturbati nel comprensorio di Acilia – spesso in maniera violenta e con vincolo di esclusività – nel remunerativo settore delle “macchinette mangiasoldi”, che venivano imposte agli esercizi commerciali abilitati ed autorizzati dall’ANMS.
Per quanto di più stretto interesse rispetto all’operazione “Vento dell’Est” è stato rilevato come, una volta ottenuto il controllo economico del territorio, le mire espansionistiche del clan siano state rivolte verso Guidonia Montecelio, grazie anche all’aiuto di Davide Di Gennaro, oggi arrestato, giovane imprenditore romano che, scientemente, decideva di avvalersi delle “capacità di persuasione” del clan per imporsi nel mercato legale. In particolare, le Fiamme Gialle hanno accertato un chiaro episodio estorsivo, aggravato dalle modalità mafiose, commesso nei confronti del titolare di un centro scommesse il quale, temendo per la propria incolumità fisica, è stato addirittura costretto a chiudere la propria attività imprenditoriale. Per quanto concerne il gruppo “albanese”, è emerso come lo stesso, capeggiato dal noto Arben Zogu (detto Riccardino), fosse parte integrante e dirigente della cosidetta “batteria di Ponte Milvio”, già coordinata dall’altrettanto noto Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ponendosi come importante referente, sul territorio della Capitale, per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di narcotico, anche dall’estero. Questo era emerso anche nella recente operazione “Mondo di Mezzo”. In tale ambito, è stata altresì registrata la repentina e significativa ascesa dello stesso Zogu in seno alla malavita romana: lo stesso, infatti, è riuscito a relazionarsi, in condizioni di reciprocità, con boss del valore criminale di Massimo Carmnati nonché ad ottenere ampio e riconosciuto rispetto nei contesti criminali più violenti della capitale, anche grazie alla nota capacità di imporsi, in maniera efficace e competitiva, sulle più redditizie piazze di spaccio. Sul punto, emblematico è risultato il traffico di 20 kg di cocaina, proveniente dalla Spagna, e la relativa commercializzazione nella piazza della Capitale, che ha visto la partecipazione:
del narcotrafficante Coku Elis, detto “Santa Lusia”, quale fornitore;
dei luogotenenti e guardaspalle Petrit Bardhi, detto “Titty”, e Elvis Demce, detto “Cesare” (quest’ultimo recentemente tratto in arresto quale mandante dell’omicidio di Federico De Meo, commesso a Velletri il 24 settembre del 2013, maturato nel quadro dei rapporti conflittuali per la gestione della locale piazza di spaccio);
dell’altrettanto noto Ettore Abramo, detto “Pluto”, reggente con funzioni vicarie delle iniziative di tipo organizzato della curva nord laziale, quale custode/magazziniere delle partite di droga importate a Roma dal gruppo narcotrafficante albanese;
di Alessandro Presta, detto “Er Negro”, nipote dei fratelli Guarnera, quale responsabile della commercializzazione dello stupefacente sulla piazza di Acilia e già noto per la sua indole violenta, come peraltro dimostrato in occasione del recente reportage giornalistico “La Rapina” del gennaio 2014, allorquando aggrediva, fisicamente e verbalmente, la troupe dell’emittente televisiva “LA 7”.
Tutti i predetti soggetti, oggi, risultano essere destinatari di apposite ordinanze di custodia cautelare in carcere.


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