LA PSICOLOGA – Disturbo post traumatico da stress ed eventi naturali

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18/9/2016 – Il disturbo da stress è culturalmente considerato secondario rispetto ad altre patologie ritenute più importanti ed urgenti, senza invece considerare il danno sociale di una sofferenza come quella dovuta allo stress post traumatico. Qui si vuole riflettere sul disturbo causato da un evento catastrofico come il terremoto. Obiettivamente qualcosa negli ultimi anni è cambiato se si pensa che dall’esperienza di L’Aquila sono entrati in azione numerosi colleghi che hanno affrontato, insieme agli operatori della protezione civile e ai vigili del fuoco, il “danno” di un evento così devastante. In tal senso, proprio negli ultimi sei o sette anni, si è attivato un filone della psicologia, la Psicologia delle Emergenze, per formare professionisti allo specifico intervento con persone che hanno subito il trauma di perdere affetti, oggetti, progetti e desideri nel giro di pochi minuti, se non attimi. Il terremoto produce una sorta di choc emotivo che dalla paura e dall’ansia, che si possono considerare fisiologiche, si può trasformare in panico. In queste circostanze lo stress può essere pensato come una reazione normale. La paura è fisiologica di fronte al pericolo perché il nostro organismo ha bisogno di una riorganizzazione e lo stress attiva una serie di funzioni tese a ripristinare la condizione iniziale. Tutto diventa più difficile quando il pericolo persiste – le scosse continuano per giorni – sottoponendo le persone a riperpetuare il vissuto della prima inattesa esperienza che però ora è nota e già vissuta, con una maggiore consapevolezza di ciò che accadrà. Mentre le cause della paura sono esterne (le scosse), l’ansia è data dal presagire che possa presentarsi all’improvviso un pericolo di natura sconosciuta. L’ansia si può cronicizzare e potenziare attraverso le manifestazioni del panico che sono una forma anticipatoria di qualcosa che accadrà. E’ un provare sproporzionato rispetto al range di minacce possibili. Emotivamente si sviluppa uno stato di paura, allarme, tensione, attesa ansiosa. Fisicamente vi può essere sudorazione, mal di stomaco, palpitazioni, senso di mancanza d’aria. Dal punto di vista comportamentale si manifestano forme di evitamento di esperienze o oggetti vissuti come potenzialmente pericolosi. Tutto ciò si può trasformare in una o più forme di fobia.

Negli eventi catastrofici si crea una linea di demarcazione tra il prima ed il dopo. Ad un iniziale, ed in alcuni casi lungo, disorientamento in cui si possono attivare anche forme di distacco o assenza di reattività emozionale, o amnesia dissociativa con l’incapacità a ricordare aspetti importanti dell’evento, o anche forte evitamento di tutto ciò che può evocare il trauma (pensieri, luoghi, persone, conversazioni, sensazioni), si passa ad un riadattamento in cui la mente si “sintonizza” sul presente spesso passando da una modalità prevalentemente individualistica del pre terremoto a forme di alta condivisione e supporto reciproco del post terremoto. In tal senso sono state fatte ricerche sulle strategie di coping (i processi che vengono messi in atto per affrontare un evento critico) non solo individuale ma collettivo, volte al miglioramento della condizione dell’intera comunità di appartenenza attraverso comportamenti e azioni volontarie e altruistiche. Aumenta quindi la solidarietà ed il riconoscersi attraverso quello che è accaduto non all’Io ma al Noi. Da qui l’importanza di alcuni rituali collettivi come la partecipazione alle commemorazioni, accendere ceri e portare fiori in ricordo delle vittime, l’aiutare a scavare, a cercare, a ricostruire ricordi. Si attivano delle forme molto forti di empatia. E’ l’esempio di Vincenzo e di sua moglie. Nell’ultimo terremoto ha perso la casa, tanti amici e parenti, però non è

accaduto nulla alla sua famiglia, né alla moglie né alle due figlie. Sono tutti “sani e salvi”, la casa ad Amatrice era quella delle vacanze, vivono altrove, eppure ciò che li fa sentire meglio è tornare ad Amatrice a dare una mano, a mettere insieme ricordi, emozioni, condividere la paura e la forza di dover spostare l’attenzione e orientare i propri progetti su qualcosa che di concreto al momento può avere poco. Tornano ogni fine settimana tra le macerie per condividere il progetto di rifarsi del danno subito attraverso la condivisione di un luogo e della medesima esperienza.

Dottoressa Stefania Martina – psicologa, psicoterapeuta

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