5/3/2026 – “Da Vienna a Roma” passando per l’Olanda e la Germania. È il senso della mostra “Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum” che si inaugura domani al Museo del Corso-Polo museale Palazzo Cipolla e grazie alla quale è possibile entrare nel cuore di una collezione che è al tempo stesso museo e autoritratto dinastico, emblema dello splendore di un Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo. L’occasione è ghiotta perché questa eccezionale rassegna permette di vedere opere raccolte o commissionate tra il XVI e il XIX secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo – dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa – restituendo l’immagine di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale, diffusione del sapere e dialogo tra civiltà. Dunque, occasione ghiotta per ammirare ad esempio “L’infanta Margherita in abito blu” di
Velàzquez, peraltro icona della mostra o il capolavoro di Tiziano “Marte, venere e Amore”. La presenza italiana è quantomai significativa ma non c’è dubbio che l’attrazione, il fulcro di questa esposizione è “L’Incoronazione di spine” di Caravaggio. Una tela che giustamente chiude la mostra e merita uno spazio tutto suo. Realizzata a Roma intorno al 1603 – 1605, l’opera dopo aver fatto parte della prestigiosa collezione del marchese Vincenzo Giustiniani, fu acquistata per l’Imperatore d’Austria Francesco I tra la fine del XVIII e del XIX secolo. Una tela che mozza il fiato e che ha potuto ammirare anche il Presidente Mattarella due giorni fa, in anteprima.
Da ammirare anche opere di Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio.
Accanto ai grandi formati, la mostra dedica ampio spazio alla pittura di gabinetto e agli oggetti della Kunstkammer, le celebri “camere delle meraviglie” rinascimentali. Dipinti di piccolo formato, nature morte, paesaggi e oggetti preziosi rivelano un’estetica della precisione e dell’intimità, destinata a una fruizione raccolta e colta. Qui, opere di Gerard ter Borch, Gerard Dou, Jacob van Ruisdael dialogano con manufatti provenienti da una delle più straordinarie Kunstkammer d’Europa, concepita come microcosmo del sapere, in cui meraviglie naturali e creazioni dell’ingegno umano convivono secondo criteri analogici e
conoscitivi. Come ha sottolineato il Presidente della Fondazione Roma promotrice dell’iniziativa, “Da Vienna a Roma” è certamente un’occasione per ammirare l’arte fiamminga, tedesca, spagnola e italiana ma anche per “entrare nella narrazione storico-artistica che vede l’Europa unita”, almeno nell’arte aggiungiamo noi. Promossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM), con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma, l’esposizione sarà visitabile fino al 5 luglio ed è realizzata con il supporto organizzativo di MondoMostre.




















