15/4/2026 – “Apre solo chi è in regola”. L’imperativo categorico, per dirla alla Immanuel Kant, è dell’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi e riguarda i gestori degli stabilimenti balneari di Ostia. E questa volta non ci sono deroghe o scuse che tengano. Che siano giorni cruciali per il presente e per il futuro delle spiagge lidensi lo si vede dalle operazioni di messa a norma che in questi giorni si stanno susseguendo. Certo, un po’ in ritardo rispetto all’apertura della stagione balneare che usualmente è fissata nei giorni che vanno dal 25 aprile al 1 maggio (tempo permettendo). E d’altra parte, il giorno fissato per mettersi in regola era il 31 marzo. Un ultimatum che ha costretto i gestori degli oltre 50 stabilimenti a darsi da fare.
Ed allora ecco smontare le cabine o i manufatti in eccesso e per chi non lo a fatto sono arrivati puntuali gli uomini della Polizia locale a mettere i sigilli (vedi Il Capanno). Sequestri che si susseguono a raffica: la Caletta, l’Oasi. In pratica gli stabilimenti aperti per l’avvio estivo si contano sulle dita di una mano. Anche per quanti hanno aderito con un “obbedisco” forzato, resta il fatto che non sono ancora ufficializzate le concessioni. Il Tar si deve pronunciare entro il 12 maggio su una quarantina di situazioni e questa incertezza costringe i gestori a limitare al minimo i lavori di manutenzione. L’assessore Zevi afferma che qualcosa di più e di certo si saprà nei prossimi giorni. Situazione confusa dunque anche perché i soggetti interessati sono molti: a partire dal Demanio e dal Ministero delle infrastrutture per poi passare dalla Regione e dal Comune per non parlare della Procura della Repubblica dove finiscono tutte le questioni giuridiche. Allo stato attuale, blitz a parte, la situazione del Mare di Roma è critica perché oltre ai sequestri relativi agli abusi ci sono poi contingenze quali l’incendio dei giorni scorsi che ha distrutto La Casetta (tra i più noti e frequentati siti lidensi). Peraltro, lo stabilimento era in stato di abbandono da tempo come lo sono gli storici Sporting Beach, lo Shilling (entrambi con i sigilli ai cancelli) e del Venezia dove di recente è avvenuto il sequestro di numerose cabine. Per non parlare dello storico Kursaal. A tutto questo bisognerà pur mettere un punto e per la fruibilità delle spiagge e per il decoro del Lungomare assalito dall’erosione. Se deve esserci riordino di situazioni lasciate in stand bay da decenni che ci sia anche perché entro il 2027 (non molto lontano) i comuni dovranno indire gare pubbliche, trasparenti e non discriminatorie per riassegnare le concessioni. La legge prevede il diritto a un indennizzo per il concessionario uscente da parte del subentrante, calcolato sugli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni e non ancora ammortizzati. E poi c’è il PUA (Piano utilizzazione arenili) che quando entrerà in funzione dovrà trovare pronta la situazione dei lidi; in quanto la normativa prevede almeno il 50 per cento di spiaggia libera e la riapertura della visuale mare e quindi la rimozione del lungomuro.
LA NORMATIVA EUROPEA
Il tema delle concessioni balneari nasce dalla Direttiva europea 2006/123/CE, conosciuta come Direttiva Bolkestein, che impone di mettere a gara le concessioni pubbliche per garantire concorrenza e trasparenza. A Roma, come nel resto d’Italia, le concessioni sono state rinnovate automaticamente, ma nel 2021 il Consiglio di Stato ha dichiarato la fine delle proroghe generalizzate, fissando la scadenza al 31 dicembre 2023. La normativa italiana è così entrata in conflitto con l’Unione Europea, aprendo una procedura di infrazione che ha portato all’elaborazione della Legge 166/2024, che ha prorogato la validità delle concessioni demaniali fino al 30 settembre 2027, data entro la quale dovranno concludersi le gare pubbliche per l’assegnazione dei titoli. Le amministrazioni locali avranno tempo fino a giugno 2027 per avviare i bandi. Le nuove concessioni avranno una durata variabile da 5 a 20 anni.






















