21/3/2026 – Mai banale. Grande osservatore di tutto quanto ci gira intorno. Grande sensibilità e grande passione per il palcoscenico.
Incontrare Fabio Avaro è al tempo stesso una conferma e una sorpresa perché anche dopo tanti anni ci troviamo sempre di fronte ad un uomo strutturato che ha sempre voglia di mettersi in gioco e di sperimentare.
Il tempo è passato ed ha accresciuto la sua esperienza di vita e di attore. Che sia da solo sulla scena o in coppia con Gabriele Pignotta Fabio ha saputo guadagnarsi la stima del pubblico che anche in questa stagione lo ha visto in tournée su e giù per la Penisola con un successo ormai acclarato quale è “Ti sposo ma non troppo” accanto a Vanessa Incontrada, Siddhartha Prestinari e lo stesso Pignotta.
Avaro torna ad Ostia il prossimo week end (26, 27 e 29 marzo) e lo fa “a casa” e cioè al teatro Pegaso che ha visto muovere i suoi primi passi sulle tavole del palcoscenico, con una performance molto originale.
Fabio trovi sempre il modo per tornare al Pegaso.
Con questo teatro che definirei off continua lo scambio che mi permette anche di lanciare progetti personali. Sono partito dal Pegaso e da Antonia Di Francesco. Se non era per lei probabilmente non avrei mai intrapreso questa carriera, questo mestiere. A tutt’oggi mi ritengo allievo di Antonia e direi… io so’ del Pegaso.
Cosa porti in scena questa volta?
“Non so che dire fate voi”. In pratica si tratta di uno spettacolo interattivo dove il pubblico avrà una parte rilevante come dice lo stesso titolo. C’è un canovaccio di base con un argomento sul quale incentrare la rappresentazione ed inoltre ogni sera sarà diversa e per argomenti e proprio per il fatto che anche il pubblico cambierà.
Affronterai l’attualità?
Sicuramente. Viviamo in un momento che veramente non sappiamo più cosa dire. Siamo, sono destabilizzato, spiazzato. Buona parte di responsabilità ce l’hanno i social e quindi i cellulari. Siamo ormai protagonisti della nostra vita ma è una facciata. Il vero protagonista è proprio il telefonino e non noi come identità. Crediamo di sapere tutto ma non approfondiamo gli argomenti ed è questo che porto in scena.
Quindi quattro serate ma non tutte uguali.
Sì, è così. E i temi saranno quattro: geopolitica, news e uno sguardo al nostro territorio di Ostia e l’interesse per la cronaca nera. E con me infatti ci saranno tre diversi ospiti per così dire, con i quali affronteremo argomenti di loro pertinenza. Per esempio, Federico D’Andrea, esperto in geopolitica, Rosa Di Maggio, geologa forense e il giornalista Giulio Mancini. Con loro si affronteranno argomenti di attualità in chiave ironica e seria allo stesso tempo. Insomma, uno spettacolo anzi tre dove ogni sera sarà possibile interagire tra noi sul palcoscenico e le persone in platea. “Non so che dire fate voi” permetterà a me di evidenziare ironicamente sui temi scelti per poi dialogare con gli ospiti e il pubblico. Credo siano queste le materie che attualmente monopolizzano l’opinione pubblica. Politica e cronaca ormai vivono una spettacolarizzazione non giustificata.
Sicuramente un nuovo modo di intrattenere la platea.
Credo che il teatro debba servire anche a questo. Girando l’Italia con i miei compagni ho potuto notare la differenza sostanziale tra le metropoli e la provincia, dove l’esistenza scorre meno freneticamente. Dove c’è tempo per uno sguardo o una parola e c’è più partecipazione.
Quali programmi per il futuro?
Ci sono molte cose in ballo che sto verificando. Di certo vorrei riportare in scena “Storie bastarde”, lo spettacolo tratto dal libro di Davide Desario. Oltre ad avermi dato molte soddisfazioni è in tema con “Non so che dire fate voi” nel senso che ci si interroga sull’attualità ma ripensando a qualche decennio fa.
















