#MAREDIROMA il documento completo

PER IMMAGINARE INSIEME IL #MAREDIROMA

1- PREMESSA

Con questo documento del Mare il PD intende delineare una nuova visione del nostro litorale, prendendo come spunto di riflessione quanto di buono elaborato precedentemente, con particolare riferimento alle varie proposte di P.U.A. L’intento è di rilanciare il Litorale Romano da un punto di vista sociale, culturale, turistico ed economico.
Quelle delineate sono iniziative di vasta portata. Siamo consapevoli che nel loro complesso possono sembrare utopistiche, considerate le difficoltà di vario ordine in cui si dibatte la nostra città ed il Paese più in generale.
Ma noi pensiamo in maniera contraria: secondo noi le risorse ci sono, sia in termini finanziari che di capacità di offrire contributi di idee e proposte Il difficile è saperle individuare, attrarre e condurre ad una sintesi efficace.
Stiamo tentando, perciò, di coinvolgere in questo nostro tentativo la cittadinanza tutta, a partire da urbanisti, architetti e altri professionisti, nonché associazioni, altre forze politiche e quanti altri abbiano una qualche voce in capitolo e vogliano sostenerci.
La necessità di redigere il Piano di Utilizzazione degli Arenili (P.U.A.) risale agli anni della amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Francesco Rutelli. La stesura del documento fu affidata per competenza all’allora assessore Esterino Montino (proposta P.U.A. 2000 approvata in Giunta ma mai attuata per sopraggiunto commissariamento). La ipotesi di P.U.A. si inseriva in un vasto progetto di completa riqualificazione dell’intero comparto cittadino e aveva come obiettivo quello di dare un’indicazione forte e determinata che andava chiaramente intesa in modo tutt’altro che limitativo rispetto ai progetti già realizzati o in via di realizzazione e doveva essere una grande occasione concreta di sviluppo e rilancio culturale ed economico.
Sin da allora si stabiliva che Il Litorale Romano non è, e non può essere, cosa avulsa dal contesto urbanistico e ambientale della città e che non è ammissibile considerarlo come una entità “separata” e pertanto libero da vincoli precisi con il resto del tessuto cittadino.
Nel documento si affermava la necessità, più che mai attuale, di intervenire sul litorale romano, che si estende per più di 14 km, con un progetto di riqualificazione urbanistica globale, di “recupero delle visuali a mare”, e si stabiliva che il litorale “necessita di essere inserito in un contesto più ampio di qualità dello spazio-ambiente oltre che di qualità dello spazio- edificato”.
Si diceva inoltre che:
Le spiagge di Roma sono il filtro naturale tra la città e il mare e vanno intese come zone destinate a Parco, così come previsto dalle N.T.A. del P.R.G. di Roma; esse costituiscono un fondamentale elemento di raccordo che va differenziato e riqualificato, secondo l’ambiente di cui sono parte integrante (pinete, macchia mediterranea, città, servizi).
Storicamente il concetto di Parco si è evoluto in relazione al mutare del contesto sociale: se l’esperienza settecentesca è segnata dalla ritualità aristocratica e quella ottocentesca riflette un’estetica del paesaggio riletta nello spirito del decoro borghese, con il novecento ha avuto inizio una fase storica dove è il consenso sociale a costituire il riferimento per la composizione del paesaggio del Parco. Il Parco assume una connotazione più utilitaristica, legata all’affermazione di una cultura urbana che porta ad accentuare soprattutto i contenuti igienici, sportivi ricreativi connessi con il verde.
Il Parco nella sua composizione ideale è oggi percepito come luogo di educazione, intrattenimento, invenzione culturale e come tale è profondamente connesso alla vita della città. L’idea di Parco non può essere dissociata dal concetto di Città: il Parco forma parte della sua caratterizzazione fisica e culturale.
Indiscutibilmente, laddove la spiaggia si trovi a ridosso di una riserva naturalistica, non potrà altro che costituirne il naturale prolungamento a mare; nelle aree cittadine, invece, le spiagge altro non sono che la parte della città che si affaccia a mare e quindi dovranno avere caratteristiche e servizi adeguati, e soprattutto, dovranno essere ”totalmente fruibili per tutto l’anno”.
Certamente il valore essenziale degli arenili non può essere più legato solo e soltanto alla funzione di balneazione; essi rappresentano la città al pari di altre strutture (pubbliche e private) che non si sottraggono alle precise responsabilità derivanti dall’essere parte integrante dell’ambiente e
dell’“arredo cittadino”.
A tal fine, nelle varie versioni del PUA, sono stati individuati differenti ambiti fondamentali, suddivisi a loro volta in sottoambiti. Essi esprimono le differenti tipologie della fascia litoranea, e ognuno di questi dovrà essere normato in base alle sue caratteristiche peculiari.
Un compito così importante non può essere vincolato a semplici standard tecnici e amministrativi; esso va necessariamente corredato dei valori simbolici fondamentali che differenziano l’architettura dall’edilizia. Il primo obiettivo deve essere quello di privilegiare la salvaguardia e la valorizzazione delle preesistenze naturali: capire il luogo, conoscerne l’intima struttura comprendendone l’evoluzione storica dei processi naturali ed evocarne il “Genius Loci”.
Attraverso il processo compositivo si deve tendere alla sintesi natura- architettura progettando una “spiaggia-giardino”, che proceda dalla Natura all’Architettura e dall’Architettura alla Natura.
Rappresentare i significati di un’epoca, valorizzare il patrimonio ambientale e sostenere con fermezza le esigenze civili di una comunità, sono i cardini intorno ai quali le Amministrazioni Comunali si dovrebbero muovere per compiere un’opera di grande valore sociale e politico.
Adeguata importanza deve essere data alla mobilità, partendo dal presupposto che ogni futuro progetto non potrà non tenere conto di questo aspetto, ragionando su proposte di viabilità alternativa sostenibile, per garantire l’accesso alle spiagge anche a chi voglia muoversi col trasporto pubblico locale, disincentivando al massimo l’uso del mezzo privato.

2- SITUAZIONE ATTUALE ED OBIETTIVI DEL PD

Siamo un grande partito che si propone di comporre le varie istanze della società molto articolata in cui viviamo, e che vuole dare particolare importanza e attenzione a quelle che provengono dalle sue componenti più deboli, ma anche una sinistra moderna perché capace di dare risposte piuttosto che limitarsi ad esaltare le proteste.
Proviamo quindi ad affrontare la questione del litorale romano partendo da queste premesse, e ponendoci degli obiettivi.
Dobbiamo insistere giustamente sulle denunce degli abusi in atto per il rispetto della legalità e delle ordinanze. E’ l’unica strada che finora ha dato qualche risultato e ci ha permesso di richiamare l’attenzione della stampa e degli altri mass media sulle problematiche del litorale nonché di sollecitare il potere amministrativo e quello giudiziario ad agire con maggiore determinatezza e tempestività.
Allo stesso tempo dobbiamo però mantenere il carattere di democraticità e di universalismo che ci caratterizza e ci distingue da altre formazioni di stampo autoritario o falsamente populista. Dobbiamo rivolgerci alla società nelle sue varie articolazioni fino a suscitare una giusta unità di intenti tra tutti coloro che vogliono un diverso e più efficace modello di balneazione.
Dobbiamo quindi sconfiggere i fenomeni di stampo mafioso, combattendo quella parte dell’imprenditoria, che si ritiene al di sopra della legge, che si è ritagliato una posizione dominante sul mercato della balneazione, che viola ogni concetto di sana concorrenza e ha creato e crea corruzione e clientelismo. E’ questo blocco che ha dato vita ad un vero e proprio oligopolio che, col tempo, ha tarpato la crescita di esperienze imprenditoriali sane ed è riuscito a determinare scelte politiche ai vari livelli tali che si tutelassero gli interessi particolari, a discapito del pubblico interesse.
Per quanto riguarda la gestione delle spiagge, ma anche più in generale, l’azione pubblica e quella privata in alcuni casi non possono che compenetrarsi, in quanto l’attuale contesto socio-economico non pone la Pubblica Amministrazione nella posizione di provvedere direttamente all’erogazione della mole di servizi necessaria. Si deve perciò ricorrere all’azione privata ma solo laddove ciò è necessario. Naturalmente vogliamo costringere l’imprenditoria pubblica e quella privata al rispetto della legge ed in primo luogo a quella parte della normativa tesa a preservare il prezioso ambiente del litorale.
Il litorale è un bene dello Stato cioè nostro. E’ perciò interesse di tutti che sia mantenuto in tutta la sua bellezza.
In questo contesto il nostro Partito deve porsi obiettivi di carattere strategico e dare risposte adeguate perché ha le energie e le capacità per farlo.
Il mare di Roma è il mare della capitale d’Italia e il suo litorale è una preziosa risorsa non solo per l’economia della zona ma anche per l’intera economia romana e laziale.
Roma è l’unica capitale europea che gode di un affaccio sul Mediterraneo. Solo Roma ha un litorale impreziosito dalla presenza di Riserve Statali di rara bellezza come Castelfusano. Solo Roma ha un litorale che confina con una preziosa zona archeologica come quella di Ostia Antica. Solo Roma ha un litorale che è poco distante da quello che forse già oggi è il più grande aeroporto internazionale d’Europa.
Bisogna pensare al litorale romano in questi termini e capire che il turismo può essere una delle principali risorse per la zona del X Municipio. Il turismo è una grande possibilità che si offre ad Ostia ed al Municipio X per superare il suo prevalente stato di quartiere dormitorio e dare a tanti residenti una possibilità di lavoro che oggi trovano solo nella parte centrale della Capitale.
Il litorale di Roma deve essere, perciò, configurato come una parte della Città in equilibrio tra spazio costruito e spazio naturale, e deve essere in grado di offrire ai romani e ai turisti un colpo d’occhio e una varietà di servizi e di iniziative tali da dare orgoglio ai primi e favorire il passaggio dei secondi dal turismo mordi e fuggi a quello con caratteristiche residenziali di maggiore consistenza.
Il litorale di Roma deve offrire al turismo strutture ricettive, sia di eccellenza che di tipo economico e deve darsi una efficace organizzazione per la fruizione dei Beni Culturali e Ambientali.
Se si parte da queste premesse dobbiamo ammettere che oggi la situazione del litorale di Roma è veramente sconfortante.
Il mare è nascosto da recinzioni o da muri, l’accesso alle spiagge in concessione è soggetto al pagamento di balzelli ingiustificati, le spiagge libere sono poche e in più mancanti delle strutture essenziali. Il lungomare è una strada a scorrimento veloce che crea una cesura tra la Città e l’arenile. Per il cosiddetto “effetto aerosol” manca il verde, i pochi giardini sono spogli e le essenze arboree sono rarissime. In certi punti del litorale di Roma il mare non sembra l’elemento principe del paesaggio ma l’appendice di una pericolosa autostrada cittadina.
La superficie della spiaggia è assolutamente insufficiente. Il numero dei bagnanti aumenta per motivi legati all’andamento del ciclo economico e la costa è soggetta a fenomeni di erosione così che la profondità del litorale si riduce sempre di più. Nel contempo i residui di Duna mediterranea tendono a scomparire a causa della massiccia presenza di auto private.
Durante la piena stagione i cittadini romani e i turisti sono ammassati come sardine e le spiagge sono vissute più come graticole piuttosto che come luogo di ristoro. Il litorale diventa il teatro di lotte selvagge in condizioni estreme per il parcheggio degli automezzi privati che spesso si concludono con estorsione finale a cura di personaggi dal fare piccolo mafioso. Il tutto, degno dei peggiori film horror.
Più si riduce l’ampiezza del litorale di Roma più aumenta l’impatto visivo delle opere sin qui realizzate sull’arenile in barba a leggi, regolamenti, ordinanze, più aumenta lo stravolgimento anzi la distruzione dell’habitat naturale.
C’è anche da dire che come conseguenza di questo stato di cose i servizi offerti dai concessionari hanno prezzi troppo elevati.
Le materie prime della balneazione sono due: il mare e la spiaggia. Più aumenta la disponibilità di spiaggia più sono i clienti che si possono ospitare, più calano i prezzi.
Ma l’arenile è limitato da un lato dal mare e dall’altro dal lungomare, la strada di scorrimento e di accesso agli stabilimenti realizzata a partire dagli anni 20 e completata negli anni ’60 dello scorso secolo.
Il lungo mare è una opera imponente, a doppio senso di marcia, con due o tre corsie per ogni direzione di marcia, e divide nettamente l’arenile dalle zone retrostanti. E’ classificata quale strada provinciale e quindi per il codice della strada deve obbligatoriamente avere tali caratteristiche
Ciò premesso, tutto il sistema della mobilità della fascia litoranea (dal Porto Turistico fino a Capocotta) deve essere ripensato verso soluzioni di mobilità sostenibile e di incremento del trasporto pubblico tenendo presente che in molti litorali urbani di città turistiche, sia italiane che europee, sono state introdotte le isole ambientali e/o pedonali, dove è molto forte la componente vegetazionale.
Ove si adottassero questi nuovi criteri di mobilità la zona immune da traffico aumenterebbe notevolmente e sarebbe possibile ricreare spazi per funzioni di sostegno alle attività balneari, e parimenti, sarebbe possibile rigenerare l’ambiente delle dune o disegnare giardini popolati da essenze arboree compatibili con le caratteristiche della zona.
Tutto quanto fin qui detto potrebbe avere carattere conclusivo per la parte “politica”. Per la parte diagnostica e per la parte propositiva il discorso invece è aperto perché è legittimo che su un tema di così ampia portata esistano pareri differenti e differenti visioni.
E per facilitare un dibattito basato su conoscenze più ampie riteniamo utile fornire elementi di indirizzo e proposte articolate.

3. PROPOSTE DEL PD E ROAD MAP

Innanzitutto chiediamoci e chiediamo nelle sedi più opportune se lo Stato Italiano, nelle sue articolazioni istituzionali e politiche, voglia e possa confermare con atti e stanziamenti adeguati, quello che dal 1870 è stato deciso, ovvero che il litorale di Roma fosse l’affaccio al mare della Capitale d’Italia. Intenzione esplicitatasi negli anni seguenti con la Bonifica di Ostia Antica, con il varo del Piano Regolatore del 1911, e con la realizzazione dello Stabilimento Roma che anche visivamente rappresenta la volontà di presenza di Roma nel Mare Mediterraneo.
Tutto questo processo si è interrotto con la guerra e le aspirazioni della Città sono rimaste per larga parte alla fase iniziale.
La rimodulazione del Litorale Romano può essere ripensata in diversi modi, ma è essenziale fare il punto sulle ambizioni della Capitale d’Italia e quindi individuare in maniera coerente quali sono gli obiettivi da perseguire.
Non sarà indifferente, nella costruzione di un nuovo progetto partecipato che veda il PUA come strumento base per la pianificazione (che si deve integrare nell’ambito di una più ampia visione di rigenerazione urbana del Litorale di Roma) sapere se, lo ripetiamo, lo Stato, nelle sue varie articolazioni, vuole puntare ancora a realizzare l’affaccio al mare Mediterraneo della Capitale d’Italia e ciò attraverso investimenti specifici a suo esclusivo carico, o invece, con il concorso di organizzazioni internazionali che aiutino a realizzare concretamente una siffatta politica.
A questo proposito siamo convinti che si debba mantenere il passaggio formale e sostanziale della cosiddetta Valutazione Ambientale Strategica quale processo finalizzato ad integrare considerazioni di natura ambientale nei piani e nei programmi di sviluppo e per migliorare la qualità decisionale complessiva. L’obiettivo principale della VAS è ponderare al meglio gli effetti ambientali dei piani o dei programmi, prima della loro approvazione (ex ante), durante ed al termine del loro periodo di validità (in-itinere, ex post). Altri obiettivi della VAS, così come stabilito dalla delibera 57/2006 del Comune di Roma, per noi importantissimi, riguardano sia il miglioramento delle informazioni fornite alle persone, sia la promozione della partecipazione pubblica nei processi di pianificazione-programmazione.
Naturalmente si vuole anche ribadire la forte volontà di discontinuità rispetto al modello di sviluppo e di gestione del litorale che ha condotto alla presente situazione caratterizzata dalle forti criticità più sopra descritte. Vogliamo ricondurre le azioni di lobby in una sana cornice di rispetto dell’interesse generale, scevra da ogni esasperata ricerca dell’interesse privato.
Fermo restando, come ovvio, che la nostra azione non può che consistere nella puntuale denuncia di eventuali abusi mentre l’accertamento e la condanna dei comportamenti illegali fa capo ai competenti poteri statali.
Chiediamo, a questo punto, di condividere gli elementi che sono in linea con le nostre visioni urbanistiche. In particolare vogliamo rilanciare il concetto di recupero della “Città Giardino” della parte centrale di Roma. Il PUA del 2000 già prevedeva diversi ambiti, ma soprattutto stabiliva che nella fascia centrale ci fosse una osmosi tra il litorale e la Città attraverso l’abbattimento delle strutture esistenti nel tratto che corre dal cosiddetto curvone fino alla Vittorio Emanuele e ciò per consentire un nuovo modello di godimento del litorale così che questo potesse essere aperto alla città per tutto l’anno, pensando all’esempio di molte spiagge libere attrezzate.
Altra necessità che chiediamo di condividere è quella di rispondere alla domanda dell’utenza del litorale, che è molto variegata, garantendo soluzioni ottimali a seconda dei vari ambiti individuati dal PUA in modo che si possa procedere in modo ordinato e non traumatico ad un rilancio del territorio sotto il profilo culturale, ambientale, sociale, prima ancora che economico.
Vogliamo però assicurare che abbiamo ben ponderato l’aspetto per certi versi rivoluzionario di queste nostre proposte, specie per quanto concerne il rapporto di forte attaccamento creatosi nei lunghi anni passati tra concessionari e tratto di spiaggia loro affidato, e che siamo ben consapevoli di quale intenso lavoro di bilanciamento nei confronti dell’utenza debba essere portato a termine per guidare in maniera equilibrata il passaggio effettivo a questa nuova visione del litorale di Roma. Siamo però certi che non potrà essere sfuggito che il PD promuove un progetto di respiro addirittura ultra nazionale, che riguarda ogni componente del tessuto sociale.
Su questo punto, e su altre idee, è perciò intenzione del Partito Democratico del Municipio X, in accordo con il PD Romano e con la Regione Lazio, di aprire un ampio e aggiornato dibattito promuovendo il confronto tra tutte le componenti della società, chiamando prima a raccolta professionisti, architetti, che possano fornire i loro contributi di idee e che conducano all’organizzazione di un grande evento da realizzarsi il prossimo autunno.
● Tale evento, che potremmo denominare “Sea Workshop”, potrebbe costituire la base di partenza per la definizione di linee guida largamente partecipate, utili alla costituzione del nuovo PUA, tramite lo strumento fondamentale della VAS, che nella sua stesura definitiva dovrebbe avere come scopo principale quello di rilanciare l’economia e la qualità della vita del Litorale in un sano rapporto tra la cittadinanza, le forze politiche ed associative di ispirazione democratica.
A tal fine, si dovrebbe procedere per gradi, ovvero:
● Organizzare l’evento denominabile “Sea Workshop” per definire le opportune modifiche alle attuali linee guida del PUA, che dovrà essere un tassello di un più ampio modello di sviluppo del litorale romano.
● Coinvolgere l’Amministrazione Comunale e le altre forze politiche per l’apertura di un tavolo di discussione partecipata.
● Definire in modo chiaro il quadro degli obiettivi da raggiungere.
● Passare alla fase operativa.
La fase operativa dovrà portare a:
✓ Verificare la possibilità di inserire il PUA, a seguito della VAS, in un piano di sviluppo pubblico per le infrastrutture di servizio (miglioramento della viabilità, interventi per nuovi investimenti turistico-ricettivi, inserimento di strutture internazionali per caratterizzare il ruolo di Roma Capitale per l’affaccio sul mediterraneo, etc.)
✓ Verificare la possibilità di conferire al Piano valenza urbanistica affinché possa costituire parte integrante del Piano Regolatore Generale.
✓ Stabilire tutti i passaggi amministrativi necessari (Decadenze, Bandi, Regolamenti, Atti regionali etc.) e definire, tra l’altro, standard e disciplinari che determinino la qualità degli interventi con precise formulazioni da inserire nei bandi Pubblici.
Infine, riteniamo che la presentazione di questo ambizioso progetto, possa essere per il PD Municipio Roma X l’occasione per riprendere a ragionare sul rapporto Fiume-Mare e sull’ecosistema antropico economico ed ambientale della foce del fiume Tevere con il mare di Ostia, che riguarda non solo il tema dell’attività diportistica, ma anche le problematiche relative all’erosione ed al ripascimento della costa. Per questo motivo sottolineiamo, anche in questa sede, come sia indispensabile ed urgente individuare e interventi essenziali per affrontare adeguatamente questo vero e proprio disastro ambientale.
Desideriamo poi aggiungere alcune considerazioni che potrebbero essere ricomprese in un piano di rilancio che comprendesse anche le zone non ricomprese nell’ambito del PUA.
A chi visita la zona di Ostia a immediato ridosso della foce del Tevere appare evidente che la zona meriterebbe maggiore attenzione da parte dei pubblici poteri.
Un susseguirsi di insediamenti abusivi a carattere artigianale e residenziale e la presenza di numerosissime imbarcazioni da diporto di piccolo e piccolissimo cabotaggio deturpano un paesaggio altrimenti molto bello.
In caso di forti mareggiate, in alcune zone esiste poi un problema di sicurezza perché le onde scavalcano le barriere di protezione e invadono case e laboratori con grave pericolo per coloro che vi risiedono o vi svolgono la loro attività.
Ad aggravare ulteriormente il quadro idrogeologico, ha contribuito senza ombra di dubbio la realizzazione del Porto Turistico di Roma che, posto esattamente alla Foce del terzo Fiume d’Italia, costituisce un vero e proprio impedimento al transito delle correnti, che quindi insistono in misura ancora maggiore proprio sull’area denominata idroscalo. Come Partito ci batteremo, inoltre, affinché le opere a scomputo che dovevano essere realizzate dalla società costruttrice del Porto per la parziale messa in sicurezza del quadrante, siano finalmente realizzate.
Ma l’intenzione del PD non è solo quella di limitarsi a sottolineare un degrado ambientale pure pesantissimo, specie per chi conosce i trascorsi storici della località, quanto di evidenziare le possibilità di riscatto e di rilancio possibili per l’intera zona.
Provvedere al rimessaggio e alla ricollocazione in acqua dei natanti in maniera programmata, in strutture idonee sistemate in maniera da non recare oltraggio al paesaggio, sulla base delle richieste dei singoli proprietari, permetterebbe, da un lato, di liberare le rive del fiume e restituirle in gran parte alla loro naturale funzione di rifugio per una fauna stanziale, e di passaggio, ormai sempre più rara, dall’altro a progettare una razionale urbanizzazione della zona meno invasiva e più rispettosa dell’ambiente, che tenga conto della necessità abitativa all’interno un contesto idrogeologicamente più sicuro.
Altri posti di lavoro oltre quelli relativi al rimessaggio potrebbero crearsi laddove si desse il giusto impulso alle attività di manutenzione e di riparazione. Ricadute benefiche si avrebbero sulla durata e sulla funzionalità dei natanti in modo che alla fine quello che i proprietari spenderebbero in più per usufruire dei nuovi servizi sarebbe recuperato in conseguenza di una maggiore durata e migliore funzionalità dei mezzi nautici.
Altre possibilità di impiego deriverebbero dall’incentivazione dell’offerta di servizi connessi alla pratica nautica come ad esempio la pesca sportiva, l’itti-turismo, le altre attività subacquee, l’esercizio di sport acquatici quali vela, windsurf, kitesurf etc.
Si dovrebbe poi considerare la possibilità di stabilire migliori collegamenti finalizzati allo sviluppo del turismo, fra la zona della foce e quella archeologica di Ostia Antica.
Infine un richiamo del PD ai pubblici poteri affinché si vigili più efficacemente sui rischi di inquinamento delle acque. Attività agricole e scarichi incontrollati sono un pericolo costante per la qualità delle acque e hanno gravi ricadute anche sulla parte balneazione del litorale romano. Qualora, poi, si ravvisasse l’inadeguatezza o l’impotenza del settore pubblico in questo specifico campo bisognerebbe pensare ad adeguare l’azione di vigilanza con il ricorso a risorse aggiuntive alle forze dell’ordine o , in alternativa a istituti di carattere privato, perché troppo importante è la funzione da svolgere.
Insomma il ruolo della politica deve riprendere in pieno perché troppo tempo si è perso e troppo tempo si continua ancora a perdere.

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