Caso Chiara Insidioso, le drammatiche lettere che precedono il pestaggio

4/9/2016 – «Voglio solo te». È quanto Chiara Insidioso scrive una manciata di giorni prima del brutale pestaggio a Maurizio Falcioni, il compagno 39enne che il 3 febbraio del 2014 l’ha massacrata riducendola in fin di vita. Lettere che analizzate alla luce di quello che accadde successivamente gettano un’ulteriore ombra sulla vicenda avvenuta a Casalbernocchi. In quelle pagine infatti Maurizio accusa Chiara di avere dei segreti con lui, di avere degli amanti e che queste sue bugie siano la causa delle sue crisi di rabbia che puntuali lo portavano a picchiare la fidanzata. «Devi ammettere i tuoi errori e menzogne ma ancora neghi – scrive il 39enne – e io di conseguenza mi arrabbio sempre e non mi vuoi più!» Accuse alle quali Chiara risponde ribadendo di non avere altre relazioni. «Voglio solo te! Quando lo cominci a capì? – scrive Chiara – Come te lo devo fa capì?» proseguendo poi ricordandogli come in passato sia stata lei stessa tradita e che mai avrebbe fatto la stessa cosa a lui. Parole d’amore quelle della giovane che però non riescono a convincere Maurizio che una manciata di giorni dopo sotto l’effetto della cocaina aggredisce nuovamente la ragazza picchiandola senza pietà e prendendola a calci in testa mentre indossava delle scarpe antinfortunistica. Missive rese pubbliche solo ora e pubblicate in esclusiva, ma che sono nelle mani dei carabinieri di Vitinia già dai giorni seguenti la sentenza di primo grado che condannò Maurizio Falcioni a 20 anni di carcere (ridotti poi nel secondo grado a 16). A ritrovarle pochi giorni dopo il pestaggio, era stato Gianfranco, il padre di Maurizio. «Il signor Falcioni – spiega l’avvocato Luciano Randazzo che in un primo tempo ha rappresentato Maurizio – stava pulendo la casupola dove il figlio e la povera Chiara vivevano. Mettendo a posto si è imbattuto nelle lettere che erano state nascoste e che erano sfuggite alla perquisizione effettuata dalle forze dell’ordine che probabilmente in quel momento erano alla ricerca di altre tracce. Me le ha consegnate immediatamente perché non sapeva se potessero avere una qualche importanza per la vicenda. Leggendole ho capito subito il loro valore e le ho così consegnate ai carabinieri della stazione di Vitinia. Credo che però non siano entrate nelle carte processuali perché altrimenti le cose sarebbero andate diversamente». Lettere che portarono l’avvocato Randazzo a rinunciare al proprio incarico. «Chiesi conto di quelle parole al mio cliente ma – spiega il legale – in lui vidi la totale assenza di una qualsiasi forma di pentimento per quanto accaduto e a quel punto decisi di non rappresentarlo più».

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