Isola Sacra, chiarezza sui centri d’accoglienza

15/9/2016 – Trasparenza sul centro di accoglienza di via Bombonati all’Isola Sacra. A chiederla sono i residenti del comitato spontaneo via G. Bombonati che chiedono ora al comune di Fiumicino di tenerli aggiornati su tutti i passi che verranno fatti legati alla struttura che ospita una cinquantina di immigrati. Preoccupazioni legate non tanto alla presenza degli stranieri con i quali al momento attuale si è instaurata una convivenza pacifica, anche se nei giorni scorsi uno degli ospiti della struttura è stato trovato a condividere sul proprio profilo Facebook immagini di uno personaggio vicino a terroristi, quando piuttosto al timore che nuove decisioni possano piovere sulla loro testa a “giochi ormai fatti”. Proprio per questo nei giorni scorsi hanno protocollato una lettera al sindaco di Fiumicino Esterino nella quale si specifica come la Prefettura abbia chiesto al comune di accogliere 113 migranti. Una richiesta che ha ricevuto risposta negativa del Sindaco soprattutto davanti alle preesistenti difficoltà legate alla gestione di questi tipo di strutture e in particolare quelle per minori, ma che di fatto ha aperto la strada alle strutture di accoglienza private. Una scelta questa che suscita i maggiori dubbi. “Non sarebbe stato meglio – si chiedono infatti nella lettera i residenti – che l’Amministrazione gestisse e controllasse direttamente i profughi assegnati, ricevendo oltretutto una sovvenzione di 35 euro al giorno per ogni ospite? Inoltre – sottolineano – la Prefettura parla di 113 ospiti e considerato che il centro di via Bombonati nel potrà accogliere al massimo 60 dove verranno alloggiati tutti gli altri?» Una domanda retorica quella fatta in considerazione della presenza di altre strutture sul territorio dove è previsto l’arrivo di nuovi immigrati. «Il prefetto Morcone, capo delle Prefetture italiane, ha dichiarato che nei Comuni dove esista un programma Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr) non sarebbero stati aperti centri Cas in strutture private. Visto che il Comune ha presentato un programma Sprar per il triennio 2013-2016, perché il centro di accoglienza è stato aperto comunque? Nel frattempo è uscita la notizia di un presunto fiancheggiatore dei terroristi dentro la struttura – spiegano i residenti – e siamo rimasti senza possibilità di parlare con nessuno, senza chiarimenti, in balia delle informazioni che viaggiavano su Facebook. Siamo sicuri che questa sia la strada giusta per quella integrazione che è stata più volte sbandierata? Oppure sarebbe meglio confrontarsi insieme settimanalmente per abbattere i muri della diffidenza, da entrambi i lati. Perché al di là delle parole – concludono – non è che dall’interno della struttura ci sia poi tutta questa voglia di comunicare con i residenti…”

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