Geometrie variabili in mostra alla Galleria Emyfoto

12/6/2016 – Le immagini che Angelo Peruzzi saranno in mostra dal 18 al 16 luglio nella galleria fotografica Emyfoto di via Costanzo Casana. “Geometrie variabili” il titolo dell’esposizione in cui Peruzzi ci propone le sue opere che fanno parte di una ben più ampia ricerca che ha in se i connotati  di una indagine documentaria e simbolica degli spazi e delle costruzioni presenti nelle città. Con la sua macchina fotografica però, non vuole narrare solo il gusto per il nuovo, la spettacolarità e la meraviglia che induce tutto ciò che ci sorprende, bensì  vuole “creare attraverso questa, la combinazione tra la verità del nostro quotidiano e  la bellezza di una gemma in esso incastonata”. Queste foto infatti sfogliano la città come una cipolla, togliendone le prime pelli, quelle più esterne, per arrivare a un livello dove si vede la struttura normalmente nascosta sotto gli strati del consueto. Complice la metafora di bellissimi bianchi e neri ed una composizione accurata e rigorosa, ne osserva la filigrana, gli accostamenti espressivi, i riflessi delle grandi architetture che disegnano paesaggi immaginari come nelle Città invisibili di Calvino, immaginari  ma non per questo irreali.
In questo senso una ripresa dei canoni del Barocco dove gli strumenti retorici del linguaggio come le metafore, le antitesi, le enfasi, le iperboli e i paradossi perdono la tradizionale funzione linguistica diventando il messaggio in sé.
Così abbiamo fotografie dove si materializzano all’improvviso, come ciclopiche cattedrali, strutture aliene dal contesto, quasi astronavi atterrate in un mondo normalizzato dalla ripetizione e dalla banalità e che sembrano portatrici di un messaggio di quella bellezza e verità che per l’autore è sinonimo di arte. E’ un lavoro che riscopre punti di vista già inclusi nelle opere architettoniche fotografate, ma che presuppone una pungente consapevolezza della precarietà del reale, delle apparenze ingannevoli, della fragilità  dei rapporti fra le cose e che cerca, attraverso una fotografia ricca di sinuosità e di grandi volumi, di evadere da uno stato di latente insoddisfazione attraverso lo specchio di  forme fantastiche. Roma, Venezia, Valencia sono alcune tappe di questo percorso tra oggetti e manufatti, costruiti per tradurre sogni e desideri in abitazioni e strutture; così come i ponti fotografati uniscono e raccordano luoghi diversi, così questi “sguardi obliqui” di Angelo Peruzzi sono appunto le variabili che si insinuano in queste geometrie esatte e ci fanno scoprire le potenti metafore che, con la loro forza simbolica, ripiegano il nostro sguardo verso noi stessi. Le città sono tante “cose”, e lo sguardo di un fotografo che ne osserva la “filigrana di un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti” può aggiungere emozioni supplementari, non derivate o sostitutive, agli spettatori di questa esposizione che apre la stagione del primo spazio espositivo a Ostia dedicato esclusivamente alla fotografia.

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