Dragoncello, 85enne alla sbarra per violenza contro pubblico ufficiale

11/6/2016 – Dopo tre anni finalmente l’incubo finisce. Un incubo iniziato nel 2013 quando un anziano di 85 anni si era visto svegliare all’alba da alcuni poliziotti che dovevano perquisire la sua abitazione nell’ambito dell’inchiesta che vedeva imputata la figlia. E ora il magistrato competente ha deciso di assolvere l’anziano perché il “fatto è di lieve entità”. L’episodio si era verificato alle prime luci dell’alba del 22 maggio di tra anni fa quando Giuseppe D. all’epoca dei fatti 82enne, padre di una donna imputata in un procedimento per appropriazione indebita, si vide svegliare poco prima delle 6 da alcuni poliziotti incaricati di effettuare la perquisizione dell’abitazione di Dragoncello dove la donna risultava domiciliata ma in cui, nei fatti, non abitava da tempo. Un risveglio brusco per l’anziano, ex appartenente delle forze dell’Ordine, che non aveva accolto in maniera amichevole gli agenti rivolgendo loro frasi colme di insulti e cercando di colpire, con la forza che poteva avere un ultra ottantenne, a pugni un sostituto commissario. A dissolvere il momento di tensione e a riportare l’atteggiamento dell’anziano rapidamente “nei ranghi” era stato l’intervento della moglie che con poche parole era riuscita a tranquillizzarlo e raccontando poi ai poliziotti del carattere un po’ burbero dell’anziano marito. Una vicenda che si era conclusa con la relazione del poliziotto aggredito che anche in considerazione dell’età avanzata del signor Giuseppe aveva deciso, insieme agli altri colleghi, di non presentare alcuna denuncia. “Una scelta che però inspiegabilmente – spiegava all’epoca l’avvocato Luciano Randazzo, che insieme alla dottoressa Giulia Vicedomini, rappresenta l’anziano – il pubblico ministero al termine delle indagini preliminari aveva deciso di ignorare, proseguendo nel procedimento, e denunciando per violenza contro pubblico ufficiale il signor Giuseppe che si è dovuto presentare in Tribunale ed affrontare un processo assurdo a cui fortunatamente la magistratura ha voluto restituire la giusta valenza”.

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