Mafia Capitale, la Corte dei Conti chiede 21mln di euro a Tassone & Co.

8/6/2016 – Ventuno milioni di euro. È il conto che l’ex presidente del X Municipio Andrea Tassone insieme ad altre 20 persone tra amministratori, dipendenti pubblici o di società pubbliche, si è visto presentare dalla Corte dei conti nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. Ad essere chiamati in causa insieme a Tassone tra gli altri ex dirigenti Ama, come Franco Panzironi e Giovanni Fiscon, l’ex componente sul tavolo per l’immigrazione, Luca Odevaine, ed esponenti politici come Daniele Ozzimo, Giordano Tredicine, Luca Gramazio e Mirko Coratti. I magistrati specializzati in contabilità Ugo Montella e Massimiliano Minerva hanno infatti analizzato le informative dei carabinieri del Ros e quelle della guardia di finanza nelle sono stati elencati tutti gli appalti ritenuti illegittimi che rientrano nella marea di cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi. In questi mesi i magistrati si sono incontrati con i colleghi della procura della Repubblica passando al setaccio decine di migliaia di pagine per quantificare il danno all’erario. Nei giorni scorsi la consegna dell’invito a dedurre (che corrisponde al rinvio a giudizio), atto che consente ai diretti interessati di replicare alle contestazioni contabili entro trenta giorni. Tutti accusati di aver svolto attività “finalizzate a facilitare l’aggiudicazione di gare a favore di soggetti economici appartenenti al sodalizio criminale “Mafia Capitale”, a concorrere alla formazione del consenso politico e istituzionale necessario alla nomina/conferma ai vertici di singoli apparati amministrativi di soggetti graditi al sodalizio e viceversa per la rimozione di quelli non graditi e ad alterare, nel complesso, il regolare svolgimento dell’azione amministrativa in favore di interessi privati anche in settori amministrativi volti alla cura del disagio sociale ed economico”. Dovrà essere inoltre quantificato il danno di immagine prodotto al Comune di Roma e alla Regione Lazio. Per quello bisognerà però aspettare prima che la procura contabile effettui una formale imputazione che arrivi una sentenza penale di condanna.

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