Cpo, sciopero della fame contro un nuovo depotenziamento

29/5/2016 – Sciopero della fame contro il depotenziamento del Cpo di Ostia. Ad iniziarlo a partire da lunedì saranno i componenti del consiglio direttivo dell’Amo, l’Associazione Mielolesi di Ostia. Giacomo Percoco, Roberto Pergolato e Giacomo Paolo Rossi hanno deciso di iniziare questa forte forma di protesta per dire in maniera decisa “no” alla decisione di chiudere un nuovo piano di degenza nella struttura di viale Vega. “Dopo la chiusura di un altro piano avvenuta circa due anni fa, ora si vuole depotenziare ulteriormente la struttura con ulteriori tagli di posti letto. Di fatto, – spiegano dall’Amo – di quattro piani di degenza ne rimarrà solo uno in funzione. Nonostante le molte richieste di ricovero, Il punto è che il lento e inesorabile depotenziamento farebbe pensare ad una chiusura totale. Ma questa volta, stanchi di essere presi in giro i componenti del Direttivo A.M.O. insieme ad altri soci, e ai ragazzi di Casapound, hanno deciso di ricorrere ad una protesta, volevamo farla silenziosa ma, abbiamo pensato invece che deve essere “decisiva” per far finire questo “stillicidio psicologico””.
“Noi non lasceremo mai chiudere il CPO – spiega Giacomo Percoco presidente, dell’Associazione A.M.O. – perché è la nostra vita, e la nostra storia. I Dirigenti Asl RM3 e la Regione Lazio, si dovranno prendere tutte le responsabilità di questo gesto “estremo” a difesa della nostra salute, e della nostra dignità. È necessario dare effettiva concretezza al diritto già espresso dall’articolo 1 della legge n. 104 del 1992, cioè che la Repubblica persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni. L’articolo 7 della stessa legge prevede, inoltre, – conclude – che la cura e la riabilitazione della persona disabile si realizzino con programmi che prevedano prestazioni sanitarie e sociali integrate tra loro, che agiscano sulla globalità della situazione di handicap”.

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