Ostia, spiagge libere, bando sotto la lente dell’Autorità Anticorruzione

20/4/2016 – “Numerosi profili di illegittimità” nell’affidamento dei servizi balneari nelle spiagge libere di Ostia come l’assenza negli atti di gara di qualsiasi indicazione sul valore economico della concessione, dubbi sulle verifiche antimafia e mancato rispetto delle disposizioni sulle commissioni di gara. “Anomalie” che sono “elementi sintomatici dei fattori di rischio di corruzione”. Lo dice l’Anac, l’Autorità Anticorruzione, nell’istruttoria consegnata oggi a Roma Capitale, X Municipio e Prefettura. Il bando di gara finito sotto la lente dell’Anac, a seguito di un esposto, riguarda l’affidamento triennale, dal 2014 al 2016, dei servizi sulle spiagge libere. La gara era suddivisa in 8 lotti, ognuno relativo a un tratto di arenile: 19 i plichi pervenuti, 11 i concorrenti esclusi, il che ha poi prodotto un contenzioso.
VALORI FANTASMA Uno dei punti più gravi emerso dall’istruttoria, riguarda l’assenza dell’indicazione del valore della concessione, che serve a garantire condizioni di trasparenza e parità di trattamento nella gara: se questo dato non è riportato negli atti di gara, è “arduo” per gli operatori fare un’offerta per parteciparvi e nel caso specifico, rileva l’Autorità anticorruzione, “risulta difficile comprendere come i concorrenti abbiano potuto redigere il business plan”, ossia un progetto di sviluppo, previsto dal bando per le spiagge di Ostia. Tale progetto, tra l’altro, doveva essere valutato attraverso un punteggio. Ma nessun punteggio è stato attribuito all’elemento prezzo, il che “ha reso del tutto discrezionale la valutazione delle offerte”.
LA COMMISSIONE Forti dubbi vengono espressi anche sulla commissione di gara, visto che era composta da quattro membri e non da un numero dispari, come l’Anticorruzione raccomanda; e che non c’è traccia, negli atti, della documentazione che attesti l’assenza di conflitti d’interesse dei componenti la commissione stessa. Altro elemento sospetto è la mancata acquisizione del codice Cig, ossia il Codice identificativo di gara: questo codice è centrale, nell’iter di affidamento di concessioni pubbliche, per la tracciabilità dei flussi finanziari e delle movimentazioni di denaro per l’affidamento di servizi, lavori e forniture: senza questo dato, i rapporti con le filiere delle imprese fornitrici risultano opachi. “Generici”, inoltre, nel disciplinare di gara, i requisiti di capacità tecnica e professionale per i partecipanti: su questo punto, la richiesta contenuta nel bando è “inidonea a dimostrare la capacità tecnica, professionale ed economico finanziaria degli operatori partecipanti”; tanto più che il bando riguardava non solo servizi, ma anche appalti di lavori di manutenzione, quali il ripristino di manufatti e la rimozione di barriere architettoniche.
Dalla documentazione esaminata dall’Anac non emerge poi se il X Municipio di Roma abbia fatto le verifiche antimafia sui soggetti aggiudicatari ed eventualmente quale ne sia l’esito.

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