Infernetto, uccide la moglie e poi si impicca in giardino

1/3/2016 – Sgomento ed incredulità all’Infernetto per la tragica morte di Gisella Nano e Carlo Revetria che nella tarda mattinata di oggi sono stati trovati senza vita nella loro abitazione di via Valfloriana.
Un omicidio-suicidio che ha messo fine alla vita di una coppia da tutti ritenuta perfetta e che mai aveva dato adito a ipotesi di altro tipo. Un rapporto che all’esterno appariva privo di incrinature ma che oggi, poco dopo le 13, si è rivelato tutta la sua drammaticità quando Carlo, 64 anni, ha raggiunto la moglie, 58 anni, in bagno tentando prima di strangolarla, per poi, quando era priva di sensi, colpirla alla testa con un mortaio, uccidendola. Poi la corda stretta intorno al collo con la quale si è impiccato al patio del giardino.
Un gesto annunciato con una telefonata ad un amico. “Ho ucciso Gisella”, avrebbe detto per telefono prima di togliersi la vita. Ed è stato proprio quell’uomo che per primo ha saputo della tragedia ad aver allertato i carabinieri che al loro arrivo si sono trovati davanti ai corpi senza vita dei due, insieme da 40 anni ed insieme anche negli ultimi minuti. E sono in tanti adesso all’Infernetto a cercare di trovare un senso in una tragedia su cui forse non verrà mai fatta realmente chiarezza.
I due apparivano come una coppia indissolubile. Nonostante i diversi interessi la loro relazione appariva forte. Carlo, generale dell’Aeronautica aveva lasciato il volo militare per una più sicura vita da pilota privato e rivenditore di bimotore mentre Gisella era una conosciuta insegnante di danza Jazz con la passione per la pittura. Entrambi erano conosciuti da molti nel quartiere dove si erano trasferiti nei primi anni del 2000 in una villetta che avevano realizzato studiandola nei minimi dettagli dalla cura delle piante che ornavano il muro di cinta alle tegole presenti sul tetto. Dettagli davanti ai quali oggi pomeriggio in tanti si sono dati appuntamento per cercare di capire anche se tra tutti la sensazione è che quell’omicidio-suicidio non sarà mai compreso. “Erano una coppia perfetta – racconta una vicina –. Conoscevo meglio Carlo perché era un ex collega di mio marito e mi è sempre apparso come una persona ottima. Mai avrei pensato che sarebbe accaduto una cosa del genere”.
Tante le ipotesi che al momento si rincorrono e che sarebbero al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Ostia e i colleghi del nucleo investigativo del Gruppo di Ostia. Dalla lite degenerata nel raptus, una violenta discussione che però non sarebbe stata udita da nessuno dei vicini di casa, all’assassinio dettato dalla depressione. Carlo infatti da tempo aveva scoperto che il cancro al timo contro cui aveva lottato in passato era tornato e forse, nonostante a breve avrebbe dovuto riprendere la chemioterapia, ormai aveva preso il sopravvento, da qui la decisione di togliersi la vita e portare con sé la compagna di una vita. Ma c’è anche una terza ipotesi quella di una decisione presa in comune accordo per morire insieme come fin a quel momento avevano vissuto insieme.

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