Acilia, frasi omofobiche contro due donne, carabiniere a giudizio

24/2/2016 – Si aprirà ufficialmente il 1 aprile il processo che vede sul banco degli imputati Giuseppe P. il carabiniere che nel 2012 allontanò due donne che si baciavano davanti alla stazione della Roma-Lido di Acilia, rivolgendo loro, secondo l’accusa, appellativi omofobi. Una vicenda che aveva suscitato le reazioni del mondo Lgbt ed aveva visto l’intervento anche di Imma Battaglia, presidente di Gay Project che aveva spiegato come “Un bacio è un atto d’amore. Ad essere oscene in ogni luogo pubblico sono sempre e soltanto la violenza e la discriminazione”. La ricostruzione fatta dalla querela presentata nei confronti del militare racconta come poco dopo le 23,30 del 19 dicembre di quattro anni fa l’accusatrice I.D.B. si trovasse con una sua amica nel piazzale della stazione di Acilia e di essersi salutata con quest’ultima scambiandosi un bacio “a stampo”. Un gesto che avrebbe però infastidito il carabiniere che avrebbe iniziato ad inverire contro le due donne con frasi come “ve ne dovete annà, ve dovete nasconde” o “non ve vergonate, fate schifo”. Le ragazze incredule e spaventate avevano consegnato i documenti per l’identificazione. Mentre venivano riconsegnati i documenti il carabiniere, secondo la querela, avrebbe continuato a inveire contro le due, affermando che “quello che avevano fatto non era normale e che certe cose due donne non dovevano farle”. Un episodio che aveva scosso le ragazze che successivamente avevano deciso di sporgere la denuncia. Una versione che si scontra con quella dell’appuntato, rappresentato dall’avvocato Luciano Randazzo e dalla dottoressa Giulia Prelati. Il militare racconta infatti di aver visto le due ragazze baciarsi ma che aveva deciso di intervenire solo quando le “effusioni erano divenute più frequenti e appassionate e stavano turbando gli umori delle persone che uscivano dalla stazione”. Ed erano stati proprio i passeggeri della Roma-Lido che avevano chiesto all’appuntato e ai militari di intervenire. L’uomo dell’Arma avrebbe prima identificato le due ragazze e avrebbe detto loro di spostarsi perchè stavano assumendo un atteggiamento che stava diventando inopportuno generando fastidio nei passanti. E’ a quel punto che la querelante avrebbe iniziato ad inveire contro di lui e dicendo di  non aver alcuna intenzione di spostarsi e chiedendo il motivo di tale richiesta. L’appuntato aveva spiegato di aver replicato alla ragazza che “nonostante il mondo degli omosessuali cercasse di ritagliarsi uno spazio all’interno della società, non era opportuno tenere quell’atteggiamento che stava creando la turbativa dell’ordine pubblico”. Sarà ora il giudice di pace del Tribunale di Roma a fare chiarezza sull’accaduto ascoltando le testimonianze delle persone presenti al momento dell’intervento del carabiniere.

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