LA PSICOLOGA – L’anoressia maschile: giganti dai piedi di argilla

18/10/2015 – Matteo viene in terapia per problemi con le ragazze e con gli amici. Ha 21 anni. Non ha mai avuto una vita amicale molto fluida, né tantomeno una storia sentimentale di qualche natura. Alla continua ricerca di approvazione e di riscontro con le ragazze. Finalmente solo lo scorso anno riesce ad avere un rapporto amoroso di circa 8 mesi con Sonia ed anche il suo primo rapporto sessuale. Nei confronti di questa ragazza attiva tutta la sua vendetta verso il mondo femminile che sino ad allora non lo aveva guardato con interesse. Attiva anche una forma di riscatto nei confronti degli amici e del mondo intero perché d’un tratto inizia a conoscere molti ragazzi e ragazze all’università e inizia a tradire Sonia con grande soddisfazione verso di sè. Tutto va bene sino a quando quest’ultima non decide di lasciarlo. Matteo ricade nel baratro e ancor più si chiude nella costruzione della sua immagine. Matteo è alto almeno un metro e novanta, struttura robusta, due spalle enormi, dei bicipiti da gigante, una iperattività forte e implacabile, agitato in tutte le parti del suo enorme corpo. Il suo cruccio è di non essere sufficientemente visibile alle ragazze ed anche agli uomini. Si sente sempre inadeguato e poco considerato, piccolo e poco formato. Tutte le sue energie sono impegnate a mettere muscoli in palestra, a mangiare il più possibile, ma solo alcuni cibi che gli possano permettere di mettere massa corporea. E ha tanta, tantissima rabbia verso le donne, gli pseudo-amici, i genitori sempre perfetti. Sono entrambi ottimi professionisti della Roma dabbene; il fratello minore sta seguendo le loro orme, amano parlare in perfetto italiano. Matteo parla in romanesco, con un intercalare della Roma più difficile e pittoresca. L’italiano è molto limitato, si deve sforzare per parlarlo e raramente ci riesce. Aspetto questo che lo sta iniziando a preoccupare perché oramai tutti i suoi amici gli fanno notare che è inadeguato anche nel parlare. Un gigante dai piedi d’argilla…..

I DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) stanno avendo sempre più un’incidenza maggiore nel mondo maschile. L’eziologia dell’anoressia maschile è poco chiara. Uno dei predittori principali del disturbo sembrerebbe essere l’immagine del corpo. Arrivano ai servizi sanitari con alterazioni fisiche più gravi rispetto alle donne, riportano soprattutto complicanze cardiache e atrofie corticali causate da una condizione di malnutrizione. I medici, anche fuorviati da un atteggiamento culturale nei confronti della figura maschile, associano questo disturbo ad altre patologie. D’altro canto un maschio che si abbuffa a tavola è accettato socialmente. Dalla donna invece, soprattutto se molto giovane, ci si aspetta che mangi “come un uccellino”.

Approfondiamo la tematica.

Dall’adolescenza sino alla paternità l’uomo si trova a confrontarsi con mandati sociali senza modelli di riferimento sicuri. E’ immerso in modelli di mascolinità dove la corporeità deve prevalere. Diversamente da ciò che viene richiesto alle donne, l’immagine mediatica del maschio ideale non è incentrata sulla magrezza ma punta soprattutto sulla forma fisica fatta di muscoli a tutti i costi. Ne consegue che spesso la causa di perdita di peso nei maschi anoressici sia l’eccesso di esercizio fisico. I mutamenti nella identità maschile sono determinanti nella ricerca di una continuità tra il passato (l’uomo come “gigante”, forte e valoroso) e il presente/futuro (l’uomo non deve cercare il valore ma il successo e l’apparire; l’uomo in grado di essere e di provare) ma portano ad un disorientamento crescente nella messa a punto di un Sé molto meno condizionato.

L’anoressia maschile non è di immediata diagnosi sia perché il giovane spesso posticipa la richiesta di cure in quanto non gradisce che la sua sintomatologia sia assimilata ad una “malattia” femminile, sia perché spesso i medici hanno un livello di sospetto diagnostico più basso che porta a pensare all’anoressia quando il disturbo è conclamato. E poi c’è un aspetto distintivo che aiuta ad accelerare nelle donne la diagnosi: l’amenorrea, cioè l’assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi. In parallelo, alcuni autori, in ricerche recenti hanno supportato l’ipotesi di indagare nei ragazzi aspetti quali la perdita di interesse sessuale, episodi di impotenza e abbassamento dei livelli di testosterone.

L’età dell’esordio è, secondo alcuni, la stessa che per il sesso femminile, cioè quella prepuberale. Secondo altri, l’età d’insorgenza non avviene nella primissima adolescenza ma più tardi, forse appunto perché il disturbo, in questi casi, non è legato ai tempi della maturazione femminile.
Il sovrappeso sembra essere uno dei fattori di rischio per lo sviluppo dell’AN negli uomini, i quali nella storia pregressa riportano spesso di aver sofferto per le derisioni subite da parte dei pari e dei familiari circa il peso.

Gli anoressici in prevalenza presentano una sintomatologia più grave rispetto a quelli di sesso femminile: sono afflitti da maggiori preoccupazioni inerenti al cibo, al peso e all’alimentazione in genere; ricorrono a svariati sotterfugi per evitare di mangiare, inoltre abusano maggiormente di purganti. Sono meno preoccupati per il peso esatto, meno insoddisfatti del proprio corpo, più rivolti alla forma in termini di accresciuta muscolosità e perdita di grasso e con una condotta alla magrezza più contenuta. Gli uomini non presentano particolari preoccupazioni, ad esempio, per la grandezza di cosce e natiche, non essendo target adeguati; sono invece maggiormente rivolti alle dimensioni delle spalle. Spesso si tratta di giovani con un

ambiente familiare caratterizzato da una richiesta di perfezione molto alta; i figli, nel tentativo di rispondere a queste richieste, spesso vivono sentimenti di scarsa autostima ed inadeguatezza. I padri di maschi anoressici chiedono spesso ai propri figli di eccellere nello sport e di raggiungere un fisico muscoloso e mascolino.

Dunque anche per i maschi si evidenziano sentimenti di bassa autostima, disturbi dell’umore, scarsa consapevolezza agli stimoli corporei, deciso bisogno di accettazione sociale, notevoli difficoltà ad affrontare emozioni e sentimenti, problematiche nei rapporti familiari.

L’esigenza di prestanza fisica porta ad una forma patologica di rapporto con il cibo ancora non immessa nella nosografia del DSM –IV, vale a dire la Bigorresia (big= grande’ e nel latino “orex=appetito’, ad indicare la “fame di grossezza’ ovvero il desiderio di possedere un corpo più muscoloso e più “asciutto’). In essa c’è la preoccupazione di essere troppo magri o poco prestanti prevalentemente in uomini visibilmente muscolosi. Disturbo presente soprattutto tra i frequentatori di palestre o anche tra sportivi ed atleti. La Bigoressia è un disturbo con una ridotta visibilità e rende difficile la diagnosi e l’accesso alle cure.

Il giovane Matteo è proprio un esempio di chi ha la percezione del proprio corpo come non sufficientemente grosso e quindi poco potente per difendersi dal dolore e dal grave senso di inadeguatezza che l’esterno procura.

Dottoressa Stefania Martina – psicologa, psicoterapeuta

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