Ostia, sulle spiagge un venditore abusivo ogni tre minuti

30/7/2015 – “Un venditore abusivo ogni tre minuti nei giorni infrasettimanali e nel week-end una situazione insostenibile: se ne conta uno al minuto”. È la situazione delle spiagge del litorale romano secondo Fiba Roma, la federazione degli stabilimenti balneari di Confesercenti, che denuncia “l’abusivismo sfrenato che ogni giorno si consuma nel litorale romano e non solo”. “Quest’anno i venditori abusivi sono triplicati, vendono ogni genere di cose. Sono spariti i famosi ‘vu cumprà’ provenienti dall’Africa, adesso il racket è in mano al Bangladesh. Vendono materassini, bibite, gratta checche, asciugamani, occhiali, pannocchie”, dice Fiba sottolineando che “se il fenomeno è più contenuto presso gli stabilimenti balneari perché delimitati e più controllati, nelle spiagge attrezzate, vedi la zona dei Cancelli, la situazione è sconcertante”. “C’è un problema serio, il rischio sicurezza per i bagnanti, che ignari acquistano bevande da questi venditori, senza nessuna certezza della qualità del prodotto. Spesso, questi signori riempiono le bottiglie di birra di note marche con birra scadente, violando la normativa sull’igiene e truffando così l’ingenuo bagnante. Proprio l’anno scorso, una ragazza, acquistando una birra in bottiglia da questi abusivi, al primo sorso si accorse che era acqua e non birra. Per non contare poi il danno e la concorrenza sleale agli esercizi pubblici che pagano le tasse”, prosegue l’associazione. “Questo dei venditori abusivi da spiaggia – dice Daniele Brocchi segretario Assoturismo Confesercenti Roma e Lazio – è un fenomeno mondiale, ma la concentrazione che c’è sul litorale romano e laziale è inequiparabile. Sono tantissimi e negano il quieto relax ai bagnanti. Non ci sono controlli e nuclei operativi atti a reprimere il fenomeno. Anche la Guardia costiera dovrebbe pattugliare le spiagge, soprattutto il week-end”. Fiba propone “maggiori controlli, magari anche solo nel week end, poiché sappiamo che non ci sono uomini e risorse”. “Non possiamo lasciare che le spiagge siano battute da chiunque voglia intraprendere una forma di commercio”, conclude Brocchi.

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