Cyberbullismo, ad Ostia si conclude la campagna “Una vita da Social”

5/6/2015 – Iniziata il 13 gennaio, a piazza del Campidoglio, alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “Una Vita da Social“, la campagna realizzata dalla Polizia di Stato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, ha terminato oggi il suo viaggio a Ostia in piazza dei Ravennati. Il camion della Polizia Postale e delle Comunicazioni si è fermato dopo 9000 chilometri percorsi sul territorio nazionale e 400mila studenti incontrati sulle piazze e nelle scuole d’Italia.
Il tema dell’incontro è stato il cyberbullismo. A parlare ai ragazzi delle scuole del Lido, il Sostituto Commissario, Roberto Giuli e il Sovrintendente Marco Colantoni. Sottolineando che il reato di cyberbullismo in Italia non esiste e che quindi la denuncia procede per altre vie di infrazione al Codice Penale. Gli agenti della Polizia Postale e delle Comunicazioni, hanno mostrato ai giovani lidensi come navigare sicuri su Internet, utilizzando password adeguate, come aggiornare gli antivirus e su questo tema molto importante è stata la spiegazione del virus Cryptolocker (comparso nel 2013 e ancora in circolazione), famoso negli ultimi tempi perché in grado di distruggere completamente il sistema operativo e arrivare a “carpire” cosa l’utente digita sulla tastiere. In fine, si è arrivati al nocciolo della questione, con la proiezione del famoso video di Amanda Todd, la ragazza americana divenuta famosa per la straziante vicenda di cyberbullismo di cui fu protagonista. Il filmato, girato da lei stessa è reperibile su Youtube ed è noto a chi si occupa di temi riguardanti il cyber spazio. La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha ritenuto che fosse di grande significato per far comprendere ai giovani cosa sia il fenomeno dilagante del bullismo di rete. E ancora, le attività svolte dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, sul monitoraggio dell’intera rete: parliamo di attività di copertura svolte da agenti per arrivare a sgominare organizzazioni criminali (ultima una rete di pedofili smascherata grazie alla presenza di agenti nelle chat frequentate dai pederasti); utilizzo di software particolari per l’analisi forense del materiale sequestrato; monitoraggio dei social network: “Per cui quando ci si collega a internet il provider conosce l’indirizzo IP e basta chiedere, ad esempio, al social network chi ha scritto quella cosa a quell’ora. Il social, ad esempio Facebook ci comunica l’indirizzo IP dell’utente, noi chiediamo alla Fastweb a chi era assegnato quell’IP, quel giorno a quell’ora e risaliamo alla persona. Quindi questi ragazzi che credono di poter fare quello che vogliono su internet, coperti dall’anonimato, non sanno che in realtà sono monitorati”.
“Il fenomeno è in continua evoluzione – ha spiegato il Sostituto Commissario, Roberto Giuli -. In questo periodo stiamo vedendo il dilagare del fenomeno in gruppi di ragazze. Ma non è sempre così. La percezione del cyberbullismo è diversa da quella del bullismo classico. Perché per fare il bullo in rete basta un pc, quindi una tendenza e un’indole da bullo, che nella vita reale non potrebbe esserci, può su internet scatenarsi”. I numeri dell’Ipsos, che si occupa di queste statistiche e le divulga il 6 febbraio di ogni anno, parlano di 386 casi di cyberbullismo segnalati in Italia. Per il Sostituto Commissario, Roberto Giuli, parliamo “del 3% di casi possibili in un istituto scolastico. Quindi 5 o 6 casi in tutta una scuola esistono. Più o meno gravi”. Addirittura, tra settembre e dicembre dello scorso anno, la Polizia è intervenuta in 5 scuole del Lido per tale fenomeno.
Ma cosa ha portato la campagna di sensibilizzazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni? “Successivamente agli incontri – ha sottolineato il Direttore del Compartimento di Polizia Postale per il Lazio, Nunzia Ciardi – c’è stato un aumento di denunce da parte dei minori per il fenomeno di cyberbullismo. Il lavoro svolto è stato anche nelle scuole, con corsi di formazione fatti agli insegnanti e un’educazione sui rischi e pericoli della rete fatta ai genitori. Dobbiamo dire che la risposta degli insegnanti è stata ottima. Minore invece quella dei genitori, che purtroppo, pensano che una babysitter possa sostituirli e che quello che capita nei film, o che succede in televisione, capiti sempre e solo agli altri”.
A piazza dei Ravennati, per l’evento, anche l’esposizione dei vari reparti della Polizia di Stato, come il reparto cinofilo, degli artificieri, con l’apposito robot per disinnescare le bombe e, non poteva mancare, la splendida Lamborghini in dotazione.

(Jone Pierantonio)

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