Wwf: “Mare libero a Ostia per proteggere Castelporziano e di Capocotta”

27/4/2015 – In questi giorni acceso è il dibattito e importanti sono gli interventi  sulle spiagge del Comune di Roma. Mentre si sta attuando l’apertura e il ripristino dei varchi di accesso all’arenile di Ostia, si parla di accesso e fruizione liberi che potrebbe essere possibile attraverso tutti gli ingressi degli stabilimenti balneari, come avviene a Rimini. Sottolinea Maria Gabriella Villani, presidente del Wwf Litorale Romano: “A nostro avviso è questo l’obiettivo da raggiungere, strategico per diminuire la pressione antropica sulle spiagge libere di Castelporziano e di Capocotta, quindi per tutelare gli ambienti delle dune costiere che ricordiamo sono aree protette dalle direttive europee per la protezione degli habitat e delle specie migratorie. Roma è l’unica capitale in Europa ad avere un patrimonio naturale di dune, quasi 9 km di costa, a 25 km dal centro urbano. Tale patrimonio va preservato con tutti gli strumenti disponibili. L’accesso libero all’arenile comunque consentirebbe la possibilità per chi lo desideri di utilizzare pagando tutti i servizi e le comodità presenti nei vari stabilimenti balneari, così come avviene a Rimini. Questa scelta non si può rimandare poichè serve a qualificare veramente il lungomare di Ostia rendendo accessibile e fruibile la spiaggia, e serve a preservare il prezioso ecosistema dunale di Castelporziano e Capocotta. Vogliamo sottolineare che l’attuale situazione, caratterizzata da una sostanziale appropriazione del bene demaniale da parte dei concessionari, è frutto di molti decenni di non governo e/o di scarso interesse riservato al tema da parte delle istituzioni e quindi di norme e regolamenti ormai così intrecciati e stratificati per cui si ha la difficoltà, a volte la impossibilità, ad individuare abusi o ad ottenere  interpretazioni chiare ed inequivocabili sui diritti e i doveri di tutte le parti coinvolte nella gestione del bene.
Il Wwf Litorale Romano ritiene che la problematica debba essere affrontata in due fasi; la prima necessaria a verificare, in modo generalizzato e puntuale, l’avvenuto rispetto dei patti vigenti tra amministrazione e concessionari e, ove individuate difformità, l’immediato obbligo al rientro nei canoni stabiliti, pena il ritiro della concessione.
La successiva fase è suggerita, ma forse meglio sarebbe dire imposta, dalla necessità di rispondere all’accresciuta pressione demografica sul litorale romano (soltanto il X municipio di Roma conta ormai 300.000 abitanti), al mutato scenario economico (necessità di sacrifici e risorse limitate) e, alla ormai scarsa disponibilità di spiagge a fruizione libera e/o alla ragionevole portata economica di gran parte degli “aventi diritto”.
Quindi l’apertura dei varchi, che riteniamo potrebbe anche rappresentare un alibi per il rifiuto dell’accesso a mare da parte dei gestori degli stabilimenti, è da noi considerato semplicemente un segnale dato per dire “la gestione del bene demaniale deve essere cambiata rapidamente e radicalmente”, per il rispetto dei cittadini (fruitori e reali proprietari del bene demaniale), dei loro diritti e delle loro legittime esigenze.
Il vero e grande lavoro da fare ora è quello di convertire l’attuale impalcatura  individuando nuove modalità di gestione e fruibilità – non mancano certo gli esempi nella stessa nostra nazione; per fare ciò è necessario che le istituzioni, i concessionari e/o le loro associazioni sindacali, gli operatori economici, ciascuno per le proprie specificità e competenze, inizino un percorso di civili colloqui e verifiche, al fine di proporre un nuovo modello adeguato ai mutati tempi e degno di una delle poche capitali europee che affaccia sul mare”.

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