LA PSICOLOGA – Alla ricerca del Ben-Essere

18/4/2015 – Il benessere (da ben – essere = “stare bene” o “esistere bene”) è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano e caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona.

Il concetto nel tempo si è evoluto. Non è più, nemmeno per la medicina tradizionale, l’assenza di patologie organiche quanto piuttosto un buon incastro tra salute fisica, mentale e psichica. Oltre a quella prettamente individuale, poi, bisogna tenere in considerazione anche la variabile ambientale; il benessere è dato dalla percezione di buon rapporto tra uomo e ambiente, risultato di un processo di adattamento a molteplici fattori che incidono sullo stile di vita.

Che cosa è che ci rende felici, che ci fa sentire che la musica che suoniamo è una dolce melodia, che il seme che stiamo coltivando dentro di noi è un seme ben curato e sicuro? Un consistente conto in banca, una fantastica e invidiabile carriera o la possibilità di viaggiare senza limiti di tempo e denaro? Spesso neanche l’essere in buona salute ci basta per essere soddisfatti e appagati. Tutto questo può indubbiamente aiutare, ma è facile rendersi conto che ciò che veramente ci permette di inoltrarci in quelle incommensurabili sensazioni di benessere e di tensione alla vita è qualcosa che potremmo definire, piuttosto, come un atteggiamento psicologico, mentale, positivo. La nostra società ricca e satolla offre tanti piaceri che velocemente diventano effimeri. Difatti, non appena cala la stimolazione che ha portato al piacere, quest’ultimo sparisce del tutto. L’essere umano ha bisogno di sfide, ha bisogno di mettersi alla prova, di rinforzare le proprie potenzialità e capacità. Se millenni or sono il soddisfacimento dei bisogni primari (vedi la base della Piramide di Maslow) erano avanti a tutto per assicurare la sopravvivenza all’uomo, nel tempo il realizzarsi di alcuni bisogni essenziali e di desideri che nella società venivano inizialmente considerati di difficile raggiungimento, ha portato all’avvio di altri bisogni e desideri e alla possibilità per l’essere umano di andare oltre l’evidente.

Numerose sono le ricerche, teorizzazioni e scale di valutazione del benessere soggettivo. Tra queste interessanti sono quelle di un noto studioso della Pennsylvania, Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, In seguito a svariati studi sulla felicità e sulla dicotomia tra ottimismo e pessimismo, ha notato che la felicità si raggiunge avendo un atteggiamento positivo verso la vita. Dai suoi studi è emerso come un piccolo villaggio africano, molto povero, viva con una tranquillità e una serenità invidiabili. Infatti queste popolazioni, nelle quali la vita scorre molto lentamente, riescono a godere del piacere di vivere in modo molto semplice, nel proprio gruppo, senza particolari costrutti mentali.

L’ottimismo, su cui molti hanno elaborato, anche lo stesso Seligman, è uno degli elementi cardine per il raggiungimento del benessere personale. Non poche ricerche, infatti, hanno dimostrato che chi affronta con ottimismo lo scorrere dei vari eventi della propria esistenza riesce ad avere meno problemi di salute, ad avere un matrimonio duraturo e felice, anche una vita più lunga, meno insuccessi e dubbi di chi, invece, si muove sulla strada del pessimismo. L’ottimista essenzialmente non è chi prende con leggerezza e superficialità la vita facendo scivolare tutto da dosso, ma è semplicemente chi crede di essere in grado di affrontare gli ostacoli. Il pessimista è preso solo dai problemi, l’ottimista dalla loro soluzione.

I concetti cardine da tenere in giusta considerazione quando si parla di benessere personale sono, dunque, autoaccettazione (soddisfazione riguardo se stessi), relazioni positive (rapporti calorosi e stabili), progetti personali (“avere uno scopo”), padronanza ambientale (pensare di saper gestire le questioni della vita quotidiana). E’ evidente che un aspetto fondamentale è proprio l’ amore e il rispetto verso noi stessi. Il percepire di avere un buon rapporto con sè, una buona identificazione, il sentire che ci accettiamo anche nelle nostre parti più deboli e fragili, in alcuni momenti particolari diventa essenziale. Oramai il concetto di “Superuomo” e di “Superdonna” sta lasciando lentamente spazio alla semplicità e all’accettazione anche delle differenze. Queste aspettative sociali hanno mietuto – e purtroppo ancora accade – numerose vittime in nome della negazione delle proprie fragilità viste e giudicate come pericolose e non come necessarie e primarie per potersi invece riconoscere anche come forti e con potenzialità da spendere.

Solo quando un individuo è capace di stare con se stesso, di affrontare la propria solitudine, di mettersi davanti allo specchio ed amare l’immagine riflessa di sè che inevitabilmente compare, può apprezzare pienamente anche l’immagine degli altri e delle relazioni importanti della propria vita. Solo così può interagire con il mondo delle aspettative e delle relazioni in maniera meno condizionante ma più genuina per sé e per gli altri.

Il nostro Io può essere paragonato ad una melodia; certe volte può essere armoniosa e vivace, altre volte triste e malinconica, altre ancora stonata e fastidiosa. L’importante è non annientare mai il proprio Io ma accettarlo nelle sue diverse sfaccettature anche e non solo attraverso lo specchiarsi negli occhi degli altri. L’importante è amare sempre la nostra melodia e cercare di ridarle il timbro migliore senza mai distruggerla. Solo così potrà, come una pianta, rifiorire più rigogliosa di prima.

……un uomo si rivolse al saggio dicendogli “sono molto infelice, come posso fare per non esserlo più?” la risposta fu ”la tua non è infelicità, è solo che stai guardando dalla parte sbagliata”.

Ecco, la nostra pianta è lì, dobbiamo solo girare la testa e vederla nella corretta posizione e nelle sue diverse forme e colori.

Buona coltivazione…

Dottoressa Stefania Martina – psicologa, psicoterapeuta

Vuoi rivolgere una domanda alla dottoressa Martina? Scrivile a ostia@newsgo.it 

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