Anffas, il Tribunale del lavoro invalida la terza maxi cartella

27/12/2014 – La seconda sezione del Tribunale del Lavoro di Roma ha invalidato una cartella esattoriale di 14mila euro emessa da Inps nei confronti di Anffas Ostia per presunte irregolarità contributive. Si tratta della terza ‘cartella pazza’ inviata dall’ente previdenziale ad Anffas Ostia Onlus che gli Organi Competenti stralciano: la prima da oltre 350mila euro, la seconda da 150mila con conseguente pignoramento del centro di via Maccari, primo bene confiscato alla criminalità restituito alla collettività, e ora questa da 15mila. Il Tribunale di Roma ha chiarito per l’ennesima volta come “Anffas Ostia Onlus ha regolarmente adempiuto l’obbligo contributivo” ponendo l’accento sull’illegittima dell’emissione negativa del documento unico sulla regolarità contributiva (Durc) che ha ingessato per l’anni l’attività dell’associazione. Motivo per il quale L’Inps è stata nuovamente ‘punita’ al “pagamento delle spese di lite” che ammontano a 3.600 euro oltre al rimborso delle spese generali. La ‘diatriba’ nasce per una disposizione di legge, la n.426 del dicembre 1991 (articolo 3) che Inps non ha mai riconosciuto. Disposizione che prevede la possibilità di virare i crediti che Anffas Ostia vanta nei confronti della Asl-Regione Lazio a copertura delle spese contributive. Questa sentenza apre le porte all’esposto alla Procura della Repubblica che la Onlus ha depositato dieci mesi fa.
“L’Inps – spiega il direttore generale di Anffas Ostia Onlus, Stefano Galloni – il 27 ottobre scorso aveva già chiuso la partita dei crediti (altre Onlus avevano avuto lo stesso problema, ma mai subendo questo tipo di accanimento) con la Regione Lazio attraverso un protocollo d’intesa e un decreto del Presidente Zingaretti, una procedura in ballo già dallo scorso anno. Dunque non si sarebbe neanche dovuta presentare in giudizio a novembre 2014. Rimane da chiedersi come mai l’ente abbia deciso invece di trascinare Anffas Ostia Onlus tre volte in tribunale, sapendo bene che avrebbe perso, con conseguente utilizzo di denaro pubblico proveniente dalle tasche dei contribuenti, servito poi a pagare le spese processuali. Siamo rimasti spiazzati da questo tipo di atteggiamento che ci ha costretto tra l’altro a versare seppur con ‘riserva’ quei 15mila euro che Inps chiedeva per evitare rischi di tagli dell’accreditamento sociale di Anffas al Ruc del Comune di Roma, servizi scolastici e domiciliari. Ipotesi che ci era stata prospettata, seppur a malincuore, dalla burocrazia del Municipio X dopo un consulto con alcuni dirigenti del Comune di Roma. Ipotesi a nostro avviso infondata visto che la normativa ci avrebbe potuto consentire di andare avanti”.
“Questa ennesima vittoria – sottolinea il presidente Ilde Plateroti – ci dà la spinta per far valere i nostri diritti anche in un altro campo, quel bando AeC sul quale vogliamo vederci chiaro, avendo dato mandato sia al Tar e nuovamente anche alla Procura della Repubblica, di indagare su eventuali errori o fatti di rilevanza penale”.
“Sono soddisfatto della decisione – commenta il legale di Anffas Ostia Onlus, l’avvocato Carmelo Deiana – tecnicamente ineccepibile poiché esclude ogni possibile dubbio e la sua bontà è confermata anche dall’accordo siglato tra INPS e Regione Lazio pochi giorni prima della decisione che consentirà ad INPS di incamerare dal debitore ceduto proprio quegli importi indebitamente richiesti alla mia assistita nell’arco del lungo contenzioso. Era evidente che non si potesse imputare ad Anffas Ostia, che ha sempre ottemperato alle procedure di legge in maniera corretta e tempestiva, il ritardo negli adempimenti e nei pagamenti da parte dell’amministrazione ceduta. Sostanzialmente, è confermato il principio che la formale accettazione delle cessioni di credito da parte dell’amministrazione ceduta, ampiamente dimostrata in Tribunale, libera definitivamente il debitore, e che solo la totale carenza dell’accettazione impedisce al debitore di liberarsi, come abbiamo sempre sostenuto basandoci sui precedenti”.

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