Ad Auschwitz era B7456, la testimonianza di uno degli ultimi sopravvissuti della Shoa

19/12/2014 – Domenica alle 11 la Parrocchia di “Sant’Agostino Vescovo” in via Giuseppe Micali a Stagni, insieme al “Comitato di Quartiere Stagni” all’Associazione “Noi e Voi per una Chiesa a Stagni” e “Pro Loco Ostia Antica invita la cittadinanza e, in particolare, i giovani ad un inestimabile incontro: quello con Sami Modiano, superstite dell’Olocausto, in cui ha perso cinquantanove familiari, tra cui il padre e la sorella.
Per sessant’anni Sami Modiano si è chiesto, quasi con un senso di colpa, perché proprio lui fosse stato risparmiato e dal 2005 ha trovato una parziale risposta nell’impegno a testimoniare l’orrore vissuto, perché non debba più ripetersi per nessuna persona e sotto nessun pretesto.
Nato nel 1930 a Rodi, nell’allora Dodecaneso italiano, ad otto anni aveva subito a scuola la discriminazione per le leggi razziali e non aveva ancora quattordici anni il 18 luglio 1944 quando quella comunità ebraica fu rastrellata e portata ad Auschwitz-Birkenau, con un viaggio, prima per nave e poi per treno, che fu il degno prologo bestiale dell’inferno che attendeva nel campo di sterminio.
Ogni volta che si invita Sami Modiano a rievocare quella tragedia personale e collettiva, si ha la consapevolezza di imporgli una grande sofferenza ma, nello stesso tempo, gli si dà modo di rendere quella testimonianza che ora è diventata la sua principale motivazione.
Una testimonianza che è tanto più necessaria quanto più la qualità e la quantità di quella barbarie sembra superare l’umana immaginazione, tanto che uno di quei demoniaci carcerieri, per tranquillizzare un collega, che si preoccupava per la segretezza della cosiddetta “soluzione finale”, ebbe a dire: ”Tanto, se anche qualcuno ne parlasse, nessuno gli crederebbe”. E così è stato di fronte alle prime voci giunte alle cancellerie dei governi. Così è per i negazionisti, siano in buona o mala fede. Perciò è opportuno visitare quei luoghi o, almeno, ascoltare le voci dei testimoni, inevitabilmente sempre meno numerosi e, perciò, sempre più preziosi.
Come potrebbe, infatti, soprattutto un giovane dei nostri giorni, immaginare che ci siano stati tempi e luoghi in cui, per un’assurda, ottenebrante ideologia, milioni di uomini, donne, vecchi e bambini, e non solo ebrei, siano stati tormentati, avviliti, seviziati, con l’unica prospettiva di liberazione nelle camere a gas e nei forni crematori, divenuti, a un certo punto, perfino desiderabili.
Come figurarsi quello stillicidio di sofferenze fisiche e morali, giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante, in un’atmosfera costantemente avvelenata dal persistente odore della morte: un odore che non svanisce mai: di carne bruciata o in disfacimento?
Eppure in quella profonda tenebra della coscienza umana ci sono stati anche momenti e gesti di riscatto: un pezzo di pane che vola oltre la recinzione, due mani pietose che sollevano un ragazzo sfinito e lo sottraggono agli impietosi esecutori. Ascoltiamo Sami Modiano soprattutto come un dovere verso noi stessi: il dovere della conoscenza.

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