La Pulzella d’Orlèans in scena al Teatro Don Mario Torregrossa

14/11/2014 – Domani e dopodomani appuntamento speciale con il teatro nel X Municipio: in scena presso il Teatro Don Mario Torregrossa – in anteprima nazionale – il nuovo spettacolo di Donatella Zapelloni, regista di  “La Pulzella d’Orlèans”. Con le coreografie di Laura Di Biagio e il testo originale di Mauro Corsini questa pièce teatrale si completa diventando al tempo stesso divertente ed irriverente, malinconica e coraggiosa.

Riprendendo le fila della vita e delle gesta che hanno fatto diventare un mito Giovanna D’Arco, l’originale Pulzella D’Orlèans, l’opera trae spunto da ciò che fu di lei per raccontare ciò che ancora oggi tante giovani donne sono costrette a subire. Nonostante l’epoca in cui visse Giovanna sia lontana secoli dai giorni nostri, in molti paesi le condizioni sociali e culturali in cui le donne sono relegate non sembrano poi essere tanto distanti da quelle affrontate dall’eroina più conosciuta della storia. A loro, ma anche a chi in generale ha dato e continua a dare tanto e non riesce ad intravedere né riconoscenza né meriti, è ispirata questa nuova versione della Pulzella.

L’Associazione Mover e la CompagniA MINE Danzanti, in collaborazione con l’Associazione culturale “Isabella Ossicini”, vi aspettano domani alle ore 21 e dopodomani alle ore 18 in via di Macchia Saponara 106 ad Acilia.

LA PULZELLA D’ORLEANS

NOTA DELL’AUTORE

Giovanna, la Pulzella, è innanzitutto una donna che porta speranza e voglia di rivincita. Così come lo è stato il personaggio storico, così lo è la Pulzella sognatrice e creativa dell’opera.

Quella donna che sentiva “le voci” e fu in qualche modo strumentalizzata dal potere, finì per entusiasmare il suo intero popolo. Al di là dei giochi di potere, dei compromessi, degli inciuci e delle bugie, lei seppe far ritrovare al popolo la forza di andare avanti, la fede e la speranza nel futuro, donandogli tutto il suo amore e tutta la sua dedizione, dimostrando brillanti capacità intellettive, persuasive e carismatiche.

La sua fine è tuttavia legata a quel destino che accomuna tutte la grandi donne del passato, mai riscattate abbastanza dalla colpevole e lacunosa memoria della storia scritta. E la sua fine avviene per l’effetto di quella invidia e quell’opportunismo che sempre schiuma l’animo di un’umanità mediocre ed incapace di uscire dal medioevale meccanismo della concreta e tramata ricerca del potere.

Giovanna, la pulzella, è una donna usata e poi messa da parte. Vive la gioia di essere apprezzata per le proprie capacità finché la sua figura è importante sulla scacchiera della sua società. Vive l’amarezza dell’abbandono e dell’isolamento quando su quella scacchiera non serve che gli si conceda più spazio.

La società del medioevo proibiva alle donne di leggere, di acculturarsi. Tanto meno di scrivere e di interessarsi di politica, di economia, di diffondere proprie idee. La donna doveva stare ben alla larga dal potere.

Oggi vivono tra noi società che non sono in questo diverse dal nostro passato. Dove chi vuole studiare rischia la vita. Ma in moltissime parti del mondo la donna subisce sottomissioni sociali, fisiche e psicologiche ben peggiori.

L’amarezza di Giovanna non è qui solo a rappresentare l’amarezza di tutte le donne per una società cosiddetta avanzata che, tuttavia, stenta ancora a riconoscerle pienamente quelle capacità e qualità che è in grado di dimostrare. Il suo è anche un sentimento comune a chi ha dato e continua a dare tanto e non riesce ad intravedere né riconoscenza, né meriti. È il sentimento di chi opera e lavora oggi, in piena crisi politica, sociale, economica ed etica, con dignitosa e continua passione ed è cinicamente ricompensato da un futuro precario, evanescente, sempre più difficile da mettere a fuoco.

A tutti loro è rivolto il messaggio di speranza e voglia di rivincita della nostra Pulzella.

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