L’INTERVISTA – Tre domande a… Paola Gassman

di Emanuela Sirchia

3/11/2014 – Paola Gassman torna al teatro Nino Manfredi con una commedia di Mino Bellei e con la regia di Claudio Bellanti. “La vita non è un film di Doris Day”, questo il titolo dello spettacolo in scena da martedì 4 a domenica 16 novembre, vede protagoniste tre donne, tre amiche, alla vigilia delle festività natalizie. Per loro sarà un incontro particolare, durante il quale si diranno tutto arrivando anche ad una sorta di scontro per poi però restare amiche. Paola Gassman, figlia di Nora Ricci e del grande Vittorio, ha il teatro nel sangue e, a parte qualche episodio che l’ha vista salire in palcoscenico con il celebre genitore, ha intrapreso giovanissima un suo percorso che l’ha portata ad essere una delle attrici più amate ed apprezzate dal grande pubblico.

Signora Gassman, a proposito del tema dell’amicizia, in questo spettacolo torna a recitare accanto a Lydia Biondi.

Sì, e devo dire che oltre ad essere una splendida compagna è proprio un’amica, come d’altra parte la terza protagonista della commedia, Mirella Mazzeranghi. Ci troviamo molto bene e di questo, oltre al pubblico, se ne sono accorti alcuni autori che ci stanno proponendo nuovi testi.

Ci parli di “La vita non è un film di Doris Day”.

Una scelta che è nata appunto dall’amicizia. Con Lydia avevamo in mente di rappresentarla prima o poi. E l’occasione è arrivata grazie anche al regista. Ne è nato un bel lavoro e il primo riscontro alle anteprime ci ha dato ragione tanto che pensiamo di riproporla anche il prossimo anno. Le tre donne in scena si confrontano anche in modo acceso ma mai graffiante. È una commedia che si allinea con i lavori di questi ultimi anni; temi nei quali gli spettatori possono riconoscersi, la vita di tutti i giorni, la sobrietà nel proporla.

Il suo successo a teatro forse si deve anche a questo?

Penso di sì. La gente è stanca di volgarità e ha voglia di vedere cose belle, senza eccessi. Viviamo un momento, anzi anni di crisi molto forte ed è in questi momenti che si deve dare il meglio per uscirne fuori con la convinzione di farcela. Lo dobbiamo ai giovani e, nel caso del teatro, a quanti vogliono intraprendere questo bellissimo mestiere.

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