Con moto rubate corrono il “Ducati Desmo Challenge”

IL VIDEO DELL’OPERAZIONE

31/10/2014 – Gareggiavano nel campionato dueruote Ducati con moto rubate. A scoprirlo gli Agenti del Commissariato di Ostia, diretti dal Dott. Antonio Franco, che dopo una lunga attività di indagine durata oltre due anni, hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli i componenti di una associazione a delinquere finalizzata a commettere una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio e segnatamente di ricettazione e riciclaggio di motoveicoli di provenienza illecita ovvero provento di furto e di truffe ai danni di società assicuratici. In particolare, a seguito di una serie di furti di motoveicoli d’ingente valore avvenuti nella zona di Ostia, iniziavano un’attività investigativa finalizzata ad identificare gli autori di tali eventi. Monitorando le denunce, balzava subito agli occhi che i motoveicoli rubati ed in particolare quelli del marchio Ducati, risultavano essere stati venduti da un unico punto vendita, rivenditore ufficiale fino agli anni 2009/2010 del marchio Ducati con sede a Fonte Nuova in provincia di Tivoli. Nella complessa attività di indagine veniva richiesta anche la collaborazione della compagnia assicuratrice Lloyds di Londra, con la quale era stata assicurata una moto Ducati Desmosedici del valore di oltre 65.000 euro. Gli agenti della nota compagnia avevano fornito una serie di rilevanti spunti investigativi sviluppati poi dai poliziotti. Le attività venivano concentrate sulla concessionaria e attraverso scrupolosi accertamenti sia nelle banche dati che attraverso la consultazione di altre fonti gli agenti venivano a conoscenza che la scuderia corse stava partecipando al Campionato Italiano di corse motociclistiche denominato “Ducati Desmo Challenge” con alcune moto, tra cui anche una Ducati Desmosedici. Alcuni agenti con l’hobby del motociclismo si “iscrivevano” su alcuni Forum dedicati al mondo delle corse dove venivano apprese delle notizie, proprio dai piloti delle moto in gara, che convincevano gli investigatori che le moto rubate o parti di esse potevano essere utilizzate nei circuiti sportivi. Delineato il quadro investigativo e in collaborazione con la Polizia Stradale di Brescia venivano effettuate delle perquisizioni congiunte sia presso i locali della concessionaria in Fonte Nuova che presso il box corsa della scuderia della “99dieci” installati per l’occasione della gara presso il circuito di Franciacorta. Nelle perquisizioni venivano sequestrati 55 motoveicoli, di cui svariati cloni, 18 motori, 17 telai spogli, vari canotti di sterzo, numerosi libretti di garanzia appartenenti a moto rubate, documenti di circolazione di motoveicoli, documentazione fiscale e svariati componenti di motocicli e pezzi di ricambio. Dalle moto, dai libretti e dai pezzi sequestrati scaturivano una serie di attività che richiedevano la collaborazione delle Questure di mezza Italia tra cui Napoli, Salerno, Bologna, Milano, Pescara, Latina, Brescia, Ferrara, Forlì, Frosinone e Varese.
Gli accertamenti di natura tecnica sui mezzi, motori e telai in sequestro venivano esperiti in costante concerto con ingegneri e consulenti della casa costruttrice Ducati di Borgo Panigale, la quale mostrava particolare attenzione all’indagine, poiché interessata in prima persona affinchè il marchio Ducati non fosse coinvolto in attività illecite.
La scuderia risultava poi vincitrice negli anni passati del Campionato Italiano “Ducati Desmo Challenge”. Dagli accertamenti tecnici esperiti dal personale della Polizia Scientifica, emergeva proprio che la moto Ducati 1198S, utilizzata per vincere tale gara, era di provenienza illecita; controlli successivi permettevano di appurare che tutte e quattro le moto utilizzate dalla scuderia in quel campionato erano di provenienza illecita. Al termine di tutta l’attività investigativa venivano chieste alla Procura della Repubblica delle misure restrittive nei confronti di un 41enne detto “il guru”, un 43enne, un 35enne, un 37enne e un 52enne.
L’Autorità Giudiziaria, valutato che le fonti di prova, ormai talmente “cristallizzate”, non potevano essere inquinate, l’impossibilità di reiterazione del reato in quanto l’azienda oggetto di indagine era posta sotto sequestro, e il mancato pericolo di fuga, in quanto tutti i soggetti indagati risultavano compiutamente identificati e di nazionalità italiana, non riteneva di emettere misure cautelari, chiedendo il rinvio a giudizio per i reati di associazione a delinquere in concorso, ricettazione, riciclaggio, fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e simulazione di reato per tutto il sodalizio criminale.

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